La cerimonia familiare di fine anno (anni ‘50)

Ancora una volta i ricordi del Professore Antonino Russo, riscaldano i cuori nel periodo festivo, e ci ricordano quei valori, che ai nostri giorni in questa Bagheria, sembrano tanto, tanto lontani. 

La mia nonna paterna alla fine di ogni anno aveva il compito di strappare il foglio che segnava il 31 dicembre di quell’anno.

Sotto appariva un foglio che segnava 1° gennaio dell’anno dopo.

Era una operazione innocente, ma per noi bambini quello della nonna era un gesto quasi eroico. Il gesto era seguito da uno scroscio di applausi e gridi di ogni tipo e di buona intensità.

La baldoria non durava troppo per un motivo semplice: dopo gli applausi ci si metteva a tavola per mangiare lo sfincione.

Il rito dello sfincione veniva celebrato ad ogni pasto durante le feste natalizie, fino al giorno dell’Epifania.

Durante la serata veniva fatto un sorteggio. C’era uno zio che si occupava di acquistare ninnoli vari per confezionare i pacchettini per il sorteggio. Alla fine dello stesso vi erano immancabilmente persone contente e altre meno.
Dopo lo sfincione venivano consumate olive e frutta. Dopo la cena si riprendeva a giocare fino all’alba del 1° gennaio.

Per noi bambini la serata era propizia per fare baldoria: e questo avveniva per la disperazione dei nostri genitori e della nonna i quali lamentavano mal di testa. Le prediche degli adulti, però, producevano l’effetto contrario. Era la fine dell’anno e bisognava festeggiare con la dovuta baldoria. Per stare tranquilli rimanevano tutti gli altri giorni dell’anno.

Antonino Russo


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