Convivenze difficili! Il bue da del cor..to all’asino!

Qualora non si fosse particolarmente credenti, e la si spogli del significato religioso, la festa del Natale rimane una di quelle più sentite al mondo.
È una festività sincretica dove convergono “cultualità” diverse, compresi rituali agro-pastorali che affondano le proprie radici nel neolitico, e che mutua da queste “cultualità” buona parte della simbologia.

Tra le figure certamente traslate da altra mitologia, il bue e l’asino, trasversali a iconografie greche, egiziane e mediorientali in senso lato, ma anche europee, figure FONDAMENTALI dei presepi in milioni di case di credenti e non. Il Presepe stesso nelle sue declinazioni nazionali, regionali e ancore più approfonditamente, provinciali, risulta spesso un’accozzaglia di figùrini di dimensioni diverse, spesso fortemente anacronistici nell’attività e nell’abbigliamento rispetto all’epoca che dovrebbero rappresentare, a volte, troppo profondamente legati al presente.

Ecco diciamo che un governo di un ente locale, quando non particolarmente omogeneo, risulta come un presepe (slegato dal significato rituale celebrativo legato al trascendete), dove le tante figure diverse si sono amalgamate male, e dove capita che il bue litighi con l’asino e, come tradizione popolare vuole, lo appelli col famoso epiteto che è invece suo di nascita per appartenenza ad una specie animale dotata di protuberanze in fronte.

Non ci è dato, ne è rilevante sapere chi è l’asino e chi è il bue, ne la composizione della sacra famiglia, che sarà nota domani, ma tutta la bagarre degli ultimi giorni è degna di notazione, e soprattutto ci consente una serie di valutazioni che è bene ricordare a tutti.

Il gioco delle parti è stato portato avanti all’insegna delle vecchie interlocuzioni democristiane, peccato che nessuno si sia accorto che la democrazia cristiana sarebbe un tantino anacronistica in tutta Italia, tranne che qui a Bagheria e in Sicilia, dove la seconda generazione, di cui conosciamo benissimo gli esponenti, ha avuto un ruolo sul governo di questa cittadina. Basti pensare alla contemporaneità tra la diatriba Sindaco Tripoli vs. Lo Galbo per le vicende cittadine e quella speculare tra due esponenti della politica regionale, appartenenti proprio a quella seconda generazione di politici scudocrociati. Nessuno per altro si è accorto che non stiamo parlando di Roma, Milano, Napoli o Palermo ma di 60mila anime, che non sono affatto poche, ma lo sono se spartite per le velleità politiche di tutti i partecipanti al banchetto.

L’esperienza degli ultimi anni di amministrazione comunale a Bagheria, nasce all’insegna d’un neologismo: “civismo”.
Ma il civismo, la lista civica a sostegno di una candidatura, avrebbe da sempre dovuto avere connotazione precisa.
Le liste civiche hanno senso se composte da soggetti provenienti dalla cosiddetta società civile, da esponenti del mondo produttivo e lavorativo in genere, da cittadini che si spendono sul territorio rappresentandone nelle sedi più svariate, le istanze, ecc ecc ecc.

L’interpretazione della lista civica ha assunto in città un connotato diverso, è servito a giustificare le troppe e diverse anime di una amministrazione che altrimenti non avrebbe avuto modo di esistere. Dietro il “civismo” si sono nascoste almeno tre anime della più giovane vecchia DC, tre figure che hanno remato in senso univoco fingendo di chiamarsi con un nome diverso Totò Tizio, Salvatore Caio e Saverio Sempronio, giusto per confondere le acque, ma che hanno anche essi smesso l’unicità di intenti al momento in cui gli interessi in altre tornate elettorali li hanno schierati in modo non unisono. Ed è qui in questo contesto che si inserisce lo strappo bue/asino, che ha fatto crollare il presepe di carte.
Erano nati gruppi consiliari traversali che però non hanno superato indenni le offerte ammaliatrici delle sirene. Avrebbero potuto essere piccola base per un futuro, hanno avuto il coraggio di dichiararsi sempre soggetti politici, con velleità politiche di amministrazione, senza nasconderle, con tutto quello che questo in certi casi comporta compreso quello di ascoltare il richiamo alla poltrona, che per uno di loro è stato più forte.
Certamente questo nome domani non sarà un sorpresa insieme alle riconferme del vice sindaco Vella, di Tornatore e di Giuseppe Tripoli.

Restano di quel gruppo consiliare neonato gli altri componenti assolutamente e coerentemente orientati “contro”.
Il compattamento dichiarato poi dalle componenti di destra in consiglio, che a domanda precisa, rispondono di essere opposizione, ci fa pensare che una interlocuzione il sindaco l’abbia tentata. E anche in questo caso però la sorpresa potrebbe essere dietro l’angolo. E non ci sentiamo di escludere nulla. Detto ciò basterà attendere qualche ora.

Non che ci si aspettasse la panacea dei mali di Bagheria e nemmeno la tirata dei remi in barca.
Rimane la certezza del fallimento di questa operazione di facciata che ha nascosto troppe anime in attesa di presentare il conto, e rimane anche la sensazione che, i requisiti per cui questa operazione aveva senso, nella direzione di fidelizzare altra componente votante utile in altre tornate elettorali( creare consenso), rischino di venire meno, e che tutto questo turbinio di eventi degli ultimi anni, dia una spallata definitiva alla terza generazione, che può nascondersi tra i pastorelli del presepe, ma che pecora di certo non è, in nessun senso.

Ignazio Soresi

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