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A tu x tu con Michelangelo Balistreri

Insieme al collega Giuseppe Fumia, lo scorgiamo da lontano. Nonostante sia a pochi metri da noi, ne avvertiamo denso il desiderio di raccontarsi: è’ il Museo dell’acciuga, di Michelangelo e Girolamo Balistreri. Loro, sono l’esempio tangibile che non basta cambiar continente per scovare menti brillanti e squarci di storia narrarsi con intensa emozione; lei, l’arte, vive e si cela stavolta, tra gli anfratti asprensi dentro quegli uomini così ricchi d’animo che non basterebbe un intero giornale per descriverli.

Il Museo dell’acciuga è conosciuto in tutto il mondo. Visitato da personaggi illustri, enti televisive, programmi culturali di fama internazionale. Il Museo nasce dal desiderio di Michelangelo e Girolamo di conservare l’antica arte del “tarikos” (in greco pesce salato), ovvero l’arte della salatura del pesce. Il Museo racconta di tutte le ditte siciliane (compresa la loro), che hanno lavorato le acciughe.
L’acciuga: quel pesce argenteo così esile e veloce, piccolo nella sua forma ma battagliero nell’animo. In lui vive la volontà dell’unione, della cooperazione, di quella forza interiore che spinge esso stesso ad unirsi in massa con i suoi simili, al fine di creare un vortice sferico sicuro e caparbio, capace di confondere il più
temuto dei suoi predatori.

Il Museo dell’acciuga non è un comune museo: è uno spettacolo che muove i visitatori in un percorso guidato da un cicerone d’eccellenza; il visitatore lascia orme del suo passaggio, imprime la sua presenza nei set scenografici allestiti ad arte. Tra ancore, “barchere”, litografie e strumenti d’ogni tipo, ci si ritrova
in una terza stanza col soffitto colmo di pesci imbalsamati ed ambienti marini ricreati ad hoc.

Lungo le pareti d’un corridoio, che pare introdurre nei meandri  del mare, un riflesso vitreo cattura l’attenzione: sono le lampare d’un tempo ormai lontano, all’interno delle quali sembrano accennarsi
timidi riflessi di storie marine. Il Museo dell’acciuga è un viaggio che prende per mano il visitatore,
trasportandolo nei meandri del mare e delle sue antiche tradizioni. Ricrea scenari con antichi strumenti, piccoli set entro i quali Michelangelo, narra e canta di antichi aneddoti misti alla lavorazione dell’acciuga, facendo sì che il visitatore vesta i panni del lavoratore, immortalandolo in fotografie dal sapore ludico ed
antico.

Stracolma la raccolta di strumenti delle più antiche maestranze, raccolte con cura e passione dai due fratelli. Un rigido manichino osserva immobile: una coppola in cotone, una camicia bianca ed un pantalone scuro. Potrebbe a primo acchito sembrar un personaggio per completare l’allestimento scenografico
ma lui, non è un semplice manic hino. La sua funzione, il suo ruolo va ben oltre l’oggettistica di scena. Lui
infatti, indossa gli abiti dello “Zio Domenico”, lo zio pescatore un tempo deceduto di Michelangelo e Girolamo.

Michelangelo allora, crea una perfomance che vede prendere in prestito gli abiti dello zio, custoditi preziosamente dal suo “avatar” e recitare antichi canti e poesie nate dal suo cuore semplice; far vivere o per meglio dire, rivivere lo zio, facendo si che egli senta le voci della piazza, osservando il luccichio di quegl’occhi commossi della gente, fortemente assorti dalla voce del nipote. Un interscambio di ruoli, portatore di memoria ed amore per chi non c’è più ma rivive nelle note di un profondo canto.
Michelangelo ci racconta della Sard’Art ovvero l’arte che investe le antiche sardare logorate dal
mare, ideata da Michelangelo in collaborazione con l’Associazione Comunità Aspra Marinara.

Ecco che la memoria di un’antica barca, viene messa in risalto dall’intervento pittorico, volgendo ad una duplice funzione: se da un lato trasforma la barca in opera d’arte, dall’altro ne conserva la sua memoria, i suoi ricordi, la sua storia. Antiche prue che narrano di leggende, altre di fondali marini dai forti cobalto ed altreancora, come la “Prua della legalità”, che vede raffigurati Falcone e Borsellino e tutti i nomi della scorta.

Michelangelo, presta la sua voce e scrive straordinarie poesie al fine di descrivere la memoria dei nostri eroi. Lui, ricordiamo, ha detto no al pizzo. Questi poveri mascalzoni privi di coscienza e colmi di cinismo misto a profonda ignoranza, vengono paragonati ai tanto temuti squali in cerca di piccole prede come le acciughe.

Noi – esprime Michelangelo – siamo le acciughe ovvero, le persone per bene, la brava gente…e siamo tanti. Loro invece, nonostante l’apparente potenza sono pochi, sporadici nascosti tra la gente onesta. Ma ecco che le acciughe, trovano uno straordinario stratagemma per sfuggire agli squali ovvero, si uniscono compatte; così tanto compatte da creare un fitto globo sferico, grande anzi gigante, capace di spiazzare gli squali così tanto feroci quanto confusi.

Preziose metafore, per trasmettere agli ospiti più piccoli i valori dell’unione. Distinguere i buoni dai cattivi e non temere mai della loro bieca apparenza di potenza. E seduto su quello sgabello con la chitarra tra le mani, circondato da prue d’artista e i colori del mare, le sue mani si muovono sicure su quelle corde complici di racconti magici ed antiche leggende rielaborate. E noi, amiamo farci cullare da quella voce che
narra di preziose strofe, da quei suoni provenienti da un tempo lontano, e da tutta quella carica emotiva che rende suggestivo ogni ambiente e frangente.

Un dolce cullare per i sensi, assopiti dalla tanta superficialità che svuota il mondo: un cullare su di una barca carezzata dal mare dalla quale emerge una voce cantare che disseta il nostro animo di storie belle,
semplici e di forti emozioni. Alle pareti, finestre sul mondo. Persiane chiuse in attesa d’essere aperte custodiscono dentro, paesaggi che al loro mostrarsi, d’incanto si accendono.

Michelangelo è quindi un poeta, un cantautore, un uomo che, assieme a suo fratello, ha deciso di creare un museo sull’identità del piccolo pesce. Ma il Museo dell’acciuga non può non rimanere nell’anima dei suoi visitatori. Decide allora, di sorprendere a dir poco brillantemente, i suoi ospiti. Michelangelo dice: “…è impossibile che Il Museo non imprima su ognuno di voi la sua identità.

Impossibile che sia un luogo che non “lasci il segno – Almeno l’azzurro, dovete portarvelo!” Ancora con la chitarra tra le mani ed il sorriso pureo sulla pelle bruna, divertito solleva un piede, mostrandoci la suola della sua scarpa. E quel gesto si ripete su di noi, rimanendo estasiati da tale gioviale rivelazione: abbiamo anche noi, le suole macchiate d’azzurro!

I locali infatti vengono mostrati per quello che sono: nessun posticcio abbellimento decorativo alle pareti,
nessuna profumazione artificiale nell’aria: tutto è semplice e carico d’emozione, come il mare. Ad eccezione dell’ultimo ambiente, quello che appunto accoglie le prue della barche diventate preziose reliquie. Il pavimento è stato dipinto di azzurro, per permettere a tutti, di portare con sè un pezzo del museo: l’azzurro della sua essenza.

Da far invidia alle più astruse perfomance d’arte, ai più grandi musei d’arte contemporanea che mostrano fredde congetture, opinabili e decisamente discutibili, sull’essenza dell’arte. Questa operazione fa un baffo
agli ambienti che narrano, sottovoce, di arte contemporanea.

Questa, è la voce d’un museo che parla, che coinvolge, entusiasma!E’ il museo dove il visitatore è protagonista, e dove l’oggetto “parla”, grazie alla poesia custodita nell’aria. Michelangelo ha un dono, il
coinvolgimento emotivo che riesce ad instaurare con il suo interlocutore; e per tirarlo fuori, egli rende partecipe il visitatore, facendo sì che costruiscano insieme le strofe su di un’antica leggenda, sbiadendo via via il confine interposto da colui che canta e colui che ascolta.

Le ore sono trascorse ma la nostra intervista a tu x tu prosegue con le curiosità sul personaggio.

Michelangelo, lei si occupa di poesia e tradizione: quanto la  poesia secondo lei, può salvarci dalla superficialità delle cose?

“Tanto, tantissimo. Nel nostro Museo, vengono espressi i valori
dell’onestà, della legalità, della fratellanza, attraverso strofe che diventano metafora per i più piccini. La poesia trasmette ai bambini, la distinzione tra ciò che è bello e ciò che non lo è.”

L’acciuga è la protagonista della sua vita. Quante acciughe mangia al mese?

“Tante, tantissime!”

Se potesse essere un pesce, quale pesce sarebbe e perchè? 

“Sicuramente un’acciuga. Un antico proverbio dice: “anciova sente un maistrali, vintiquattru ure prima r’arrivare”, è quindi anche il simbolo della legalità, perchè se non c’è il mare calmo, se ne va.” Riesce a percepire il pericolo prima e lo trasmette agli altri in tempo per organizzarsi e difendersi.

Se paradossalmente, dovesse salvare un solo oggetto custodito al museo, cosa salverebbe?

“Non è un oggetto, ma salverei la memoria.”

Quali emoziona le suscita il mare in tempesta? 

“La rabbia per le cose ingiuste. Perchè il mare si arrabbia per pulire il fondo, per togliere via tutto ciò che c’è di brutto da lui stesso. La burrasca serve per pulire il mare, c’è sempre qualcosa che porta il mare ad animarsi.”

Lei ha detto no al pizzo. Ha mostrato a tutti noi (e a tutti loro), come non piegarsi alla delinquenza ed essere complici di un sistema malato. Come inciterebbe le voci deboli o codarde ad interrompere il muro del silenzio e dell’omertà? 

“Vorrei che tutti sapessero che non si è soli. Ringrazio tutte le forze dell’ordine che mi hanno aiutato e sostenuto e tutt’ora continuano a farlo. Alle volte si desiste alla denuncia proprio per il timore di restare soli ma questo non accade. Questo non accade! Un grazie sentito ancora alle forze dell’ordine che mai, mi hanno fatto sentire da solo.”

Cosa le fa più paura? 

“Alle volte si potrebbe avere più paura del rumore dei nemici, ma a me, fa più paura il silenzio degli amici.” Se potesse progettare un nuovo lungo mare di Aspra, cosa modificherebbe? 

“Il problema di Aspra, come d’altronde anche quello di Bagheria, è che la propria terra si ama quando la si difende; si devono costruire le cose per amore e non per politica. Chi costruisce, deve prima conoscere la gente del territorio ed interrogarsi sul loro approccio col luogo e non ignorare le esigenze di coloro che fanno parte del luogo.”

Quale luogo visita quando è particolarmente felice? 

“Visitiamo e aiutiamo la missione Biagio Conte; dal 1995, con  tutta la comunità di Aspra aiutiamo la missione. Tutte le volte in cui mi reco lì, mi sento sereno.
E poi…la serenità me la portano qui al museo, tutti i bambini che visitano questo luogo.”

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