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Ancora elogi per il corso Umberto. La via regale di Bagheria

Quando nomino Bagheria mi passa subito davanti agli occhi il corso
Umberto. É il primo luogo che vado a vedere quando raggiungo la nostra
cittadina. Sui marciapiedi del corso si sono consumate le suole di diverse paia di scarpe: ogni pomeriggio e ogni sera si andava avanti e indietro con
gli amici, discutendo del più e del meno.

Essendo nato e cresciuto in via Goethe, di lato al Municipio, il corso Umberto mi è stato familiare sin dai primi anni di vita. Lo attraversavo da solo andando alla scuola materna dalle monache, nei pressi della chiesa del Santo Sepolcro.

A proposito della scuola materna, un giorno il nonno Antonino mi ha
chiesto se avevo una fidanzata: se avessi risposto in maniera affermativa e gliela avessi fatta conoscere, avrebbe offerto un gelato a me e alla fidanzatina. Io non ho esitato a dire di sì. Il giorno dopo all’uscita dalla scuola ho preso per mano una mia compagna e le ho detto: – Cammina con
me! L’ho dovuta sollecitare perché voleva andarsene a casa.

Siamo arrivati ai pilastri, sotto la casa del nonno. Ho bussato e ho detto a mio nonno che si è affacciato: – Ecco la mia fidanzata! Il nonno, ridendo, ha risposto: – Scendo subito! Dopo le presentazioni il nonno ci ha accompagnato nel chiosco di Don Carmelo e ci ha offerto un gelato. La bambina finalmente si è tranquillizzata. Dopo averle fatto prendere il gelato ho detto alla bambina: Adesso te ne puoi andare!

Un altro ricordo, sempre nel periodo della scuola materna, riguarda l’ingresso in paese degli alleati alla fine della seconda guerra mondiale. Un giorno, uscendo da scuola, ho notato che al di là di Piazza Sepolcro c’era una gran folla. Mi sono intrufolato tra le persone spingendo a destra e a manca finché sono giunto ai margini del corso Umberto.

Qui, infilando la testa tra le gambe delle persone, ho notato tanti soldati schierati ai due lati del corso completamente vuoto. Non mi è parso vero di poterlo attraversare facendo il cavalluccio. Correndo sarei potuto arrivare a casa in poco tempo. Mi sono immesso nella strada sgombra, con la mano sinistra reggevo il piccolo paniere della merenda, con la destra davo colpetti sull’anca per spronare l’ideale cavallino a correre più forte. Ad un tratto mi sono sentito sollevare come da una gru e sono stato depositato sulle persone
che affollavano il marciapiede.

Quando sono riuscito a rimettere i piedi a terra, mi sono fatto largo tra
la folla e, appena ho potuto, ho ripreso la corsa verso casa. Qui la mamma mi chiamava dal terrazzo: – Vieni a vedere quanti soldati vi sono nel corso! – Non posso, non posso! – gridavo io, perché avevo paura che i soldati potessero riconoscermi e punirmi per l’imprudenza che avevo commesso.

Per la paura sono andato a chiudermi nella mia stanzetta e mi sono perso la sfilata con tanto di banda che suonava marce militari. Da giovanotto il corso Umberto è stato sempre il luogo delle passeggiate con gli amici, spesso occasionali. La nostra ostinazione resisteva anche ai caldi pomeriggi d’estate. Un giorno passeggiavo con l’amico Santo. Giunti nei pressi del Municipio ci ha chiamato un negoziante per essere aiutato ad alzare la saracinesca del negozio. L’abbiamo aiutato. Percorsi pochi
metri, ci ha chiamato un altro negoziante, A questo punto Santo ha detto: – Andiamocene a casa, altrimenti ci fanno aprire tutti i negozi del corso.

Negli anni cinquanta del novecento il rapporto tra ragazzi e ragazze era ancora di tipo tardo ottocentesco. Maschi e femmine si guardavano da un marciapiede all’altro. Per rivedersi dovevano fare tutto il corso e tornare indietro. I più furbi, però, accorciavano il percorso della passeggiata. Al momento dell’incontro a distanza ci si guardava. Dall’intensità dello sguardo s’intuiva se c’era una corrispondenza d’amorosi sensi. Per un primo contatto si ricorreva ad espedienti vari: il più comune era quello di farsi accompagnare da un giovane parente della ragazza. Se c’era la reciproca volontà gli espedienti efficaci si trovavano. Insomma, il corso Umberto negli anni cinquanta era un po’ ruffiano.

Nel periodo della mia giovinezza, come si è capito, il corso Umberto era il centro della vita cittadina nella nostra adorata Bagheria.

Antonino Russo

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