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No mafia! “La dignità di alzare lo sguardo al futuro”

Libro di Gianluca Maria Calì, imprenditore siciliano che si è ribellato alla mafia

“No mafia. La dignità di alzare lo sguardo al futuro”
Libro di Gianluca Maria Calì

La storia a lieto fine, di una lunga vicenda umana, vissuta da un imprenditore siciliano che ha avuto il coraggio di ribellarsi alla mafia, è stata raccolta in un libro, dall’eloquente titolo: “No mafia. La dignità di alzare lo sguardo al futuro”. E’ la storia di Gianluca Calì, scritta da lui stesso, in cui vengono narrate le numerose minacce ed intimidazioni da lui subite e perpetrate del clan mafioso operante a Bagheria.

Gianluca Calì, forte appassionato d’auto, da ex dipendente di concessionaria riesce, in poco tempo, ad accumulare una somma sufficiente per avviare il suo primo autosalone a Casteldaccia e successivamente a Milano. Gli affari vanno talmente bene che il suo ex datore di lavoro gli chiede di entrare in società con lui. Il fatturato delle attività di Calì arriva a toccare i 24 milioni di euro, con 24 dipendenti.

Ma nella primavera del 2011 l’attività di Calì fa gola alla criminalità organizzata ed iniziano i problemi: dopo aver ricevuto delle intimidazioni, nel corso di un attentato, alcune auto vanno in fiamme nella sede siciliana, in un incendio dalla natura chiaramente dolosa.

L’imprenditore siciliano si era aggiudicato all’asta la villa di Casteldaccia appartenuta prima a Michele Greco, detto “il Papa”, uno dei padrini più influenti della vecchia gerarchia di cosa nostra, poi al boss di Bagheria Michelangelo Aiello. Si trattava, indubbiamente, di un “boccone troppo amaro da digerire”, per i boss della mafia locale.

Prendo quella villa, per farci una struttura ricettiva in grado di valorizzare il bello della Sicilia e portare turismo nella zona. Invece finora ha portato solo problemi” – dichiarò Gianluca Calì. Quei 160 metri quadrati su due piani, mai confiscati perché ipotecati, diventarono un problema enorme per l’imprenditore, che nel periodo in cui presenta l’offerta riceve una quantità di visite spiacevoli sempre più crescente, da parte di chi gli intima, sotto minaccia, di desistere dalla sua iniziativa.

Calì va avanti, coraggiosamente e con determinazione, nonostante le continue vessazioni, affida la ristrutturazione della villa al fratello, Alessandro, ingegnere ed ex presidente dell’ordine professionale di Palermo, che si prende la responsabilità di radiare dall’albo un personaggio come Michele Aiello, arrestato nelle indagini sulle talpe alla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano e indicato, da una sentenza passata in giudicato, come prestanome di Bernardo Provenzano.

Con il trascorrere dei mesi successivi al primo attentato, Calì riceve più volte delle pretese illecite di “un contributo per gli avvocati e le famiglie dei carcerati” e offerte di “protezione”. Calì non cede alle intimidazioni, si rifiuta di pagare il pizzo e denuncia gli estorsori, nel frattempo però, si vede costretto a licenziare alcuni dipendenti e a cambiare sede. Un’altra disavventura era purtroppo in agguato: nel corso di una gara automobilistica, cinque bulloni delle ruote della sua auto saltano tutti contemporaneamente. Calì va fuori strada, ma si salva.

E’ soltanto l’inizio di un lungo calvario al quale viene sottoposto Gianluca Calì assieme alla sua famiglia, un estenuante percorso dal quale emergerà poi una luce di speranza: dalle denunce di Gianluca Calì contro i suoi estorsori, scaturisce un’indagine in cui vengono arrestate 21 persone affiliate al clan di Bagheria.

Le vicende di Calì, che non ha mai ceduto alle minacce della mafia, riscuotono con il passare del tempo, un vasto interesse nell’opinione pubblica, specialmente da parte della società civile che da sempre, attende di assistere al racconto di un’altra Sicilia, quella si ribella e che con dignità mostra il suo lato migliore.

La fama del coraggioso imprenditore siciliano, è riuscita di recente, nell’impresa di varcare i confini nazionali, suscitando l’interesse del quotidiano britannico The Guardian. In un reportage del giornale londinese, ad opera del corrispondente Lorenzo Tondo e del fotoreporter Alessio Mamo, viene raccontata l’impresa di Gianluca Calì, che ha detto di no alla mafia.

Il libro di Gianluca Calì, pubblicato da Diple Edizioni, contiene la prefazione del magistrato Ignazio De Francisci, che si è occupato delle vicende di Gianluca Calì fin dalle prime denunce.

Raccontare la storia di Calì” – scrive il magistrato – “è raccontare un pezzetto di storia della Sicilia dei primi anni Duemila e di cosa è la mafia quotidiana, quella che incontri sotto casa, o al cancello della tua azienda la mattina, e di riflesso cosa è l’antimafia quotidiana, quella che ti dovrebbe proteggere e aiutare”.

No mafia. La dignità di alzare lo sguardo al futuro” è la narrazione di storie di vicende personali, che si intrecciano con le pagine più buie dell’attualità italiana. Il volume, testimonianza diretta di quel male che affligge non solo la Sicilia, ma l’intero territorio nazionale, è soprattutto la prova del coraggio, da parte dell’autore a far prevalere la ricerca dello sviluppo nella legalità, a metterci il cuore oltre l’ostacolo e farlo a testa alta, pienamente consapevole dei rischi che correva.

In ultima analisi, quella più importante, la storia di Calì è la dimostrazione del fatto che la mafia si può sconfiggere. Una dedica speciale dell’autore va alla memoria di Libero Grassi, un altro imprenditore che non ha mai ceduto alle minacce mafiose, che si è sempre rifiutato di consegnarsi come prigioniero ad un sistema basato sull’illegalità e che è stato barbaramente assassinato nel 1991, diventando così una figura di riferimento nella lotta contro la mafia. Il sacrificio di Libero Grassi, non è mai stato ritenuto vano da Gianluca Calì, ma al contrario, rappresenta un prezioso insegnamento di vita.

Nicola Scardina

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