Il “Gruppo del Muffoletto” all’insegna della Bellezza. Simposio di cultura e amicizia alla corte di Tommaso Romano

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Si è riunito ancora una volta, nella ubertosa campagna della valle dello Jato, il “Gruppo del Muffoletto”.
Si sono dati appuntamento giovedì 31 agosto, nella contrada Muffoletto del territorio di Sancipirello, nel sito che fu la Colonia agricola fondata dal Beato Giacomo Cusmano, ed oggi, proprietà, in parte, della famiglia Romano. Dell’antico caseggiato, suggestivo ed austero acquistato un secolo fa dal nonno notaio, Tommaso Romano ha fatto un luogo ricco di ricordi e di nuovi oggetti e suppellettili, acquisiti nel tempo, che convivono in perfetta armonia con le cose del passato e insieme celebrano un tempo mai perduto e sempre ritrovato.

Vera oasi di pace dove ogni anno il professore, alla vigilia degli impegni scolastici, incontra gli amici. Allo storico gruppo composto dallo stesso Romano, il “Primus”, il professore per antonomasia, e dai poeti e scrittori Maria Patrizia Allotta, Nino Sala, Damiano Li Vecchi, Vito Mauro, Giuseppe Bagnasco e da chi scrive, si sono aggiunte quest’anno quattro signore, esponenti del consesso poetico isolano quali Serena Lao, Maria Concetta Ucciardi, Giusi Lombardo e Rita Elia. Tutti, vecchi e nuovi, proseliti della Cultura, ispirati dallo spirito dell’Amicizia sorretta da una unicità di intenti che da sempre dimorano nell’animo di ciascuno.

E per intenti ci riferiamo a quel comune sentire che va dalla percezione della spiritualità all’essere i “cammellieri” della parola.
E in questo, l’Apostolo per eccellenza non poteva non essere il filosofo, Tommaso Romano, prestato dal “Mosaicosmo” a dirigere detto manipolo di colti “legionari” votati a difendere i confini della conoscenza. Come sempre, il convivio ha fatto da “involontario” cemento e svolto quella funzione preliminare e preparatoria del rito che nel dopopranzo si è configurato ed evoluto in Simposio sul tema della Bellezza.

Un pomeriggio di cultura quindi, nella frescura collinare delle falde del monte Jato, che si è conclusa con la visita alla mistica Cappella palatina dove è Regina la “Madonna del Pane”.
A chiusura del “rompete le righe” il consueto “presente” del generoso Professore, dei prodotti tipici del luogo, una chicca a gaudio di tutti e a completamento di un pomeriggio fruttuoso che ha reso più ricchi, in qualunque modo si intenda, i componenti del “Gruppo del Muffoletto”.

Un gruppo, dicevamo, che ha nel filosofo Tommaso Romano il “princeps”, l’Apostolo della cultura le cui virtù umane e professionali non hanno bisogno di essere ulteriormente illustrate. Per l’occasione la poetessa Rita Elia gli ha dedicato una sua poesia in lingua siciliana (pubblicata a parte) che ha declamato nel corso del convivio. Puntuali, inoltre, i commenti elogiativi della giornata postati su Facebook. Giusi Lombardo ha scritto: “Per l’ospitalità e le belle emozioni un giorno da portare nel cuore”. Per Serena Lao è stata una “giornata speciale da ricordare nei momenti grigi della quotidiana esistenza; specialissimo padrone di casa Tommaso Romano la cui amicizia mi arricchisce umanamente e culturalmente”. E Rita Elia, facendole eco, ha scritto: “Ci sono giorni che serberai nel cuore perché speciali: ieri, uno di questi”.

E arriva il momento in cui Tommaso Romano, nella veste di simposiarca, dà simbolicamente il via ad un amabile conversare e a un gaio dilettarsi tra amici che ha per cornice l’arioso gazebo all’ombra del noce, nel giardino ricco di fichi, pioppi e fichidindia. In quel luogo di dolce e quieta bellezza dove il silenzio è rotto dallo stormire delle fronde, il professore, quasi subito “impone” che si parli di Bellezza.

Cos’é per voi la Bellezza?” domanda a ciascuno dei presenti. Le risposte, stringate e pubblicate a parte, sono seguite da un dibattito vivo e fruttuoso. Cominciamo col dire che Tommaso Romano è in atto alle prese con un’opera che tratta di Estetica e di cui ha già scritto 200 pagine. Superfluo dire con quanta foga e passione il professore si accinga ad argomentare su un tema che l’ha da sempre affascinato. Parla con trasporto e riesce a contagiare i presenti che a loro volta tentano di definire la bellezza penetrandone i misteri.

Dice: “La bellezza è la ricerca inesausta della verità”.
Poi ricorda che il nostro concetto di bellezza parte dal mondo greco dove essa era armonia e forma, che per molto tempo la bellezza ha risposto a dei canoni precisi che oggi non esistono più, che perfino qualche storico e critico considera oggetto di bellezza e forma d’arte un comune orinatoio.
Ma quale significato dare alla bellezza come ricerca continua, inesausta della verità? Quali i canoni romaniani?
“La durata – afferma il professore – è uno degli elementi per stabilire la bellezza: se una cosa dura, se sussiste una condizione di permanenza, vuol dire che essa è bella.
La bellezza è tale se dura. Altri elementi per stabilire la bellezza sono l’equilibrio, l’armonia e la strutturazione, vale a dire come queste cose si pongono nel mondo”.

“E’ indubbio – aggiunge Romano dare vigore alla sua tesi – che la Cappella Sistina o il Partenone siano delle meraviglie tali che difficilmente senso e sostanza della bellezza possono essere messi in discussione da chi, ancorché per suo proprio gusto la pensi diversamente, non può disconoscerne appunto la bellezza”. Anche l’uomo dunque col suo fare può creare armonia, bellezza, ma non bellezza in assoluto. Un’opera del Beato Angelico è bella ma non è la bellezza; un bel tramonto, una bella donna provocano emozioni, pulsioni, ma non sono la bellezza, bensì solo una parte della bellezza, un frammento, un segmento della vita.

La ricerca della bellezza dunque non finisce mai, è inesausta: consiste in un itinerario interiore e (è detto pure nell’opera “Essere nel Mosaicosmo”) “nella tessitura di quella meraviglia che, andando oltre la definizione dei canoni, partendo dall’evidenza dei sensi e del cuore, arriva all’Io, al pensiero e all’anima, si staglia con forza avvolgente per immergersi nell’aura del Bello”.  E noi uomini con le nostre opere non siamo altro che tessere di quel Bello, di quell’Assoluto, di quel mirabile Mosaico, che Tommaso Romano, con un felice neologismo da lui stesso coniato, chiama Mosaicosmo.

Che cos’è la Bellezza?

Vito Mauro: “La bellezza è la natura che emoziona”
Rita Elia: “La bellezza è amore”
Serena Lao: “La bellezza è una visione che influenza positivamente lo sguardo e i sensi”
Maria Concetta Ucciardi: “La bellezza è ciò che mi suscita emozioni”.
Maria Patrizia Allotta: “La bellezza per me è trascendenza, Infinito e perennità”
Damiano Li Vecchi: ”La bellezza è il segnale d’infinito”.
Giuseppe Bagnasco: “La bellezza è la percezione dell’Assoluto che sublima l’animo dell’uomo riconciliandolo con il creato”
Nino Sala: “La bellezza è la perfezione della forma che si fa armonia nella sostanza”
Giusi Lombardo: ”La bellezza è qualsiasi cosa che ci dà emozioni positive”.
Tommaso Romano: “La bellezza è la ricerca inesausta della verità”.

 

A Tommaso Romano

Lu focu c’avi dintra nun s’astuta…
chistu è lu Focu di la Canuscenza
ca sempri svampa dintra la so menti..
Di nicareddu, già, assicutava stiddi,
affirrari li vuleva, a manu chini;
tuttu osservava e nun si stancava
e nta li so occhi s’addumavanu faiddi.
E nta la forgia di la so menti
sempri a sciusciari instancabilmenti.
L’omini passanu ma la Scienza avanza
e lu Sapiri nun è cosa ca s’accatta
ci voli amuri ed intellettu finu
pi vinciri la guerra c’a ‘gnoranza.
Sutta la cìnniri, lu focu sempri cuva
e nun si ferma mai ‘a so firnicìa
e ‘nsigna, leggi, scrivi, pensa, appunta
e parturisci sempri fantasìa.
Nta la so Corti lu sapemu tutti…
iddu è ‘u Maistru, la menti sopraffina;
nuautri l’alunni ca facemu scola
di cu di la Cultura nni fici ‘a so reggina!
Rita Elia

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