La favola del ristorante a Villa Cattolica.

Un magnifico mondo di fantasia a uso e consumo dei Bagheresi: favole narrate male, e si comincia a leggere fra le righe. 

Sulla pagina istituzionale del Comune di Bagheria, è uscito in queste ore, un comunicato ufficiale sulla vicenda della manifestazione di interesse per destinare ed assegnare a privati una area all’interno di villa Cattolica per la realizzazione di un ristorante Gourmet.

La vicenda stava passando in sordina dopo una serie di polemiche assolutamente più che motivate.
Si paragonavano i grandi poli museali europei con la realtà del museo Guttuso, ospitato in una villa settecentesca con vincoli precisi in quanto bene culturale, non come le strutture studiate ad hoc per ospitare eventi multiculturali e servizi accessori che in questo caso non snaturano il bene stesso.

Certo a qualcuno tutto ciò  pare anche normale, visto l’esistenza di due strutture sul territorio, molto simili, che essendo beni culturali andrebbero gestite garantendo anche momenti di fruizione pubblica. Ma evidentemente il codice dei beni culturali e paesaggistici per Bagheria ha tutto un suo capitolo a parte, che l’avere tra i consulenti una ex dirigente della sovrintendenza in pensione può aiutare ad “interpretare”. La polemica era anche incentrata su chi sosteneva che la natura portante della manifestazione di interesse era la realizzazione di un caffetteria, anche questo strumentale alla comunicazione, e infatti assolutamente sparita dalle cronache. Veniamo al comunicato odierno. È ovviamente preparatorio al grande annuncio, annuncio che analizzeremo per bene rivelandone i tratti democristiani legittimi ma sempre poco opportuni.

Intanto, il comunicato, segue la pubblicazione sull’albo pretorio,  dei due verbali per la manifestazione di interesse che individuano due soggetti competitori i quali potrebbero accaparrarsi nella fase di negoziazione, i locali bassi di villa Cattolica per otto anni.  In prima istanza entrambi sembravano non in possesso dei requisiti economici fondamentali, un utile di 200mila euro annuo, nei tre anni pregressi la manifestazione di interesse, quindi anche l’anno di chiusura della pandemia (a qualcuno pare un po’ stringente?), li si invitava pertanto a produrre nuova documentazione attestante i requisiti. In seconda istanza la documentazione era arrivata (prima avevano solo dimenticato di produrla? Vero che esiste l’istituto del soccorso istruttorio, ma un requisito discriminante lo dimentichi e lo produci su richiesta? E va bene… càpita!), adesso entrambe le società avranno acceso alla fase di negoziazione.

Nel frattempo, apprendiamo dal comunicato, che la vicenda ha destato interesse urbis et orbis  e il sindaco di Bagheria Filippo Tripoli ha addirittura ricevuto una telefonata di chi gli chiedeva come potere andare a cenare con lo splendido panorama di villa Cattolica. Capite la notizia?!? L’importanza della notizia?!?

Intanto si poteva consigliare di cenare nell’attesa, nelle altrettanto splendide cornici settecentesche di Villa Rosa o Villa Rammacca, per pronto accomodo.
E adesso,  dulcis in fundo, vediamo chi sono i due competitor.

Una società è l’Emmauri s.r.l. La società che gestisce il ristorante “I Pupi” di via del Cavaliere, 59 dello chef stellato Tony Lo Coco, l’altra è l’ Ati costituenda MM hotel s.r.l. dello chef Salvatore Lipari titolare di Saperi e Sapori ( uno degli chef dell’evento del matrimonio dello sceicco egiziano) insieme al nuovo socio, Marco Mineo, presidente dell’assohotel, direttore dell’hotel Villa D’Amato, stimato Allenatore di successo di squadre di calcio. Chi scrive ha avuto il piacere di confrontarsi con il presidente, in molte occasione sui social, sopratutto quando notando l’indifferenza del sindaco Tripoli a certe manifestazioni di inciviltà e illegalità a Bagheria si chiedeva una dimostrazione in una presa di posizione netta che non arrivava mai… a quegli attacchi, spesso il direttore Mineo, si prodigava a difesa dell’amico di infanzia a cui lo legava profonda stima ed amicizia e sulla cui buonafede sopratutto di intenti, vista la costante frequentazione, poteva mettere la mano sul fuoco.

Tanto impegno profuso in favore dell’antico, strettissimo e fraterno amico, aveva a volte quasi convinto, tanto che le interlocuzioni, divennero cordiali e meno accalorate e si apprezzo almeno la purezza di quel legame tra Il direttore Marco Mineo (MM) e il sindaco Filippo Tripoli.

Bisogna apprezzare questi valori, sono valori universali ma anche base di una visione Cristiana della vita.

Ignazio Soresi

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