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I tamburinai tengono viva una tradizione bagherese

Il tamburo è l’elemento più semplice tra quelli che annovera una banda musicale, eppure è necessaria una buona abilità per ottenere suoni e
ritmi adeguati.

I migliori tamburinai iniziano l’attività ancora ragazzi: ciò permette loro di essere abbastanza bravi già da giovani. A Bagheria vi sono tanti giovanissimi bene indirizzati che danno garanzia per una qualificata continuazione della attività di tamburinai.

L’estate scorsa ero affacciato al balcone di casa mia, quando ho visto svoltare dal corso Umberto I° un bambino che suonava un piccolo tamburo
acquistato poco prima su una bancarella. Il bambino pigiava con entrambe le bacchette su piccolo tamburo e procedeva a ritmo cadenzato.

Sotto il mio balcone ha smesso di suonare e ha guardato verso l’alto. Io ho abbozzato un sorriso di compiacimento. Il bambino subito ha ripreso a
pigiare sul piccolo tamburo con tanta energia.
Alla fine della strada ha svoltato a sinistra e non ho potuto seguire ulteriormente la sua esibizione. Non so se quel bambino da grande farà il tamburinaio, ma è certo a quell’età che può nascere la passione per il futuro musicista.

Sempre durante la scorsa estate ho visto con piacere una banda
di giovani tamburinai, alunni di una scuola di Bagheria, e ho capito che la tradizione cittadina può avere un futuro.
Certo spetta alla scuola dare impulso a forme d’arte di ogni tipo:
è nei giovanissimi che va alimentato l’amore per l’arte e la musica. A scuola i ragazzi hanno il vantaggio di essere seguiti da un professore qualificato.

Se poi l’esercizio artistico o musicale si trasformerà in una passione si vedrà: la cosa importante è iniziare il cammino con una guida autorevole.
Un tempo i tamburinai erano autodidatti, o, nella maggior parte dei casi, figli che imparavano dai padri. Chi ha la mia età ricorderà che ancora negli anni quaranta del secolo scorso gli ordini del Sindaco venivano comunicati da un banditore munito di tamburo.

Un ordine ricorrente era: “All’ordini ru Sinnacu, rumani matina manca l’acqua”.

Il suono del tamburo attirava immancabilmente un nugolo di ragazzini vocianti e saltellanti. Alla fine era più il vociare dei ragazzi ad attirare l’attenzione delle donne che non il suono del tamburo. Quando sì fermava il tamburinaio aveva un bel da fare per riuscire a zittire i ragazzi, per
potere a sua volta rivolgere il messaggio alla cittadinanza.

Non occorreva che il tamburinaio attraversasse tutte le vie della cittadina: i tantissimi ragazzini che gli si affollavano intorno e lo seguivano fungevano da cassa di risonanza: tornando a casa riferivano alle
mamme il contenuto del messaggio.
Il trionfo dei tamburinai si aveva nei giorni della festa di San
Giuseppe.
Era in quei giorni che i tamburinai
percorrevano le strade principali al rullo dei loro tamburi. Durante la processione del simulacro del santo patrono di Bagheria
avevano, e hanno ancora oggi, l’onore di precederla ed annunciarla.

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