La Bagheria dei tempi bui tra guerra e dopoguerra

I giovani di oggi stanno sopportando di malavoglia le restrizioni imposte dalla pandemia. Noi che abbiamo una certa età abbiamo sopportato restrizioni ben più grandi e gravose tra guerra e dopoguerra, basti dire che incontravamo spesso la fame. Il razionamento concedeva una fetta di pane al giorno a persona.

A noi bambini che giocavamo tutto il giorno per strada una fetta di pane non bastava. Mio padre mangiava qualche grammo di pasta in più e dava a me la sua fetta di pane. Questo, poi, ad un certo punto era di segale: con esso si faceva il cosiddetto pane nero. Il sapore non era buono, ma la fame era tanta e si mandava giù anche quello. La cosa che non sono riuscito a mandare giù è stata la
pasta fatta con la farina di fave.

La carne era un miraggio: la domenica mio padre comprava una fetta di carne sottile e la tagliavamo in tre parti. Quando la nonna faceva fuori una gallina vecchia, suddivideva le parti del suo corpo in tanti pezzetti da destinare ai vari membri della famiglia allargata. Quello che perveniva nel nostro stomaco era veramente poco. Chi possedeva un pò di terra e aveva qualche albero da frutta, vendeva buona parte della stessa: quella di scarto la offriva ai familiari.

A me arrivava quella che oggi i negozianti mettono nel cesto della spazzatura. Durante la guerra era fiorente il mercato nero.
Un negoziante aveva comprato nei paesi dell’interno della Sicilia formaggi e salumi ad un prezzo conveniente e sperava di guadagnare qualcosa dalla sua vendita.

Ho detto “sperava” perché all’annuncio della fine della guerra il popolo affamato ha sfondato la porta del deposito di questo negoziante che conteneva generi alimentari e l’ha saccheggiato. Alla fine del saccheggio è uscito dal deposito un uomo con sulle spalle un recipiente pieno di olio.

Alcune persone da dietro riempivano brocche del liquido e le portavano nelle loro case. A mano a mano che quell’uomo, procedeva si rendeva conto che il recipiente diventava sempre più leggero. Giunto a casa si è ritrovato pochissimo olio nel recipiente. – Mi hanno rubato l’olio! ha gridato. Egli, però, l’olio lo aveva rubato. Non ho voluto ricordare questo periodo della mia vita per rattristare
i lettori, ma semplicemente per dire ai giovani che i sacrifici che hanno fatto e stanno continuando a fare a causa della pandemia
sono risibili paragonati a quelli fatti dai ragazzi e dai giovani degli anni quaranta del novecento.

Antonino Russo

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