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“Il Collaboratore”, film di Francesco Gallo

Interviste al regista ed al cast – Seconda Parte

Continua, in questo numero del Settimanale, la serie di interviste al regista ed al cast, del film: “Il Collaboratore”, incentrato sulle vicende di un uomo che da affiliato ad un clan mafioso, decide di diventare un collaboratore di giustizia.

In questa seconda parte, pubblichiamo il seguito dell’intervista al regista Francesco Gallo e l’intervista integrale all’attore Vincenzo Aiello, che interpreta il ruolo del capo clan.

Francesco, alcune scene mostrano l’efferata violenza, con la quale la mafia commette delitti, tanto è vero che il film è vietato ai minori di 14 anni. Come mai questa scelta di mettere scene così violente?

Per evidenziare al massimo, ciò che, purtroppo, succede nella vita reale. È una fedele rappresentazione di come la mafia perseguita, ricatta, minaccia, tortura ed uccide; mostrata per far acquisire maggiore consapevolezza su ciò che è realmente la criminalità organizzata: un cancro della società.

La presentazione della prima proiezione avverrà con lo svolgimento di un evento teso a creare un connubio tra cinema e moda internazionale, in collaborazione con Ettore Napoli, responsabile di Carisma Fashion Group e concessionario unico per la Sicilia del concorso fotomodella dell’anno. Quale scopo si prefigge una tale scelta?

Perché credo che sia un’occasione valida, per valorizzare la bellezza dei territori siciliani, dove si può creare sviluppo senza ricorrere all’illegalità. D’altronde Paolo Borsellino su questo punto è stato abbastanza chiaro: “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Il vostro prossimo step sarà quello di ottenere la selezione nei festival internazionali: una sfida difficile, data l’alto livello di competitività con altre produzioni estere. Con quale spirito affronterete, questa prova, che naturalmente vi auguriamo di vincere con successo?

Io e il cast siamo molto fiduciosi, anche se si tratta di una prova non affatto facile; contiamo su un buon apprezzamento da parte del pubblico.

Avete progetti per il futuro?

In cantiere si prospetta la possibilità di realizzare il sequel del film, nel segno della continuità al contrasto della mafia che non deve mai allentare la guardia, ma che al contrario si deve mostrare sempre più determinata e coraggiosa. Per quanto riguarda altri progetti, preferisco mantenere un grado di riserbo. Concludo dicendo che vi aspetto alla proiezione della prima del film “Il Collaboratore”, augurandovi una buona visione, sperando che sia di vostro gradimento.

 

Vincenzo, ci puoi descrivere il tuo personaggio?

Interpreto il figlio di un boss mafioso, designato come successore alla guida del clan. Sin dal primo incontro con i vertici del clan, cerco di mostrare il mio lato duro, le mie ambizioni e gli obiettivi che voglio raggiungere ad ogni costo, senza freni. Il mio obiettivo principale era assumere il comando su tutte le cosche della Sicilia, ma, quasi ingenuamente, ignoravo il fatto che ci fosse qualcuno di più potente a detenere il controllo.

Come hai vissuto questa esperienza, nel ruolo del capo clan?

Mi sono immedesimato nel ruolo, cercando di evidenziare gli aspetti peculiari del personaggio, cercando soprattutto di far risaltare quell’aspetto autoritario, spietato, che contraddistingue tale figura. È sempre una nuova sfida per me, soprattutto perché non è una realtà con cui si entra personalmente a contatto. E direi anche per fortuna!

Quale tipo di impatto potrà avere, secondo te, un film di denuncia sociale come questo nell’immaginario collettivo?

L’intento del film è sensibilizzare l’opinione pubblica, pertanto speriamo soprattutto che il messaggio arrivi ai più giovani, affinché possano combattere contro questa triste realtà.

Il cinema socialmente impegnato, può secondo te, fare molto di più, per contrastare la mafia? Se si, in che modo?

Come affermavo poc’anzi, è importante mandare un messaggio, far vedere ciò a cui può condurre questa strada. Dobbiamo focalizzarci soprattutto sulle nuove generazioni, cercando di far risaltare il più possibile gli aspetti negativi senza incorrere in spiacevoli fraintendimenti che potrebbero osannare determinate attività anziché denunciarle (come accade alcune volte).

Nicola Scardina

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