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A IGNAZIO ANTONIO RIZZO: MIO EPICEDIO

Se n’è andato per San Giuseppe,
nostro Patrono.
E al pari del Santo
non ha avuto onoranze,
ché chi trapassa oggi-
come nella Peste di Camus-
diviene numero-
ammasso di topi
da ardere in silenzio.

Non canto l’assenza di estetica
dei corpi spenti
che alla decomposizione
si avviano.
Canto l’eleganza di un uomo
che negli anni Ottanta
ci ha rappresentati
e s’inchinava al dialogo
con ogni cittadino
anche da Radio Stereo Onda.

Era limiano nella DC
da me mai votata.
Ma verso Rizzo-
e non solo!-
tessuto ho sempre
il voto del rispetto.
Quando ero Consigliere
apprezzava i miei interventi
e per strada incontrandoci
parlavamo di Giustizia
e di ciò che ingiusto
c’era nella Mafia e nella Anti.

Canto il suo porsi come messaggero
per i biglietti di tante Stagioni
del Sommo Teatro
ove oggi, lì, s’è spento
anche il canto.

Canto io un uomo
che sapeva d’essere
sincero imperfetto
nella stridente dialettica
dei Bagheresi-
Siciliani fieri
come zolle e belve.
Antonio canto,
non la sua assenza,
e nude mani tendo

ai suoi cari
con onoranze di fonemi
nell’odierna peste
che ogni vicinanza
come in Saramago acceca!

Bagheria, 21 marzo 2020
Giuseppe Di Salvo

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