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La parrocchie siano isole di misericordia. Una sguardo sulla vicenda del simulacro dell’Immacolata delle “Anime Sante”

FirenzeLo scrivente primo firmatario del gruppo di persone che hanno contribuito alla raccolta delle firme e per tutti coloro ai quali sta a cuore che il simulacro dell’Immacolata, che si venera presso la omonima parrocchia, faccia ritorno nella nicchia centrale dell’altare maggiore, scrivo e rivolgo tale pensiero personale ai tutti i cittadini di Bagheria devoti della Madonna e alla stessa comunita’ coinvolta.
Da cristiano non voglio assolutamente attaccare nessuno o polemizzare, oppure si pensi che con questo mio pensiero, mi sia schierato con una parte o con altra! ma dopo i vari articoli scritti e pubblicati nelle settimane scorse in questo giornale, vorrei precisare che, chi come me, tiene ad avere un forte senso di appartenenza alle proprie radici.

Non voglio assolutamente dir nulla sulla parte storica spiegata dai diretti interessati ma, voglio soffermarmi su altre e alcune precisazioni.
Lo “smarrimento” è la parola che più di altre riesce a manifestare ciò che ogni fedele in ogni animo sente e prova. Le comunità, non devono apparire profondamente divise o trascurate o perchè la colpa sia data ad un pastore o da un gruppo di laici, che invece dovrebbero creare comunione. Tutti dobbiamo riuscire ad essere parte della famiglia parrocchiale, la quale deve essere testimone del vangelo. Una comunità non può continuare ad un continuo cambiamento priva d’identità, la Parrocchia ospitale per chi fugge dalle proprie realta’ diviene invivibile per chi in una comunita’ è cresciuto. La parrocchia non dovrebbe essere opera di singoli, ma un camminare insieme al Papa, al vescovo, agli altri presbiteri, e agli stessi fedeli.
In una comunità questo non deve succedere, anzi e sempre una comunità che accoglie ed integra, infatti la missione del parroco è essere il pastore di quella porzione di gregge affidatagli dal vescovo.

Invece non è una comunità quella realtà in cui regna la conflittualità, in cui è avvenuta una polarizzazione tra posizioni che non si ascoltano e che non dialogano. Anche la liturgia eucaristica, con le varie omelie, piuttosto che luogo e canone di comunione per eccellenza, spesso diviene causa e sede di divisione. Manca l’ascolto, non sufficientemente praticato, lo scambio e il confronto, temuti e visti con diffidenza. Senza tali virtù, la comunità non riesce più a camminare insieme, a mostrare attenzioni alle diverse convergenze, a ricercare, al di sopra di tutto, ciò che unisce. Non si riesce ad intravedere alcuna reale collaborazione tra laici e clero che sia sinonimo di fraternità, cooperazione, comunione, reciproco ascolto. Da tempo, relazioni e rapporti personali, anziché generare qualcosa di bello, di buono, degenerano.

Al posto della fiducia e della reciproca apertura, molte volte, si insinua la sfiducia e la prevaricazione. Infatti, sebbene la “Cristifidelis Laici “ parli della parrocchia come di una fraternità animata dallo spirito d’unità, una casa fraterna ed accogliente, molti non percepiscono né fraternità né accoglienza, ma un volersi isolare, una sorta di lotta continua, una radicalizzazione delle posizioni; come palesato può accadere con parole che si può rivolgere ad alcuni fedeli : “O con noi o contro di noi!”, lasciando intendere un atteggiamento bellico. Ed è proprio tale atteggiamento che può portare numerosi fedeli nati e cresciuti in una parrocchia a non frequentarla più. Vedo molti privi di dimora, la Domenica si girovaga da una chiesa all’altra; ma allo stesso tempo ognuno non vuole intraprendere alcun nuovo cammino presso altre realtà. Non sarebbe giusto!
Urge a tale scopo un cambiamento di mentalità, affinché mediante una operosa corresponsabilità si diventi laici maturi e impegnati, capaci di dare lo specifico contributo alla missione parrocchiale ed ecclesiale. Dobbiamo ricercare ciò che unisce, attraverso proprio quel dialogo che è elemento fondante di una comunità.

Tale dialogo, però, non deve essere per i fedeli una mezza possibilità o opzione che può essere accordata o rifiutata, ma il modo autentico per essere fedeli a Cristo. Purtroppo anziché il dialogo si pratica l’esclusione; anziché l’ascolto dell’altro, la condanna; anziché la comprensione e la tolleranza, la persecuzione. E’ auspicabile, che in una parrocchia si metta al centro l’ascolto reciproco tra il pastore e il fedele e viceversa; così come di una Chiesa che mostri più attenzione alle membra più umili e fragili del corpo e dello spirito. Il Signore ci chiama ad essere discepoli che stanno con Lui per mezzo del prossimo, e non semplici propagandisti o militanti. Problema principale non è, dunque , (ed è bene che sia chiaro!), lo spostamento della statua fine a se stesso, ma le modalità e le giustificazioni di tale operazione, nonché “l’accanimento” mostrato fino ad ora per il raggiungimento di tale obiettivo.

Lo spostamento della statua diviene così importante da rompere l’equilibrio e la serenità della Comunità. E poi ci viene detto che è solo una statua? Appunto! Ma se è solo una statua, ne valeva la pena arrivare a tanto? Perché invece non ci si occupava di altro? Di ciò di cui oggi la Chiesa ha realmente bisogno? Anziché ridiscutere ciò che per tantissimi anni nessuno si era sognato di mettere in discussione?
Sarebbe auspicabile che chi è arrivato in una comunità solo da un paio d’anni, prima di stravolgere certe tradizioni e situazioni preesistenti, rifletta bene ! A che serve il voler stupire solo per il gusto di farlo?

Ma soprattutto alle anime ciò giova? sta giovando ? O le sta solo esacerbando?! Se ne sentiva il bisogno? NON CREDO PROPRIO!

Ora se dobbiamo dire che nulla è più “alto” di Lui, cioè Cristo, neppure sua Madre in tutto questo non c’è dubbio, ma se la pensassimo tutti cosi urge il bisogno di togliere al centro delle chiese tutte le statue e icone della Madonna. Non si può colpevolizzare e quasi demonizzare una certa parte di comunità, si sono spese parole che hanno incendiato ancora di più il clima parrocchiale, anche a seguito dei vari articoli della stampa. In giornali come “La Repubblica” o “Giornale di Sicilia” si leggeva di minacce al parroco da parte dei portatori, contrari alla scelta dello spostamento del simulacro della Madonna, allo scioglimento del gruppo ad opera dell’allora cardinale Romeo che interrogato da alcuni fedeli non aveva mai dato disposizione sul nulla, e cosi altri episodi spiacevoli che non danno testimonianza di una comunità cristiana. Dunque tutti i portatori di vara si sentono preoccupati, perché se dovesse accadere qualche spiacevole episodio potrebbero pagarne le conseguenze, solo perché ormai l’ opinione diffusa, ovviamente tra chi realmente non li conosce, potrebbe pensare che in parrocchia ci siamo persone cattive pronte a tutto! Quando invece realmente non è cosi!

La cosa che più mi, e ci sta, a cuore è che la comunità torni ad essere unita, che si possa vivere serenamente la vita parrocchiale.
Siamo consapevoli che anche noi parrocchiani e non, abbiamo le nostre colpe, infatti c’è chi ha combattutto per la petizione (direi legittima), c’è invece chi è andato oltre, e c’ è chi ha offeso, ingiuriato il parroco, e c’è chi ancora inasprisce gli animi tra gli stessi fedeli e cosi ecc. ecc.
Ma questo perchè succede? Perchè manca il vero dialogo! Ma abbiamo fortemente notato quanto sia importante la presenza di un pastore che sappia indicare la via. Ma ancora di più capire quanto sia importante la presenza e l’importanza dei laici che non si schierano da una parte e altri da un altra, ma avere lo scopo di unirsi. Questa via, che è il Vangelo, è stata smarrita e si desidera ora ritrovarla e percorrerla.

Per questo la persona in questione, chiede e chiederà in futuro aiuto a sua Eccellenza Corrado Lorefice, arcivescovo dell’ arcidiocesi di Palermo, nel dare un futuro significativo alla vocazione parrocchiale non solo nella comunità Bagherese. È proprio questo ciò di cui abbiamo bisogno. Si tratta, però, di un bisogno che riguarda la comunità nel suo insieme, e non qualcuno in particolare. Ciò ci interpella tutti affinché si possa riscoprire lo spirito conciliare e fraterno, divenendo nuovi protagonisti di una Chiesa aperta al mondo e alle vere sfide del nostro tempo, nonché gli artefici principali della valorizzazione della nostra vocazione all’apostolato. Un altra confusione che attualmente viene ripercorsa, tutt’oggi da altri fedeli, lo troviamo nelle parole del parroco, quando erano in corso le firme per la petizione: “Chi firmera’ sara’ complice e sarete tutti denunciati. chi fa questo e’ un demone e’ un anticristo”.

Successivamente, le persone impaurite dalle parole del parroco che avevano gia’ firmato, chiesero di farsi togliere da tale petizione, ma con insistenza e con pazienza di alcune persone,veniva spiegato che le suddette firme erano concentrate soltanto per il ritorno del simulacro dell’ Immacolata nella nicchia sull’altare altare maggiore (di cui i fogli riportano questa intestazione) e non per buttar fuori il parroco dalla comunità. E vero, purtroppo, alcuni approfittando di tale situazione, o chi per mala fede ha interpretato tale gesto, comunicava che tali firme servissero per buttar fuori il parroco, ma per fortuna, anche lo scrivente ed altri laici impegnati nella petizione, hanno cercato di riequilibrare la situazione incresciosa che si era creata, e quindi col tempo era stato chiarito cosi l’ equivoco.

Successivamente erano state informate le forze dell’ordine e la stessa Curia, i quali hanno riferito e rassicurato che cittadini e devoti sono liberi di fare tale petizione libera e democratica. Nonostante tutto, le suddette firme erano state consegnate al cardinale Paolo Romeo e, nuovamente visionate e corservate dall’attuale arcivescovo di Palermo, S.E.R..Corrado Lorefice, affinchè la sacra immagine dell’Immacolata possa far ritorno al suo posto centrale dell’ altare maggiore, essendo che è stata proclamata “Madre e Regina di Bagheria”, perchè essa rappresenta, sia per il quartiere delle Anime Sante e sia per la città, un punto di riferimento personale sia a livello devozionale che personale. Per noi tutti è il centro della nostra vita; Ella ti da il suo benvenuto e, accogliendoti come madre del genere umano, ti sprona, guardandoti negli occhi, di pregare il suo figlio Gesù presente ai suoi piedi, cioè nel tabernacolo. Citazioni, documenti, ricerche storiche fanno bene per tutti affinchè riscopriamo il vero valore delle cose, ma perché andare a cercare le fonti scritte per giustificare una scelta?

E’ una cosa che ha spronato sia il comitato attraverso i bollettini di Mons. Sammarco e sia adesso dai recenti articoli i diretti interessati, che attraverso altre fonti storiche, ognuno ha voluto far sentire le proprie ragioni. Non si tratta di burocrazia, ne di far valere le volontà di chi ci ha preceduto o chi ne ha le facoltà è chiaro che riesce a farsi valere, ma e’ una questione di cuore! se tutto ciò sta creando tanto clamore, evidentemente ha suscitato qualcosa di forte, perchè tutti ne stanno soffrendo per tale vicenda, dico tutti, sia per il parroco per un lato, sia per i fedeli stessi e sia per la stessa chiesa che è in Palermo. .E forse questo dovrebbe farci riflettere…Stolti e poveri di cuore lo siamo se ci facciamo la guerra a suon di carte e non solo… purtroppo l’abbiamo fatto tutti, perchè ognuno ha voluto far sentire la propria voce attraverso pareri e posizioni diverse. Basta ragionare per una volta col cuore e dare ascolto ad una comunità che ha bisogno di “QUEGLI OCCHI” vicini e diretti! Quindi non ha senso dire che bisogna riportare la chiesa alla situazione antica, se fosse questo un principio valido, la stessa Cattedrale di Palermo e tante altre chiese dovrebbero essere demolite e ricostruite di nuovo.

Se il simulacro della Madonna fu traslato sull’altare maggiore c’e’ stato un motivo valido che tutti sappiamo e, bisogna ricordare che tutti i parroci non sono i proprietari delle chiese che muovono e cambiano a loro piacimento, la parrochia gli viene affidata dal vescovo e la deve amministrare secondo le direttive del vescovo e non a titolo personale. L’arcivescovo prenderà le sue saggie decisioni perchè, e ne sono fortemente convinto, che egli non permetterà ancora di avere delle comunità divise, infatti l’ arcivescovo durante la sua omelia per il giubileo del V vicariato disse: “I giovani e non solo loro, chiedono una sola cosa, di trovare comunità cristiane dove il vangelo che viene annunciato sia accompagnato dalle opere, i nostri giovani hanno bisogno di vedere preti e comunità cristiane, che non si perdono o separano per stupidaggini, ma vogliono vedere comunità cristiane dove si ci vuole davvero bene, e dobbiamo capire che le nostre comunità debbono essere luoghi di Misericordia del Signore, che addirittura accoglie i figli che se ne vanno, per vari motivi, i figli fragili, che mai dico mai bisogna condannare nessuno, che c’è sempre una cosa che si può ritornare, c’è una possibilità di riprendere il cammino e rafforzarsi e quindi essere un unica famiglia, e l’altro sia accolto, riconosciuto e rispettato.

Quindi per noi cristiani, e soprattuto per chi è sacerdote, deve ricordare ai suoi figli spirituali, che sempre sempre bisogna avere un cuore che riconosca nell’ altro una dignità di persone che mai strumentalizzerà ma accoglierà”. Quindi concludendo il mio pensiero dico che non bisogna prendere il problema come una sfida o una vincita dell’uno o dell altra parte, ma capire che il ritorno di un simulacro presso la nicchia centrale dell’altare maggiore, tanto caro a tutti, ma in particolar modo a chi è cresciuto in questa comunità, sia segno di unione e di continuità per tutti sia per un parroco e sia per quella parte di comunità divisa in due parti. Ripeto, quel ritorno non sia una sconfitta per alcuni o una vittoria per altri, no, ma sia segno di unione e di grande umiltà che tutti indistintamente dobbiamo fare per la salute e il bene di una comunità cristiana. La petizione per il ritorno del simulacro, petizione ancora attuale, non è stata messa nel dimenticatoio, e non sia interpretato come segno di divisione, di rottura ma, chi si è imbattutto per questo ideale, non è stato un mezzo, ripeto, per distruggere ma per riportare unione e riequilibrio.

Ci sono state persone che hanno messo tempo e amore in questa storia travagliata, si perchè c’ è amore verso chi ama la chiesa pur soffrendo, quell amore che si ha verso a “ Bedda Matri” non tanto perchè si ama una statua, ma per chi attraverso quell immagine riconosce la sua origine, appartenenza e cosi tanti ricordi che non tramonteranno mai da quel momento glorioso dai tempi di Mons. Sammarco fino ai giorni nostri e cosi in futuro, perchè la devozione di ogni singolo devoto all’Immacolata la si riconosce dal primo momento che la si incontra fino all ultimo respiro della vita e non di chi si trova di passaggio! Allora non c’ è bisogno che l’ufficio tecnico della Curia o lo stesso arcivescovo, sapendo quali sono le motivazioni che hanno creato scompiglio, accetti che il quadro della deposizione, attualmente posizionato sull altare maggiore, rimanga al suo posto, perchè ripeto che se la statua deve essere motivo di chi la vuole vinta e di chi ne deve accettare la sconfitta, meglio che ci ritiriamo tutti e facciamo tutt’ altro in questa vita.

Fondamentale capire e far capire che un giorno ritornerà il simulacro della Madonna sull’ Altare maggiore, quindi sarà inutile far accettare fin da adesso, una questione, una realtà da parte degli uffici competenti, che le cose devono rimanere per come sono attualmente. Spero che l’Immacolata possa intercedere e ci copra con il suo manto materno, perchè sa che in questa vicenda tutti abbiamo sbagliato e siccome siamo nell’ anno della misericordia, a tutti indistintamente è concesso di ravvedersi e riunirsi nuovamente in un unica famiglia chiamata comunità cristiana come i primi cristiani di un tempo. Cercherò di scrivere un altro pensiero tra due settimane, per dare la possibilità di rispondere o replicare su questo mio intervento. Caso mai ci fosse da replicare a qualche intervento da parte di qualcuno, risponderò prima al quesito che mi verrà posto, e nella successiva pubblicazione ritornerò a scrivere la mia seconda parte, sempre nell’equilibrio e nella piena libertà di pensiero equilibrato e pacifico.

Giuseppe Firenze

 

madonna assunta

 

 

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