I commercianti di Corso Umberto: ”da tre anni siamo soli.”

L’istanza più urgente resta la sicurezza, a cui si aggiunge la preoccupazione per i nuovi rincari a fronte di una fruibilità del corso che manca di una programmazione e di un presidio costante necessario.


“Da ben tre anni, nonostante la pandemia siamo stati in contatto con questa amministrazione, ma le nostre proposte sono rimaste inascoltate”.

Cosi ci dice Luca Scalisi, titolare di una storica attività sul Corso Umberto di Bagheria, la Foto – Ottica Paolo.

Presidente della Associazione Umberto Gallery CCN, parla in rappresentanza di un nutrito gruppo di commercianti.

“Una delle primissime istanze – ci dice – divenuta sempre più prioritaria, è quella di tenere sotto controllo il territorio ed assistere e monitorare il tessuto commerciale, vittima di una escalation di incursioni pomeridiane nel Corso Umberto che si protraggono sino alle prime luci dell’alba”.

Lo specchio di questa città, indicato da tutti come motivo di crescente preoccupazione anche tra le famiglie, a cui resta sorda solo l’amministrazione.

“In una città normale – continua uno degli storici esercenti del corso – sarebbe bastata la prima segnalazione ai Vigili Urbani, più volte sollecitati, così come l’ assessore competente.”

“Diventa, allora, importante – aggiunge Scalisi – che i cittadini sappiano che ciò avviene da diversi mesi dalle rotture dei vetri, alla razzia di 4 bar lungo il corso, queste istanze diventano ancora più urgenti dopo l’illusione di essere usciti dalla crisi legata al momento pandemico e alla restrizioni, andando incontro alle incognite dei rincari della vicenda bellica in Ucraina, e delle sue ripercussioni sul tessuto economico europeo e mondiale. Per questo chiediamo prima possibile, un incontro con i diretti interessati, che fino ad oggi ci sono parsi in tutt’altre faccende, affaccendati.

“Il terziario – in conclusione – pur essendo settore trainante e di supporto anche a quello turistico, con cui tanto ci si riempie la bocca, non ha mai avuto la necessaria considerazione da parte delle amministrazioni che si sono succedute”

La vicenda di Corso Umberto ha radici poco più profonde, quando in un più ampio progetto di mobilità, si pensò alla valorizzazione con la realizzazione dell’isola pedonale. Quel progetto prevedeva anche la realizzazione di aree limitrofe a parcheggio, con navette di collegamento di cui oggi non si sente più parlare.

Il tutto infatti, prese una piega diversa quando il progetto si arenò nei meandri della burocrazia e del becero ostruzionismo, cosi che, si avviò una interlocuzione con l’amministrazione di allora, che era evidentemente più pronta al confronto, e la gestione del Corso Umberto, divenne quella che è tutt’ora vigente e che non era affatto dispiaciuta ai commercianti.

Una duplice veste di fruibilità più veloce legata al transito di autoveicoli la mattina, ed una più legata alla fruizione delle famiglie nei pomeriggi e nei weekend.
Una soluzione che aveva dato i suoi frutti in termini economici e di vivibilità, fino al momento pandemico che poteva segnare il punto zero per la lotta a certe forme di inciviltà, che pure erano molto più rare e circoscritte, e che invece è stato lo start per la loro diffusione a macchia d’olio.
Scalisi ci racconta di scene da film post apocalittico con gare di scooter e bici elettriche, che sono praticamente silenziosissime e di cui non ti accorgi, sino al lancio costante di petardi tra la gente, lo scostamento delle transenne e l’arbitraria abusiva riapertura al traffico veicolare, ad un certo orario, quando, sfruttando le lunghe giornate estive ai commercianti farebbe comodo stare aperti ancora un po’ e l’isola pedonale sarebbe splendido contorno.

Un’ulteriore assenza dell’istituzione che ha pero un retrogusto amaro quando la si vede avallare l’abusiva chiusura di una strada per un certo esercizio commerciale, e non riuscire a garantire invece, la chiusura e la sicurezza del Corso Umberto dove gli esercizi commercIali sono tanti e ancora di più le famiglie che vorrebbero fruirne.

Bagheria non è un Comune per tutti.

Ignazio Soresi


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