Concorsi Regione Sicilia, gli scenari preoccupanti e denigratori per il personale interno: “Quale sarà il nostro destino?”

Il maxi-Concorso alla Regione Sicilia, indetto a fine del 2021, continua a sollevare uno tsunami di polemiche ed indignazione. Il numero degli idonei non è sufficiente a ricoprire i posti disponibili messi a bando. Ancora una volta, nessun riferimento alla riqualificazione del personale interno all’amministrazione.

Oltre il danno la beffa. I dati relativi al reclutamento degli addetti ai Centri per l’Impiego si sono rivelati un vero e proprio flop. Su quasi 60mila candidati partecipanti, infatti, a malapena 200 risulterebbero idonei su ben 537 posti messi a concorso.

Dopo i vizi di legittimità che hanno interessato la procedura concorsuale, in relazione alle condizioni e ai requisiti d’accesso per il personale interno (il quale ha presentato, in massa, domanda nel mese di gennaio più decine e decine di successivi ricorsi al Tar Sicilia, tuttora pendenti), adesso la Regione Sicilia si ritrova davanti ad un bivio nel colmare la grave carenza nell’organico.

L’amministrazione, trovando conforto nell’affermare di essersi limitata ad applicare le disposizioni vigenti (dl. reclutamento n.80/21 come convertito in l.113/21 dell’agosto 2021), lascia ancora una volta nell’ombra il personale interno, senza voler capire di poter trovare proprio in questo la soluzione, comportando un ragionevole risparmio di spesa.

“La riqualificazione del personale del comparto non dirigenziale risolverebbe il gap istituzionale che questa amministrazione regionale ha rispetto a tutte le altre regioni (il 50% del personale di bassa categoria rispetto al 12% delle altre regioni) – affermano dal Confsal-Crab, sindacato che tutela i dipendenti del comparto non dirigenziale della Regione Siciliana ed in particolar modo quelli delle categorie A e B – Pensate a quanto si risparmierebbe se si riqualificasse il personale interno nell’andare a colmare il vuoto amministrativo creatosi, anziché assumere personale esterno spendendo milioni per bandire un nuovo concorso pubblico. Come se le casse regionali non fossero già abbastanza disastrate”.

Appare dunque nuovamente scartata l’ipotesi di una progressione verticale di carriera, nonostante questa venga già attuata da tempo, nei fatti, in alcuni comparti ma mai ufficializzata. Sono diverse centinaia i dipendenti, in particolar modo delle categorie A e B e del comparto non dirigenziale, che da decenni svolgono quotidianamente mansioni superiori rispetto a quelle per le quali sono stati assunti, senza riconoscer loro alcuna differenza retributiva e contributiva.

“Ci sono centinaia di dipendenti, fascia A e B, che pur laureati risultano ufficialmente operatori/collaboratori e ciò nonostante, per anni e gratuitamente, hanno prestato servizio recandosi ‘in missione’ per conto della regione a ciò comandati, ovvero a gestire mandati nettamente superiori rispetto alla loro categoria. Il tempo dello sfruttamento è finito”.

Il Confsal-Crab è pronto sul piede di guerra nel voler abbattere il muro dell’immobilismo, chiedendo per l’ennesima volta che venga attribuito ai dipendenti il diritto del riconoscimento lavorativo, la dignità e il sacrificio di tutti questi anni di onorato servizio, richiamando l’attenzione e il supporto delle altre realtà sindacali (troppo spesso distanti dalle esigenze dei loro iscritti): “Valga questa nostra come appello, come chiamata alla piazza in favore dei delusi, degli incerti, degli apoliticizzati, dei senza egida sindacale: noi siamo con loro e saremo pronti a tutelarli”, dichiara.

Ciò che preoccupa ed indegna ulteriormente gli iscritti del Confsal-Crab è la disposizione secondo cui, per le amministrazioni titolari di progetti legati al P.N.R.R. (come nel caso della Regione Sicilia) è possibile assumere dirigenti di seconda fascia e funzionari attingendo direttamente dalle graduatorie vigenti di altre amministrazioni. A proposito dei fondi legati al P.N.R.R., ci si interroga altresì se non fosse meglio, considerata l’attuale crisi economica mondiale e nazionale che ha portato ad un’inflazione all’8%, destinarli ai soggetti delle categorie più basse dell’amministrazione che hanno merito, titoli ed esperienza acquisita anziché “investirli in ‘maxiconcorsi flop’ sempre più tristemente simili ad una fucina di voti di scambio, con il relativo ed esponenziale aumento di dipendenti pubblici da mantenere”.

Un altro temuto scenario consiste nella ben più grave prospettiva secondo cui i colleghi risultati idonei vengano ‘automaticamente’ esclusi dalla graduatoria in favore dei candidati esterni vincitori. Un’ulteriore beffa per gli interni che resterebbero ancora immobili nelle loro qualifiche.

Dichiara il coordinamento Crab: “Sappiamo di numerosi colleghi che hanno partecipato al maxiconcorso e risultano aver conseguito il punteggio atto a passarlo. Cosa accadrà loro? Verranno depennati dalla graduatoria finale? Sarebbe questa l’efficienza della macchina pubblica? Dopo decenni di dedizione al lavoro e di patrimonializzazione del loro background professionale. Quanto verificatosi, oltre che gravemente anticostituzionale, è oltremodo mortificante per le categorie A e B del comparto non dirigenziale. In ragione di ciò, i nostri legali hanno già inviato una formale messa in mora ed interruttiva del decorso prescrizionale per inevaso pagamento di dovute ‘differenze’ retributive per centinaia e centinaia di nostri iscritti, nonché per le relative inevase coperture contributive”.

Lo Staff legale sopracitato e a cui si è dato incarico, sottolinea: “I nostri hanno denunciato l’accaduto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e a tutti i maggiori Dicasteri interessati alla vicenda, specificando di aver perso ogni chance di progressione di carriera in spregio alla tutela costituzionale loro dovuta. Soprattutto, hanno evidenziato il mostruoso danno erariale in cui sarà coinvolta la collettività poiché non si poteva bandire alcunché senza adeguata copertura finanziaria, e i nuovi assunto verranno mantenuti dalla collettività siciliana con prevedibili significativi aumenti di addizionali Irpef”, conclude.

Federica Raccuglia



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