Verso l’area marina protetta del golfo di Capo Zafferano

A Bagheria si torna a parlare del golfo di Capo Zafferano, protagonista di un progetto finalizzato all’istituzione dell’area marina
pr
otetta. “Un’occasione di sviluppo”, così viene definita l’iniziativa nell’ambito del convegno che si è tenuto lo scorso sabato 11
dicembre nel teatro di Palazzo Butera. Incontro organizzato dai Comuni di Bagheria e Santa Flavia, oltre che dal Cesvit (Centro per lo
Sviluppo Territoriale), dal Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, e dal Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo.

A moderare l’incontro, Orazio Amenta del Centro Studi Sviluppo Territoriale, e il Presidente del Consiglio di Santa Flavia Giuseppe Tripoli. Una data, quella dello scorso sabato, che ha sintetizzato a pieno lo spirito del convegno, considerando che proprio l’11 dicembre 1997 – come ricordato da Amenta in apertura – veniva siglato il Protocollo di Kyoto, trattato internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici. Una ricorrenza che si spera possa essere “di buon auspicio per il nostro territorio.”

Un’ottima opportunità, dunque, per parlare della conservazione di uno dei nostri siti naturali più importanti. I fondali di Capo Zafferano, infatti, ospitano una rigogliosa Prateria di Posidonia dalla cui salvaguardia dipende la conservazione della biodiversità e dell’ecosistema marino. Tanti i relatori che hanno potuto dare il proprio contributo. Il convegno ha rappresentato un punto di contatto tra le diverse realtà che affrontano le sfide legate alla tutela dell’ambiente: dal mondo della politica a quello delle associazioni e dell’università.

“Bagheria crede in un progetto politico, scientifico e culturale come quello dell’area marina protetta” ha detto l’assessore bagherese Emanuele Tornatore, “voglio fare un commento in qualità di tecnico: sono un archeologo e per molto tempo ho lavorato a Ustica, dove l’area marina protetta funziona e rappresenta una risorsa per l’isola, per i turisti e per le famiglie di pescatori.

Importante, inoltre, non tralasciare il contrasto all’inquinamento delle acque: anche l’area protetta può dare un contributo per un mare più pulito.” L’istituzione dell’area marina protetta del golfo di Capo Zafferano, va precisato, non è un’idea dell’ultimo minuto. Proprio per la realizzazione di quest’obiettivo, nel 2019 è stata presentata in Parlamento un’apposita proposta di legge dalla deputata bagherese Caterina Licatini. “Seguo il tema dall’inizio della legislatura” ha affermato Licatini “non solo con la mia proposta di legge ma anche con l’installazione del corridoio di boe a protezione del golfo di Capo Zafferano, iniziativa che ho già svolto per tre anni consecutivi.”

Poi prosegue: “È fondamentale poter contare su una maggiore cooperazione da parte delle amministrazioni locali. Le questioni di rilievo ambientale dovrebbero trovarci uniti. Sono temi che si legano anche al problema dell’inquinamento e della depurazione delle acque reflue, criticità per le quali paghiamo ancora sanzioni europee esorbitanti. Bisogna superare queste difficoltà, per poter fare il salto di qualità. Ultimamente ci sono state anche operazioni delle forze dell’ordine. Ma l’azione repressiva – per quanto importante – dovrebbe sempre essere l’ultimo step. Perché quando si parla di ambiente, i risultati si vedono investendo in primis sulla prevenzione.”

Aperto a un dialogo costruttivo anche il Sindaco di Santa Flavia, Salvatore Sanfilippo, il quale però ha adottato una posizione di
maggior cautela. “Non sono restìo all’area protetta” ha spiegato Sanfilippo “ma credo che bisogna prima comprenderne vantaggi
e svantaggi. Oltre all’aspetto ambientale sicuramente primario, ho il dovere in quanto sindaco di salvaguardare i pescatori.

Occorre chiarire e dialogare.” Considerazioni senz’altro accorte che, d’altra parte, hanno suscitato negli altri relatori osservazioni
rassicuranti, come quella del subacqueo Alfonso Santoro: “Le aree marine protette non sono mai una limitazione: portano
solo del bene, anche per la pesca. Credo che dobbiamo darci da fare per questi interventi necessari al territorio.”

A sostegno di un’area protetta che oltre a rappresentare un traguardo di tutela ambientale può anche essere fonte di economia,
l’onorevole Antonino Cracolici: “l’area marina protetta oggi costituisce il futuro per l’attività della pesca: una diversificazione in grado di produrre un reddito ai pescatori che non derivi solo dalla cattura a mare, ma da tutte quelle attività che gli stessi pescatori (in quanto conoscitori del mare) sono in grado di promuovere e valorizzare partendo dal territorio in cui operano.”

Al convegno è intervenuta (da remoto) anche la deputata Alessia Rotta, Presidente della Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati, che ha ribadito l’importanza della discussione e dell’accordo tra le parti coinvolte per far fronte alla complessità dell’iter di istituzione dell’area. Oltre agli interventi degli esponenti politici, anche quello di Giovanni Lo Coco in rappresentanza della categoria dei pescatori. Molteplici i contributi delle associazioni impegnate nella salvaguardia delle risorse naturali, come quello di Mimmo Schillaci del gruppo Facebook “Addabbanna a muntagna, al di là del faro, la Sicilia”, e quello di Giuseppe Caputo e Riccardo
Baiamonte per l’associazione “Next”.

Ulteriori interventi di figure tecniche ed esponenti del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo.
È proprio dalla tutela e dalla conservazione dell’ambiente che passa il percorso per la crescita culturale, sociale ed economica del territorio. Una crescita più che mai opportuna, soprattutto in un momento storico come quello attuale, segnato da una crescente
consapevolezza delle conseguenze dell’inquinamento, dei danni all’ambiente e di cambiamenti climatici che diventano
sempre più preoccupanti.

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