Il consultorio di Bagheria naviga ancora nell’incertezza. A palazzo Butera l’incontro tra Utenti e Consulta Giovanile

Sbattere ripetutamente la testa contro il muro, di certo, non fa per gente incline alla resa o all’esasperazione. Perché si sa, farlo può avere solo due potenziali esiti: o si rompe il muro, o si rompe la testa. Ma possiamo essere orgogliosi, da cittadini, del fatto che alcune teste non sono disposte a rompersi tanto facilmente.

Si tratta del comitato delle Utenti del Consultorio e delle donne che ne fanno parte. Donne che da tempo lottano per ottenere locali adeguati e dignitosi per il consultorio familiare, denunciando le condizioni di degrado della struttura in via Massimo D’Azeglio. Le pretese – fatto ormai noto – riguardano i locali confiscati alla mafia in via Dante. Locali per i quali, nel marzo del 2019, il Comune di Bagheria ha stipulato una convenzione di comodato d’uso con l’Asp di Palermo.

Il trasferimento del consultorio, tuttavia, non è ancora stato realizzato. Ma sono gli ultimi aggiornamenti ad aggravare lo stato d’animo delle attiviste che da anni non fanno altro che chiedere dignità e decoro per un servizio indispensabile alla collettività. Come ci viene riferito dalle stesse Utenti: “di recente è stata data comunicazione al Sindaco che i nuovi locali del consultorio non sarebbero adeguati, perché la sala d’attesa è troppo piccola.” Informazioni che, secondo le Utenti, rendono la storia ancora più paradossale, visto che giungono a seguito di mesi in cui non si è parlato d’altro che di lavori di adeguamento e modifiche ai progetti.

Il tutto in un quadro fatto per lo più di rinvii, ostacoli nelle procedure, impegni non rispettati. La ciliegina su una torta che ha il retrogusto spiacevole dell’incomprensione. Alla luce delle ennesime difficoltà, le Utenti del Consultorio hanno richiesto un incontro con i rappresentanti della Consulta Giovanile di Bagheria. Incontro che si è tenuto il 28 marzo scorso nel giardino di palazzo Butera e in occasione del quale Francesca Giammarresi – appartenente al gruppo – ha esposto una sintesi del percorso intrapreso per il trasferimento del consultorio.

Una narrazione per cui è facile immedesimarsi nello stato d’animo delle Utenti. Viene riferito, ad esempio, delle chiavi dei nuovi locali per il consultorio, consegnate dopo parecchio tempo dalla convenzione di comodato d’uso. O ancora, ci viene riportata una nota con cui, solo nel dicembre 2019, l’Asp sollecita l’amministrazione a effettuare una voltura catastale ancora inesistente (così che, a mesi di distanza, formalmente l’immobile confiscato non risultava ancora di proprietà del Comune). Ci viene raccontato dei rallentamenti dovuti al lockdown, dei ritardi nella pubblicazione del bando, delle sopravvenute modifiche al progetto. Negli occhi e nelle parole delle Utenti del Consultorio, più che lo scoramento o il rancore, è possibile intuire un altro sentimento: l’incredulità.

È come tentare di liberarsi da una calza elastica, più si prova a romperla e più quella ritorna con ostinazione alla sua forma iniziale. All’incontro è presente Rosa La Camera – tra le più note rappresentanti del gruppo delle Utenti – che ha detto: “A questo punto noi vogliamo rivolgerci al nostro Sindaco che, come primo cittadino, è anche responsabile della salute pubblica. Il consultorio è un presidio sanitario, molto utile in particolare alle donne, e va assolutamente difeso. Non siamo le uniche in questa lotta e condividiamo il disagio di altri comitati. Abbiamo studiato le vicende di altre città, dove ci sono molte altre donne organizzate, e abbiamo appurato che è stato proprio il Sindaco a supportare la loro causa e a sostenerle. E in certi casi, il comune ha procurato dei locali dignitosi per i consultori – in città dove, per di più, non si dispone di beni confiscati –.

Ringraziamo intanto i ragazzi della consulta giovanile per la loro presenza e per aver ascoltato le nostre istanze.” I membri della Consulta Giovanile presenti all’incontro – Alice Durante, Paride Valenti e Romolo Gruessner – commentano: “Il fatto più grave è che non viene data la giusta importanza ad un servizio senz’altro fondamentale. Noi siamo prontissimi e onorati di accogliere e supportare le istanze delle utenti del consultorio e non ci tireremo indietro. Cercheremo di fare tutto il possibile per quanto ci compete in qualità di Consulta Giovanile. Abbiamo la possibilità di depositare delle interrogazioni dirette all’amministrazione e faremo in modo di porci come intermediari per esporre la questione agli altri organi comunali.”
Ricordiamo che la vicenda del consultorio si collega anche a una riflessione politica più ampia, introdotta dalla deputata bagherese Caterina Licatini con l’affermazione “lo Stato a Bagheria deve vincere.”

L’onorevole Licatini, che da tempo segue la vicenda del consultorio e supporta il gruppo delle Utenti, in una sua recente conferenza ha rimarcato l’urgenza di trasferire il consultorio nei locali in via Dante, in quanto “lo Stato diventa più forte quando si fa promotore dell’utilizzo dei beni confiscati. Se il bene non viene utilizzato, il rischio è quello di una lettura deviante: ossia, di un limite invalicabile tra la mafia e lo Stato.” Ma è di certo possibile scendere ancora più a fondo, riflettere, sottolineare aspetti che forse vengono immeritatamente trascurati e che contribuiscono a dimostrare l’importanza
della vicenda. Come dichiarato dalle stesse Utenti del Consultorio, bisogna opporsi alle chiusure nei confronti delle donne.
E questo impegno assume ancora più valore in un periodo storico e politico come il nostro, in cui finalmente – anche se, va detto, forse ancora troppo timidamente – cominciamo a mettere più carne al fuoco della parità di genere e del rispetto per le donne.

È forse il caso di appellarci a una qualche coerenza civica e considerare che in una comunità politica che vuole educare le future generazioni a una realtà in cui le donne non subiscano più le tante difficoltà che ancora oggi incontrano in molti campi, da quello lavorativo a quello della dignità sociale, un servizio come quello del consultorio familiare non dovrebbe essere affatto trascurato.

Gioacchino D’Amico

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