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Scuola Gramsci chiusa da 13 anni

Per 13 anni non sono stati spesi 2 milioni di euro. Si tratta di una somma frutto di un mutuo concesso dalla Cassa depositi e prestiti per i lavori di riqualificazione e consolidamento della scuola “Antonio Gramsci” distrutta, vandalizzata rimasta chiusa per tutto questo tempo.

Tra l’altro il Comune oltre ai 2 milioni ha pagato inutilmente anche gli interessi. A causa di un contenzioso instaurato con la ditta che stava eseguendo i lavori, le attività vennero interrotte e l’opera divenne una incompiuta.

Il passare del tempo ha peggiorato la situazione. Per fortuna adesso i lavori sono in corso e si spera che possano essere conclusi entro fine maggio per programmare il trasloco e dare per l’inizio del nuovo anno scolastico una nuova scuola alla comunità ed ai bambini di Bagheria. Non solo non si proseguirono i lavori, ma la scuola fu abbandonata e non si trovarono soluzioni.

“Una brutta pagina per la città – dichiara l’ex assessore al Bilancio Maria Laura Maggiore – perché in tanti, negli anni, promisero di risolvere la questione e ridare dignità alla scuola ma senza risultati. Quando abbiamo capito che il Comune non aveva speso quelle risorse eravamo molto arrabbiati perché questo avrebbe risolto molti dei problemi di Bagheria”.

Uno dei primi problemi affrontati dalla precedente amministrazione, nel 2014 fu proprio la scuola “Antonio Gramsci”, quando vennero approfonditi i motivi per cui non proseguirono i lavori ed il sindaco Patrizio Cinque incaricò i componente della Giunta, per delega di affrontarne gli aspetti.

“Si verificò la vicenda urbanistica – aggiunge Maggiore – quella relativa all’edilizia scolastica, alla Pubblica istruzione, alla necessità di affrontare ridare dignità alla comunità e non ultima quella finanziaria.

I lavori per ogni componente della giunta sono proseguiti parallelamente. Venne chiesto agli uffici di redigere il progetto e venne inviato il progetto per i pareri di competenza. Verificammo che il Comune negli anni aveva attivato dei mutui presso la Cassa Depositi e Prestiti poi non utilizzati e su altri c’erano somme utilizzabili perché precedentemente i progetti si erano conclusi”.

In una serie di incontri con la Cassa Depositi e Prestiti fu riferito all’amministrazione che i mutui si potevamo rimodulare, ma prima si doveva uscire dal dissesto.

“Per noi era assurdo che per più di 10 anni si pagasse un fitto e non si fosse deciso di ricostruire quella scuola – dice ancora l’ex assessore – nel frattempo, purtroppo, la scuola ha perso iscritti, il che, tuttavia da un lato ha permesso di ridimensionare le dimensioni della scuola, dall’altro di perseguire la politica di razionalizzazione degli istituti chiesta dal Miur”.

Uscito dal dissesto, il Comune ha riavviato l’iter di riqualificazione della scuola che finalmente a breve non sarà più un’opera incompiuta. Ma perché la precedente amministrazione comunale non ha denunciato nulla?  “Perché a noi non ci interessava attaccare gli altri – conclude Maggiore – ed abbiamo deciso di convogliare tempo ed energie per risolvere i problemi come buoni padri id famiglia”.

(pig) Pino Grasso

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