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Anniversario dell’attentato a Rocco Chinnici

A Villa Cattolica si è svolto l’evento in memoria del magistrato

Si è svolto a Bagheria, nella cornice di Villa Cattolica, nella giornata di Domenica 28 luglio, in prima serata, l’evento: Legalità e lotta alla mafia dai Palazzi di Giustizia ai luoghi dell’educazione”, in memoria di Rocco Chinnici. La manifestazione è stata ideata dallo scrittore e sceneggiatore Paolo Pintacuda, per ricordare la figura umana del magistrato siciliano, ucciso in un attentato mafioso la mattina del 28 luglio 1983. Anche la Città delle Ville si è unita, quindi, alla commemorazione dell’anniversario della morte di Rocco Chinnici.

Rocco Chinnici fu ucciso alle 8 del mattino del 29 luglio 1983 con una Fiat 126 verde, imbottita con 75 kg di esplosivo parcheggiata davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico a Palermo, all’età di cinquantotto anni. Ad azionare il detonatore che provocò l’esplosione fu il sicario della mafia Antonino Madonia. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall’esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi. L’unico superstite fu Giovanni Paparcuri, l’autista. I primi ad accorrere sul luogo della strage furono due figli del magistrato, ancora ragazzi: Elvira e Giovanni Chinnici, che erano in casa al momento dell’esplosione. Rocco Chinnici era da tempo nel mirino della mafia, aveva intuito che, per contrastare efficacemente il fenomeno mafioso, era necessario riunire differenti filoni di indagine, comporre tutte le informazioni e le conoscenze che ne derivavano. Per farlo, riunì sotto la sua guida un gruppo di giudici istruttori: Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Giuseppe Di Lello. L’anno dopo la sua morte, questo gruppo prenderà il nome di “pool antimafia”.

L’incontro, aperto a tutta la cittadinanza, è iniziato con un applauso per onorare la memoria di Rocco Chinnici, su invito di Marina Mancini, responsabile dell’Ufficio Stampa del Comune di Bagheria e presente, in qualità di moderatore. A seguire, come di consuetudine, i saluti istituzionali da parte dell’amministrazione, rappresentata dal Sindaco Filippo Tripoli e dal Vice Sindaco Daniele Vella. “La nostra speranza è che questi eventi non rimangano eventi straordinari in giornate quotidiane. Ognuno di noi, secondo i propri ruoli e le proprie competenze, deve testimoniare la legalità, dando l’esempio, con un operato improntato nel rispetto delle regole, per lottare contro il potere mafioso. Questo è anche il senso della giornata di oggi ricordando Chinnici e la sua opera“ – ha dichiarato il primo cittadino.

Nell’intervento successivo, il Vice Sindaco Daniele Vella, assessore alla cultura e alla legalità, ha evidenziato l’importanza dell’educazione alla legalità nelle scuole, in continuità con il pensiero e le opere di Rocco Chinnici: “E’ necessaria una forte sinergia tra le istituzioni. La funzione repressiva incontra dei forti limiti in una società che è in fortissimo cambiamento nella quale vi sono stimoli di informazione, stimoli culturali, modi di fare, modi di essere differenti, che certamente hanno modificato la vita sociale. Questi limiti possono essere colmati dalla funzione educativa come quella che esercitava Chinnici con la sua opera”

Il dibattito è proseguito con l’intervento di Paolo Pintacuda che ha fatto un’introduzione del cortometraggio “Processo a Chinnici”, proiettato nella parte conclusiva dell’evento: “mi feci spiegare cosa successe in quell’attentato da mio padre, quel giorno nacque la mia coscienza di cittadino” – ha dichiarato lo scrittore e sceneggiatore bagherese, che ha concluso, ringraziando pubblicamente gli attori palermitani Ficarra e Picone, produttori del corto.

La parola è stata data successivamente a Leoluca Rocchè, Dirigente del Commissariato di Polizia di Stato di Bagheria, che ha puntualizzato: “Noi, in qualità di forse dell’ordine, dobbiamo ricordare per poi agire e per non indietreggiare. Noi, come Chinnici andiamo nelle scuole, anche per vincere la diffidenza nei nostri confronti”.

«Giustizia è legalità, è scuola, è filiera dell’educazione» – ha dichiarato il Professor Giuseppe Di Chiara, docente di procedura penale presso l’Università di Palermo. «Non c’è dubbio che la giustizia vada amministrata con rigore e con precisione, così come non c’è dubbio che il presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine sia l’elemento di partenza, per garantire un contesto di legalità, ma in realtà questi fattori non sono sufficienti, perché c’è un humus da costruire attorno a tale contesto, che debba muovere invece da valori condivisi. Rocco Chinnici è stato il primo a comprendere che questo sforzo non dovesse essere svolto in termini episodici ma strutturali» Ha concluso il docente.

Tra le varie domande e sollecitazioni poste dalla giornalista Marina Mancini, si è fatto riferimento all’importante lavoro di Pio La Torre, che portò alla creazione della legge 646 del 13 settembre 1982, meglio conosciuta come “Legge Rognoni – La Torre”, con la quale vennero introdotti per la prima volta nel codice penale la previsione del reato di associazione di tipo mafioso e la conseguente previsione di misure patrimoniali applicabili all’accumulazione illecita di capitali. La legge n. 646, del 13 settembre 1982, nota come legge “Rognoni-La Torre”, introdusse per la prima volta nel codice penale la previsione del reato di “associazione di tipo mafioso” (art. 416 bis) e la conseguente previsione di misure patrimoniali applicabili all’accumulazione illecita di capitali.

La risposta è stata data da Agostino D’Amato, Segretario del Centro Studi Pio La Torre: Il fulcro delle attività del Centro Pio La Torre, è un progetto educativo, rivolto a tutte le scuole medie d’Italia, per fargli conoscere i luoghi degli attentati, le opere intraprese da personalità come Rocco Chhinici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino ecc, cercando di coinvolgerli. E’ un lavoro complicato, soprattutto per i ragazzi di periferia, cresciuti con altri tipi di mito e valori diversi, tuttavia il Centro Studi Pio La Torre continuerà la sua attività nelle scuole con i ragazzi, rapportandosi con le istituzioni come ha sempre fatto. Questo connubio fa capire che lo Stato è più forte della mafia.”.

Ha destato forte preoccupazione, l’intervento di Carmelo Miceli, deputato e membro della Commissione Antimafia Nazionale: “Mi preoccupa molto l’approccio dell’attuale esecutivo nella lotta alla criminalità organizzata, la Commissione Antimafia ha difficoltà a relazionarsi con il ministero degli interni, di conseguenza, tutto grava sulla responsabilità delle forze dell’ordine e delle amministrazioni locali che possono fare ben poco. Il momento storico che stiamo vivendo è dominato da una grande confusione politica, di contro la mafia nel tempo si è evoluta. Ma la lungimiranza di queste iniziative è importante e bisogna tornare a spiegare nel dettaglio ai ragazzi che cosa sia la mafia”.

Il dibattito si è concluso con l’intervento commovente di Caterina Chinnici, figlia del magistrato ed europarlamentare: “Quello che è accaduto quella mattina ha cambiato per sempre la nostra vita. Mio padre ci ha sempre dato sicurezza in famiglia, quel dolore per la sua scomparsa ci accompagna sempre. Quel bacio sulla fronte, con il quale ci salutava era il suo modo per dire: ‘io ci sarò sempre’. Noi abbiamo fatto una scelta: non sentirci più vittime ma sopravvissuti, perché intendiamo trasformare quel dolore in forza per continuare l’opera di mio padre. E’ importante ricordare per insegnare l’educazione alla legalità”.

L’evento è proseguito con l’introduzione del cortometraggio: “Processo a Chinnici”, interpretato da un grup­po di stu­den­ti del­la scuo­la se­con­da­ria di pri­mo gra­do Co­smo Gua­stel­la di Mi­sil­me­ri (paese natale di Chinnici), che hanno così dato vita alla sto­ria scrit­ta in oc­ca­sio­ne del 36° an­ni­ver­sa­rio dal­l’as­sas­si­nio del giu­di­ce siciliano.

Nel corto, prodotto da Tramp LTD, di Ficarra e Picone, il magistrato viene fantasticamente processato per ec­ces­so di le­ga­li­tà, tra i “capi di imputazione”, figurano: aver in­debolito il so­li­do rap­por­to tra Sta­to e ma­fia, aver mi­glio­ra­to la giu­sti­zia, aver in­tui­to, sen­za l’a­iu­to dei pen­ti­ti, i mec­ca­ni­smi e i rap­por­ti ge­ne­ra­ti dai ma­fio­si; ma so­prat­tut­to, aver dato vita, nel 1980, al pool an­ti­ma­fia in cui coinvolse an­che i giu­di­ci Gio­van­ni Fal­co­ne e Pao­lo Bor­sel­li­no. “Processo a Chinnici” è stato presentato al Giffoni Film Festival di quest anno, la popolare manifestazione cinematografica rivolta a bambini e ragazzi che si svolge ogni anno, nel mese di Luglio, nella città di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno.

Il primo a prendere la parola è stato il regista Marco Maria Correnti: “La scelta di coinvolgere dei ragazzi come attori rappresenta la voglia di Chinnici di parlare ai giovani. Anche noi con il nostro lavoro siamo obbligati a fare qualcosa per la società. Mettendo quella bomba la mafia ci ha svegliato tutti quanti. Quel bacio sulla fronte, in realtà Chinnici l’ha dato a tutti noi”.

Giovanni Furnari, autore della sceneggiatura provocatoria, ha spiegato come è nata l’idea del corto: “Le chiacchiere di paese, quando si tratta di attentati mafiosi, fanno emergere la tendenza a colpevolizzare le vittime, facendole apparire, cioè responsabili principali del loro triste destino, con la frase diventata virale nel corso del tempo: ma chi glielo ha fatto fare?” – lo sceneggiatore ha sottolineato, inoltre, che all’impegno delle istituzioni e della scuola, si deve aggiungere anche molto il contributo dei cittadini: “Va bene la scuola, va bene la politica, ma anche il cittadino deve dire qualcosa e fare la sua parte. Questo corto è un prodotto della società civile”.

Rosita Ferraro, direttrice artistica del cortoha dichiarato, nell’ultimo intervento: “L’elemento fondamentale di questa storia è l’amore per le gesta di questo grande uomo. Abbiamo pensato a qualcosa di bello da raccontare e per parlare di bellezza è bene parlare di Rocco Chinnici. E’ stato molto bello e gratificante, inoltre, vedere i ragazzi, così entusiasti di partecipare all’iniziativa, al punto di immedesimarsi nei loro ruoli”.

La serata si è conclusa con la proiezione del corto, davanti ad un pubblico molto partecipe, in cui erano presenti anche il Sindaco di Misilmeri, Rosalia Stadarelli.

La lotta alla mafia deve proseguire con determinazione, per fare capire non solo ai ragazzi delle scuole, ma a tutta la società civile, che un altro mondo, dove lo sviluppo diventi “sinonimo” di legalità, è ancora possibile realizzarlo.

Nicola Scardina

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