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E’ morto Benedetto Varisco, l’uomo che amava i cavalli. L’ultimo viaggio sullo “stràscino”

varisco benedetto variscoAmava tanto i cavalli, con essi ha sempre vissuto, ha percorso parte del tragitto dell’ultimo viaggio su un carro tirato da un cavallo bardato a festa.
E’ stato l’ultimo regalo che i figli, su suggerimento del maestro Enzo Di Liberto, hanno voluto fare al padre, l’85enne Benedetto Varisco, che, sabato 16 gennaio è morto di crepacuore, come dice, forse esagerando, la gente.
Eppure qualcosa di vero ci sarà perché, negli ultimi mesi di vita, fra mille sofferenze per la frattura del femore, il povero “zu Binu”, com’era affettuosamente chiamato in famiglia e da chi gli voleva bene, è andato pure in depressione per non essere stato più in grado di accudire il proprio cavallo che considerava fra i suoi amici più cari.
Immagini inusuali, dopo i funerali celebrati lunedì mattina nella chiesa delle Anime Sante, si son offerte ai bagheresi, molti dei quali non hanno esitato ad immortalarle in un clic fotografico.
Non era infatti mai capitato che all’uscita dalla chiesa, un corteo fosse preceduto dalla bara adagiata invece che su un carro funebre, su uno “stràscino”. Chissà quante volte – commentavano gli amici – zu Bino aveva guidato lo strascino negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso.
Lo strascino, in dialetto locale, è il carro senza sponde adibito al trasporto di materiale pesante e voluminoso, su cui venivano caricati, per esempio, i blocchi di tufo provenienti dalle cave di Aspra o le cassette degli agrumi delle nostre campagne per essere trasportati alla stazione ferroviaria o al porto di Palermo da dove venivano avviati in varie località della Penisola.
Ebbene, lo strascino che trasportava Varisco in quel freddo lunedì di gennaio, ricordava l’affusto di cannone su cui era collocata la bara dell’eroe di guerra seguìto, in solenne, austero silenzio, dalla chiesa delle Anime Sante fino a via Libertà.
Benedetto Varisco malvolentieri si era rassegnato al tramonto del carretto che, come strumento di lavoro e sostegno della famiglia, era stato relegato nell’angolo dei ricordi. Dismessi i panni del carrettiere per esercitare il mestiere di conducente di auto da noleggio, egli non volle privarsi mai del cavallo che poi lo avrebbe accompagnato nelle sfilate folcloristiche delle sagre paesane dove era il primo ad accorrere con l’entusiasmo di un bambino e il classico abbigliamento della tradizione siciliana.
Viveva quasi in simbiosi con il cavallo e gli scintillavano gli occhi quando qualcuno gli chiedeva consigli sul perché, sul come e quando, su tutto ciò insomma che riguardasse un equino. Mite, condiscendente e generoso, di amici ne aveva tanti. Lo ha notato anche il parroco delle “Anime Sante” che ha celebrato le esequie in una chiesa gremita. Padre Massimiliano Purpura ha peraltro ricordato al popolo dei fedeli che “Benedetto è vivo più che mai ora che vive in Dio, con Dio e per Dio”, e, pur nell’ora del turbamento e del dolore, ha invitato i presenti a ringraziare il Signore per avercelo dato.
Per il momento dunque zu Bino ci ha voluto precedere in Paradiso dove certamente ritroverà gli amati cavalli di una vita e dove magari, ritemprato dalla luce divina, non esiterà a cavalcarli e scorrazzare nelle sterminate praterie del cielo.

Alla vedova, signora Pina Tomasello, ai figli Antonella, Giacomo e Angelo, ai nipoti e ai familiari tutti rivolgiamo le più sentite condoglianze, nostre personali, e di tutta la redazione del Settimanale.

 

Giuseppe Fumia

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