UN’AREA MARINA PROTETTA A CAPO ZAFFERANO: UN’IDEA CHE PUÒ DIVENTARE OCCASIONE DI SVILUPPO E CURA DEL TERRITORIO

«L’11 dicembre è sempre stata una data non banale. Dove le cose che sembrano impossibili diventano possibili. Fu così nel 1997 quando i grandi della Terra siglarono il protocollo di Kyoto contro le emissioni climalteranti» – è iniziata con questa dichiarazione di buon auspicio la conferenza che si è svolta appunto l’11 dicembre 2021 che ha presentato l’idea di creare un’area marina protetta a capo Zafferano. A dichiararlo l’ingegner Orazio Amenta, presidente del Centro Studi per lo Sviluppo Territoriale (Cesvit) organizzatore dell’evento insieme al comitato promotore dell’iniziativa di cui fanno parte il Comune di Bagheria e quello di Santa Flavia, oltre al Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (CoNISMa) e il Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo (DiSTeM).

«Così, in piccolo, anche noi, oggi, abbiamo fatto nascere qualcosa di importante, destinato a fare virare la via dello sviluppo verso altri binari rispetto al passato – dice Amenta – Pare impossibile che a Bagheria e Santa Flavia oggi siamo riusciti a lanciare l’idea di un’ Area Marina Protetta a Capo Zafferano».

La lunga conferenza che ha visto decine di interventi di esperti, amministratori e stakholders, è servita a presentare la proposta di istituire l’area marina protetta tra Aspra e Solanto, idea che prende spunto dal riconoscimento dell’Unione Europea nei confronti dei Fondali di Capo Zafferano (ITA020052), che nel 2019 diventano Zona Speciale di Conservazione, nel tratto di mare prospiciente il Parco di Monte Catalfano, considerevole risorsa ambientale e paesaggistica terrestre.

L’incontro, moderato oltre che da Amenta anche dal presidente del Consiglio comunale di Santa Flavia Giuseppe Tripoli è servito anche a fare il punto sullo stato delle nostre coste, sugli impegni che le pubbliche amministrazioni, ma non solo esse, devono prendere per migliorare la salute delle acque del nostro territorio, ad ascoltare chi il mare lo vive, chi lo usa, chi lo studia, con un solo obiettivo utilizzare il mare quale risorsa di sviluppo ma rispettandone la natura.

I tanti interventi verranno raccolti in un documento diffuso attraverso la pagina facebook dell’area maria protetta e il sito web www.ampcapozafferano.it.

I promotori informano inoltre che è in programma la stesura di un protocollo d’intesa tra tutti gli enti, associazioni, organizzazioni intervenute al convegno e promotrici dell’iniziativa e tra tutte quelle che si vorranno aggiungere per chiedere al Parlamento l’introduzione di Capo Zafferano nell’elenco delle aree di reperimento riportate nella Legge 394/91, primo passo per avviare l’iter di riconoscimento dell’ area marina protetta.

All’incontro per rappresentare l’amministrazione comunale di Bagheria ha preso parte l’assessore Emanuele Tornatore che è intervenuto nella doppia veste di amministratore ma anche di archeologo con esperienza proprio su un’area marina come quella di Ustica. «Crediamo in questo progetto» – ha detto Tornatore – «un progetto che è politico ma anche scientifico, culturale, ambientale e turistico. Sono contento di vedere altri amministratori di Comuni vicini perché lavoriamo già, come distretto, come un unico territorio ed anche l’area marina potrebbe essere gestita allo stesso modo coinvolgendo la comunità che la vive. Bagheria c’è stasera e ci sarà in futuro, come altre azioni che tuteleranno l’ambiente ed il paesaggio».

Diversi i politici presenti o collegati da remoto. «Abbiamo una delle coste più belle della Sicilia» – ha detto Caterina Licatini, deputata della Camera (M5S)- «occorre condurre un’importante azione di informazione per coinvolgere i cittadini affinché si capisca che non si va contro i loro interessi». L’onorevole ha poi ricordato la sua attività sull’istallazione del corridoio di boe posizionato per salvaguardare la qualità del mare proprio di quel tratto costiero per impedire alle imbarcazioni di accedere al golfo senza limiti e in modo incontrollato. «Le sanzioni e le azioni repressive contro chi inquina servono ma sono l’ultimo step, occorre lavorare preventivamente» – conclude Licatini.

Presente anche l’onorevole Gabriella Giammanco (FI): «In Sicilia, in molti Comuni, manca la cultura ambientale, una cultura che deve nascere con noi cittadini fin da bambini. Dovremmo trattare queste aree come se fossero già protette» – ha detto la deputata che ha poi ricordato che la Legge Salvamare non è ancora legge ma è una norma importante che demanda anche ai pescatori la responsabilità di recuperare la plastica che finisce nelle loro rete per smaltirla adeguatamente.
Presente da remoto anche la presidente della Commissione VIII Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici Alessia Rotta che ha sottolineato come sia «fondamentale il tema della partecipazione e dell’accuratezza nella realizzazione di una rete preliminare di discussione in visione di un iter che è piuttosto complesso».

Presenti anche i deputati regionali Antonello Cracolici e Vincenzo Figuccia che pur appartenendo a schieramenti politici diversi hanno assicurato il superamento degli steccati e la piena disponibilità del parlamento regionale siciliano.

Presente inoltre il sindaco di Santa Flavia Salvatore Sanfilippo, che non si è dichiarato restio all’istituzione dell’area protetta per gli 8 km di costa flavesi «ma ho bisogno di capire cosa si intenda per area protetta, voglio capire cosa può comportare. Io ho una marineria nel mio territorio ma devo salvaguardare anche i pescatori, sono dunque qui per capire» – conclude il sindaco.

Individuare una linea di sviluppo sulla costa mentre sono disponibili i fondi del PNRR significa anche puntare ad uno specifico modello di sviluppo e su questo assunto si sono sviluppati anche gli interventi dei tecnici e dei docenti universitari presenti così come del sub come Alfonso Santoro che considera «l’area marina protetta non un problema ma una risorsa di sviluppo».

Sono intervenuti poi Rosalinda Brucculeri della direzione generale per il mare e le coste del Ministero della transizione ecologica, Taira Di Nora responsabile Aree Marine Protette – ISPRA che sono intervenute sui divieti, sulla legge quadro delle aree protette, la gestione affidata a consorzi misti e la proposta di perimetrazione e zonazione. E ancora sono seguiti gli interventi del direttore del dipartimento Scienze della Terra e del Mare dell’università degli studi di Palermo Attilio Sulli e del presidente del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare CoNISma Antonio Mazzola.

Presenti anche Pino Virga, presidente FLAG GAC Golfo di Termini Imerese, Antonino D’Amico, dirigente Servizio 2 – Assetto del Territorio – Autorità di bacino, Nicola Silvestri capitano di Fregata della Capitaneria di porto di Palermo, Gianpiero Tomasello del Cesvit, Alfonso Santoro Diving “Blueshark” e Mimmo Schillaci gestore del gruppo Facebook “Addabbanna a muntagna, al di là del faro, la Sicilia” , Giuseppe Maurici dirigente responsabile Aree Marine Protette del Dipartimento Regionale dell’Ambiente, Giuseppe Caputo dell’associazione Next, Egidio Trainito autore e divulgatore scientifico delle scienze marine Giuseppe Pisciotta guida subacquea.
Ha chiuso il convegno la testimonianza toccante di un pescatore, Lo Coco, che non ha sottolineato solo i dubbi di una categoria ma ha puntato a segnalare che prima di tutto occorre rispettarla area marina, preservarla, non inquinarla.

Nei Fondali che circondano il promontorio di Capo Zafferano sono stati censiti numerosi habitat di notevole importanza, fra cui una vasta prateria di Posidonia oceanica, che si estende da 1 metro a circa 30-32 metri di profondità. La Posidonia oceanica, che svolge un ruolo rilevante nella produzione di ossigeno non è una pianta “qualsiasi”, le sue praterie rivestono un’enorme funzionalità per la vita del mare e il suo litorale, tanto da essere strettamente protetta da norme nazionali ed internazionali. Oltre alla prateria di Posidonia, l’area di Capo Zafferano presenta altre emergenze naturalistiche tra cui il “Coralligeno” tipico dei fondali rocciosi.

Il gruppo promotore dell’iniziativa nasce a seguito della collaborazione avviata nell’ambito della presentazione del progetto “Realizzazione di un Ecosistema dell’innovazione sulla gestione integrata delle zone Costiere orientata alla crescita BLU (ECOBLU)” a valere sull’avviso PNRR dell’Agenzia Nazionale di Coesione, dalla quale è scaturito un proficuo confronto sui temi ambientali della fascia costiera. I territorio di Bagheria e Santa Flavia con i rispettivi enti locali sono stati coinvolti in quanto i due territorio ricomprendono il SIC marino dei Fondali di Capo Zafferano, nonché il SIC-ZPS terrestre di Monte Catalfano.

Marina Mancini
ufficio stampa

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