“Zangara”, 65 anni fa la prima tipografia a Bagheria

1° agosto 1955, giorno importante per Bagheria: un giovanissimo e intraprendente palermitano, Vincenzo Zangara, apre la prima tipografia nella nostra città. La sua è una vera e propria “impresa liberatrice” grazie alla quale i bagheresi si affrancano dalla schiavitù di recarsi a Palermo
per la stampa di partecipazioni, biglietti di visita, manifesti e volantini.

Da quel primo agosto cessano dunque le trasferte per incombenze stampatorie nel capoluogo, soprattutto nella tipografia Trombino di corso Vittorio Emanuele, considerata la tipografia dei baarioti.

In quel primo lunedì di agosto, in una Bagheria già avviata lungo la strada del benessere, ha inizio un’avventura di successo per la Tipografia Zangara e per il 17enne Enzo che la gestisce, in inizialmente in solitario. Questi, alla fine del primo mese di attività si ritrova con ben 300mila lire in tasca, un gruzzolo considerevole a quel tempo.

Il primo lavoro in assoluto fu il menu per un banchetto nuziale commissionatogli dal bar Aurora di Domenico Cuffaro. Fra gli altri
primi clienti Zangara ricorda il bar La Favorita di Fucarino, il Consorzio idroagricolo, lo studio radiologico Gentile (ancora oggi cliente dopo 65 anni), il cardiologo professore Scirè.

Grazie all’intelligenza e alla professionalità che Enzo, nonostante fosse poco più che un ragazzo, aveva acquisito a Palermo nella tipografia del padre Umberto, le commesse fioccavano, e non soltanto dalla città. È lui che stampa tutti i libri del concittadino medico oculista Mimmo Lo Cascio, come pure e le pubblicazioni scientifiche a diffusione nazionale di Contattologia, disciplina di cui lo stesso Lo Cascio era presidente nazionale.

Perché Enzo Zangara, a 17 anni, lascia la storica e avviata tipografia del padre, che era stata pure del nonno, per approdare a Bagheria? “Il mio venne considerato un atto di follia e del resto, per certi miei gesti, attribuibili forse alla mia giovane età, in famiglia mi chiamavano u fuoddi, un nomignolo cui dopo qualche anno avrebbero affiancato quello di baariotu”.

I coniugi Zangara

Enzo non era affatto folle, bensì giovane impulsivo, lungimirante ed anche insofferente alle regole impostegli dal padre cui voleva comunque tanto
bene. Non sopportava però certe formalità quale, per esempio, quella che in tipografia si dovesse stare tutti con giacca, cravatta e camicia dal colletto possibilmente inamidato.

Ma ciò che determinò un contrasto, via via insanabile, che avrebbe indotto Enzo ad abbandonare l’azienda paterna per crearsi a Bagheria un proprio centro di vita e di lavoro fu la diversità di vedute sul sistema di lavoro. Enzo, giovane moderno e con grande apertura mentale, era aperto
appunto a recepire i benefici di tutte le innovazioni industriali e i vantaggi che le nuove macchine, azionate da energia meccanica, avevano apportavano all’arte tipografica. Il padre Umberto, invece, tipografo vecchio stampo, legato ai sistemi tradizionali, non ne voleva sentire parlare e restava fedele agli assetti manuali che azionavano macchine antidiluviane che risalivano quasi all’invenzione di Gutenberg.

Non c’era verso di fargli capire che acquistando una macchina ultimo grido avrebbe potuto stampare in un’ora cinque volte il materiale che riusciva a stampare con la vecchia macchina a pedale. Visto vano ogni tentativo di persuasione, Enzo decide pertanto di tentare l’avventura a Bagheria e il primo agosto 1955, al civico 3 della via Russo Bonavia, in pieno centro
storico, comincia a far cantare le macchine. Il successo è immediato e i guadagni sono floridi, come abbiamo detto.

Nel 1957 acquista la macchina da stampa tanto sognata, la famosa “Stella” automatica dell’Heidelberg. Gli fornisce parte del denaro il padre che
poco tempo dopo si ricrederà e nel 1959, convinto in pieno dalla giustezza del pensiero del figlio, comprerà anch’egli un’automatica Heidelberg per
la propria tipografia. Genitore severo ma amorevole, negli anni 70 fa dono ad Enzo della macchina da stampa con cui il giovane aveva imparato l’arte: la famosa “pedalina” Liberty costruita a New Jork nel 1872 e così chiamata perché veniva azionata solo col pedale. Gli regala anche il torchio fabbricato dalle officine Amos Dell’Orto a Monza nel 1854. Quest’ultimo è stato scelto come logo dall’azienda e, insieme alla pedalina, oggi fa bella mostra di sé all’ingresso della tipografia.

Tornando agli inizi della storia, nel 1958 Enzo trasferisce la tipografia
nei locale più ampi di corso Umberto, angolo corso Butera, dove oggi c’è un bar. Nel 1959, a 21 anni, corona il suo sogno d’amore e sposa, dopo due anni di fidanzamento, Angela Zerbo dalla cui unione nascono quattro figli. Compagna di vita e di lavoro da ben 61 anni, Enzo deve ad Angela parte della floridezza dell’azienda che nel 1961 viene ancora trasferita al n.441 di corso Butera, di fronte al cinema Corso. Il 1961 è pure l’anno in cui, terminato il sevizio militare, non farà più il pendolare e verrà ad abitare stabilmente a Bagheria, in via Guttuso, insieme con la sposina che, durante l’assenza del marito, aveva preso in mano le redini dell’azienda. Nel 1988 la tipografia Zangara si trasferisce nella sede attuale, al n.47 di via Sacerdote
Sammarco.

È proprio dal 1988 che, con la collaborazione dei figli Rosy e Umberto, Enzo ed Angela danno l’avvio alla trasformazione della tipografia in litografia con macchinari di nuova generazione, sofisticati, quattro colori, sempre
marca Heidelberg. Da vari anni l’azienda ha naturalmente adottato la nuova tecnologia digitale e si è attrezzata pure per la stampa di banner, gadget personalizzati tipo penne, capi di abbigliamento, shopper, ecc.

Sette anni fa, nel 2013, Enzo ed Angela decidono di autopensionarsi lasciando ai figli Rosy e Umberto la gestione dell’azienda. A loro resta la soddisfazione di essere stati pionieri a Bagheria e di avere insegnato l’arte
tipografica ad alcuni dipendenti, oggi apprezzati professionisti in città e a Santa Flavia. Numerosi inoltre i riconoscimenti fra cui il prestigioso premio “Sicilia che lavora” ricevuto a Giardini Naxos nel 1980.“Un grazie ai miei nonni Luigi Zangara e Vincenzo Lo Re – dice Enzo ricordando devotamente gli avi -.

Loro, insieme ai preziosi attrezzi del mestiere, mi hanno trasmesso l’amore e l’entusiasmo per una professione che porta nel mio cuore l’arte, la cultura e la conoscenza dell’umanità”. E aggiunge: “E’ un’eredità che con passione trasmetto ai miei figli, Rosy e Umberto, affinché possa perpetuarsi nei loro cuori come, da sempre, nel mio”.

QUATTRO GENERAZIONI DI TIPOGRAFI La famiglia Zangara ha l’arte tipografica nel sangue, sempre trasmessa di padre in figlio. Entrambi i nonni di Enzo Zangara, il paterno (Luigi), il materno (Vincenzo), il padre, i prozii e gli zii erano tipografi. Non solo; quasi tutti gli Zangara hanno infatti lavorato nella tipografia del “Giornale di Sicilia” e al nonno Vincenzo, che ne fu dipendente per ben 50 anni, venne conferita l’onorificenza di cavaliere del lavoro.

Lo stesso Enzo lavorò all’antica testata per dieci anni, dal ’67 al ’77, svolgendo doppio lavoro, a Palermo e a Bagheria. Ecco, Bagheria, un nome che vuol dire tanto, tutto per questa famiglia. Gli Zangara si sono perfettamente integrati in città, tanto da essere considerati bagheresi a tutti gli effetti, soprattutto dalle nuove generazioni che ne ignorano il sito d’origine. Persone stimate per laboriosità e rettitudine, Angela ed Enzo sono soci del Rotary Club Bagheria, un sodalizio che accoglie quanto di meglio possa offrire la comunità in cui alligna.

Enzo, tre anni fa è stato addirittura eletto presidente per l’anno rotariano
2017-2018. Gli inizi a Bagheria, nonostante la grandissima voglia di lavorare e di affermarsi, non furono però tutto rose e fiori per Enzo. Proveniente dall’elegante viale della Libertà di Palermo, zona Statua, pur non avendo alcuna puzza sotto al naso, fu dura per lui metabolizzare certe immagini di un paese che non brillava certo per pulizia e igiene. Ricorda vividamente quando il gregge di capre risaliva dalla via De Pasquale e, immettendosi
nello Stratonello, che percorreva fino alla piazza e oltre, sollevava una nuvola di polvere per le strade non asfaltate.

E ricorda pure la scena, poi immortalata da Peppuccio Tornatore nel suo Baaria, delle mucche che transitavano per le stesse strade lasciando qua e là “segni” inconfondibili del loro passaggio. Ma a poco a poco Bagheria gli entra nel cuore e se ne innamora grazie anche agli amici giusti di cui si circonda: Melino Moncada, Erminio Zarcone, il poeta Pietro Maggiore, il giornalista Pino Speciale, Franco Ferrante, Erina Di Leonardo, Antonio Gargano.Quanto ai pasti, Enzo li consumava nella trattoria della Za Maria, famosa anche allora e frequentata da altri palermitani che poi si sarebbero affermati stabilmente nella nostra città, quali i fotografi Vito Anzelmo ed Elio Genovese, il carnezziere Erminio Zarcone, u zu Pippinu, impresario edile di cui non ricorda il cognome. Tutta gente che, insieme a molti altri
immigrati, sia da Palermo sia da vari siti, avrebbero fatto la propria
fortuna e quella della nostra città.

Giuseppe Fumia

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