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Il poeta Achille Leto. Un autore imbevuto di classicità

Achille Leto è nato a Palermo il 30 settembre del 1870 e nella stessa
città è morto il 19 giugno del 1963.Era una persona molto riservata.
Era scrupoloso nella preparazione dei libretti, la cui stampa in tipografia amava seguire personalmente.

Non aspirava alla celebrità: la pubblicazione di un libretto era una
sua esigenza, non legata necessariamente alla approvazione dei critici e al gradimento di eventuali lettori.

Influenzato in gioventù dalla poesia pascoliana e da quella carducciana, rimase fedele per tutta la vita ad una ispirazione di tipo classico, non ascoltando di volta in volta i richiami delle spinte avanguardistiche, attraversando queste ultime senza esserne toccato. La sua poesia, insomma, ha sempre avuto un taglio aristocratico ad uso di raffinati cultori.

Di lui rimangono eleganti libretti su carta pregiata, ornati da xilografie o disegni, stampati in pochi esemplari, modello di arte della stampa, per amatori. Lo scrittore e critico letterario siciliano Guglielmo Lo Curzio così lo definiva in un articolo del 1954: “Forse non andrei errato se lo definissi un parnassiano, il più tipico parnassiano di Sicilia: la nitidezza adamantina, la impeccabile cesellatura del suo verso,1’amore del tocco coloristico, la
stupenda modellatura dei suoi sonetti e quel suo amore per la parola fulgente e precisa …”

Il carattere neoclassico della sua produzione poetica traspariva già dai titoli di alcune sue raccolte: “Le Metope”(1907); “Delenda Messana” (1908); “Lauri Nemus” (1914); “Il fuoco di Vesta” (1915); “Cammei” (1918);
“Geste Sicelie” (1918); “Doriche”
(1929) etc.

Achille Leto, un innamorato del mondo ellenico, coltivava spesso la composizione breve come un cammeo e a volte non tentava di abbellirlo con la rima perché era già sciolto e musicale di per se. Nella sua poesia è riscontrabile una raffinata sensibilità, velata da una pensosità decisamente moderna. Era un poeta fuori dal tempo: la sua formazione letteraria veniva
da lontano, ma lo spirito era moderno.

L’impianto della sua poesia aveva il sapore della classicità, ma l’anima del poeta vibrava delle sollecitazioni della modernità. A tratti la sua arte aveva qualche sussulto quando s’impegnava nella poesia eroica. Nel libretto “Geste Sicelie”, pubblicato nel 1918, troviamo una poesia dedicata alla memoria del nostro concittadino Ciro Scianna, eroe dell’Asolone.

Le poesie eroiche non erano le composizioni migliori: in esse si
notava una certa forzatura a scapito della liricità.
A leggere oggi le poesie di Achille Leto impressiona la sua abilità
nel gestire poeticamente un linguaggio d’altri tempi con una naturalezza, come se fosse una lingua parlata ancora oggi.

Articolo di Antonino Russo

Le poesie di Leto:

NINFEA
La giovinetta, che dormia, destossi
e aperti i cilestrini occhi negli orti
appese fiori e ne spargè per fossi.
Ne stipò le selvagge ispide forre,
e volle poi rivisitare i morti
per lievi serti sopra lor comporre.
Poi dentro cristallina acqua sorgiva
tanto pura si vide, che le piacque
starvi di marmo. Ogni sorriso apriva
un bianco fiore di ninfea sull’acque.

OVE FIORISCE L’ARANCIO
Io nell’isola nacqui ove s’infiora
l’arancio lungo il risonante mare,
e sui colli l’olivo esita e odora
il maturato grappolo solare;
ove sotto la messe che s’indora
vasta ondeggiando il sonno secolare
gli Dei di marmo dormono, e nell’ora
più arsa di cicale ebbro è un cantare;
ove pei monti s’ode,coi tintinni
del pascolante gregge,il mandriano
l’avena modular teocritea;
ove sorgono ancor senza più gli inni
a Cipride e i versetti del Corano,
il greco tempio e l’araba moschea.

…Trovata dattiloscritta
tra le pagine
di un suo libro
dedicato e datato
“primavera 1950”.
-Suppongo
sia inedita. A.R…

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