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Come si vive con un malato mentale in famiglia

La chiusura dei manicomi/lager grazie alla legge Basaglia del 1978, e’ stata una grande conquista di CIVILTA’ che ha ridato ai pazienti psichiatrici la DIGNITA’ di esseri umani; la realtà della malattia mentale oggi presenta
aspetti problematici non di poco conto per le famiglie al cui interno vive un soggetto fragile qual’é un sofferente psichiatrico.

Purtroppo la legge nella sua attuazione ha registrato forti ritardi e difficoltà nell’attuazione delle strutture alternative soprattutto al
sud, sempre indietro di 50 anni rispetto al centro-nord.

Ritengo che questo sia dovuto in primis all’atteggiamento mentale dei Dirigenti meridionali che preferiscono coltivare il loro orticello di privilegi, piuttosto che esporsi e metterci la faccia nel tutelare i diritti dei pazienti psichiatrici e sostenere le famiglie schiacciate dai pregiudizi sociali e dal loro dolore.

Oggi siamo nel 2020 e va segnalata la discrasia tra l’operatività
dei servizi territoriali, dei centri diurni e dei CSM del sud e quelli
dell’Italia del centro-nord; ho avuto personalmente modo di constatarne direttamente il modus operandi e sono rimasta basita dall’alto livello di prestazioni offerte e il supporto fornito alle famiglie.

Spesso mi sono confrontata con racconti di genitori, fratelli già
abbandonati dalla rete familiare ed amicale ai quali non e’ stato dato il giusto rilievo al loro grido d’aiuto, sottovalutando il livello di isolamento e disperazione in cui ci si ritrova; di fatto la loro esistenza e’ fagocitata da una malattia cronica e di difficile gestione soprattutto nella sua fase maniacale.

Nei miei tre decenni di vissuto di familiare di un sofferente psichiatrico ho dovuto tante volte alzare il livello di attenzione battendo i pugni non sentendomi accolta nella mia disperazione; Atteggiamento non gradito poiché le istituzioni dotate di scarsa autocritica non amano essere messe
in discussione.

Il CSM di Bagheria rappresenta sicuramente una risorsa per il nostro territorio ma presenta molte criticità’ e ritengo che i medici psichiatrici dovrebbero essere i primi a lottare per migliorare la qualità’ delle prestazioni offerte alzando la voce con la Regione Sicilia per la quale la tutela della SALUTE MENTALE sembra non rappresentare una priorità’.

La nostra istituzione regionale i fondi da destinare alle strutture dei CSM invece di essere implementati vengono puntualmente ridotti e questo lo trovo semplicemente VERGOGNOSO!

Non posso non affermare che nel nostro territorio esistono professionalità’ empatiche e sensibili, caratteristiche fondamentali nelle relazioni d’aiuto, ma nel corso degli anni mi sono scontrata anche con figure professionali poco incline all’ascolto e alla tempestività degli interventi, ritrovandomi a vivere situazioni drammatiche che mi hanno devastato emotivamente per sempre.

Mi auguro che per il futuro le cose cambino e che i familiari di tutti i pazienti psichiatrici esternino il loro dolore e senso di abbandono e non si rassegnino all’atavico immobilismo siciliano.

Rassegnarsi e’ come morire…

Una lettrice ..stanca!

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