Come eravamo… Quella prima volta che andammo al cinema Nazionale

Devo dire che mi appassiona molto leggere nelle pagine di questo giornale le storie che racconta il prof. Antonino Russo. Storie della sua giovinezza, che richiamano alla mia memoria la mia infanzia. Ho conosciuto, personalmente, tanti anni fa, diciamo anni ‘50, il prof. Russo. Era compagno di scuola o di studi, di mio cugino, al Magistrale, il prof. Vincenzo Monforte. Che è stato, fra l’altro, Preside, al Liceo Classico di via Dante, negli anni ‘80. Scomparso prematuramente. Ricordo da ragazzino, sei, sette anni, che mio cugino frequentava, oltre al prof. Russo, anche Giuseppe Martorana, (che scrive pure in questo giornale), Giuseppe Speciale, buonanima,
morto qualche anno fa, e altri giovanotti di cui non ricordo i nomi.

La loro età in quegli anni si aggirava intorno ai quindici, sedici anni. Nove anni esatti più di me. Li vedevo spesso insieme. O per studiare o per uscire a svagarsi. Per me erano mitici. Li vedevo diversi dagli altri ragazzi della loro età, per lo più già lavoratori in campagna o nell’ edilizia o in altri mestieri. Li ammiravo molto, nella mia fantasia. Giovanotti del tempo, anni ‘50, che frequentavano le scuole superiori, a Palermo! Voglio ricordare, per l’occasione, alcuni episodi, che ancora ricordo e che sono rimasti, nella mia memoria, indelebili.

Da ragazzino, sempre in quel tempo, andavo spesso da mia zia “Titidda”, sorella maggiore di mia madre, e madre di mio cugino
Vincenzo Monforte, per andare a giocare con l’altro mio cugino “Totuccio”, mio coetaneo, fratello di Vincenzo. Mio cugino “Totuccio”, era un bambino molto vivace, io ero più assennato. Giocavamo, come giocano tutti i bambini. Tranquilli, fino a quando non succedeva qualcosa di strano. Mio cugino “Totuccio”, andava spesso in escandescenza, non ricordo esattamente il motivo, ma sicuramente quando gli andava qualcosa di traverso, perché perdeva nelle competizioni che facevamo, come fanno tutti i bambini. A quel punto interveniva mia zia per calmarlo, e il gioco finiva lì.

In quelle occasioni chiedevo di mio cugino Vincenzo. La zia “Titidda”, mi diceva che era a scuola “Mpaliermu”. Sempre in quel tempo, ricordo, che una volta mio cugino Vincenzo, una domenica, come altre volte, dopo pranzo, venne a casa mia. Disse a mia madre: “Marì, mu pozzu puittari u picciriddu o cinamu?”. Mia madre rimase un po’ perplessa. Portare il bambino, così piccolo, per quei tempi, al cinema …… Rispose, assunte le precauzioni, che sì, poteva portarmi. Mio cugino precisò che per portarmi al cinema gli doveva
dare 20 lire, per fare il biglietto. Mia madre gli diede le 20 lire.

Quella fu la prima volta. Andammo al cinema Nazionale. Il cinema Nazionale, era ubicato in Corso Umberto, nella attuale sede
della Banca Unicredit. Mio cugino fece il biglietto. Un solo biglietto di platea, quello che costava di meno, 60 lire. La cosa mi incuriosì. Perché un solo biglietto? Mi spiegò che io, bambino, non pagavo, perché ero accompagnato da uno più grande che pagava il biglietto.
La spiegazione mi lasciò un po’ perplesso. Perché si faceva dare 20 lire da mia madre per portarmi al cinema? Non diamo alcuna spiegazione. Tutto mi sembra chiaro! Anziché pagare il biglietto intero, 60 lire, con 40 lire più 20 di contributo, andava al cinema.

Il film, naturalmente, si guardava in piedi accalcati con tanti altri ragazzi e ragazzini. Ricordo ancora una scena di quel primo film.
Io non capivo nulla. Non sapevo che cosa fosse un film. Era ambientato in un circo equestre, e alcuni clown, si prendevano a colpi di accetta. La scena esilarante era quando un clown rimaneva con l’accetta infilzata in mezzo alla testa pelata. Questo ricordo e quelle immagini mi sono rimaste impresse nella memoria. Per qualche tempo, ricordo, che la domenica andavamo al cinema, rigorosamente al Nazionale, al primo spettacolo.

Il cinema affollatissimo. Prima di entrare guardavamo i cartelloni esposti fuori, per vedere gli attori e le attrici. Proiettavano film western o di pirati. Americani. Dei film che proiettavano, io non capivo quasi nulla, vedevo le scene e per me erano una sequenza di immagini. Solo qualche anno più tardi cominciai a capire qualcosa, quando andai, per la prima volta da solo, con mio fratello più piccolo al cinema Vittoria, a vedere il film “Ulisse”, con Kirk Douglas.

Ai lettori del “Settimanale” i più sinceri auguri per un felice Natale ed uno splendido anno nuovo …
Buon Natale a tutti Voi

Domenico Aiello

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