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Rischia di chiudere il Centro diurno disabili di Bagheria

L’associazione “Vivere…vivere insieme” che proprio lo scorso 16 novembre ha celebrato i 40 anni di attività a vantaggio dei disabili della città, rischia di chiudere i battenti. Il grido l’allarme viene lanciato dalla storica presidente Irene Savona che si è sempre spesa per i disabili.

“Nel nostro Centro diurno di via Città di Palermo, in un immobile confiscato alla mafia che ci è stato affidato in comodato d’uso dall’amministrazione comunale svolgiamo le nostre attività – spiega Irene Amico – ma senza contributi non ce la facciamo ad andare avanti perché non possiamo pagare le utenze e nemmeno acquistare i materiali di consumo. Inoltre per mancanza di fondi, non abbiano più il collegamento internet perché abbiamo disdetto il contratto con Telecom e non possiamo svolgere le nostre normali attività.

All’amministrazione comunale chiediamo un aiuto per eliminare la situazione di disagio che vivono le nostre famiglie”. L’associazione “Vivere…vivere insieme” quattro anni fa ebbe finanziato un progetto ministeriale di 40.000 euro che servì per ristrutturare l’immobile dove ha sede il Centro diurno e i personal computer che però adesso sono ormai obsoleti.

I disabili che frequentano la sede di via Città di Palermo sono 130, e sono giovani ed anche meno giovani che terminato il periodo scolastico, sono a totale carico dei genitori che senza il Centro diurno rischiano di non avere più un ristoro di qualche ora per potere svolgere altre attività personali.

Insieme alle mamme, abbiamo richiesto un incontro al sindaco Filippo Tripoli per manifestare in disagio che siamo costretti a sopportare – aggiunge la presidente – la situazione è a rischio non abbiamo possibilità. Avremmo voluto fare comprendere come è difficile la nostra situazione, anche se il sindaco lo sa bene avendo svolto da giovane un periodo come volontario proprio da noi”.

All’incontro però, è stato presente l’assessore alle politiche sociali Emanuele Tornatore il quale ha manifestato tutta la sua disponibilità per un intervento risolutivo. 

 “Interverremo con aiuti concreti che prevedono la pulizia dei locali, la fornitura del materiale necessario e per il pagamento delle utenze – dichiara l’assessore Emanuele Tornatore – ma non possiamo erogare alcun tipo di contributo diretto perché la legge non lo prevede.

Siamo disponibili anche a fornire il personale. La nostra idea è quella di creare un Centro diurno unico al servizio della città invece di parcellizzare gli interventi. A tal proposito stiamo stilando un progetto sulla legge “Dopo di noi” da fare finanziare alla Regione per un Centri diurno inclusivo a lungo termine.

Per quanto concerne l’utilizzo del bene confiscato alla mafia di villa Castello non penso che possa essere utilizzato per questo scopo in quanto nasce come Centro di aggregazione”. L’associazione chiede che il personale assegnato sia specializzato, dovendo svolgere un servizio così delicato e di avere una certa autonomia di gestione.

“Quello che noi chiediamo è che ci diano la possibilità di continuare a svolgere il nostro servizio in autonomia – dice ancore Irene Savona – perché questi ragazzi li accudiamo da quando erano bambini ed è come se fossero tutti miei figli miei”.

(pig) Pino Grasso

(Nella foto Pig, un momento della festa per i 40 anni dell’associazione)

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