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“Ciauru ri astrattu” nel racconto di Arcangela Saverino

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Sulla rete abbiamo letto questo bellissimo post di Arcangela Saverino che abbiamo voluto pubblicare sul sito del Settimanale di Bagheria.

Ci sono ricordi dell’infanzia che accompagnano la nostra vita e restano lì, in attesa di riaffiorare e raccontare l’identità del nostro popolo e le radici dalle quali proveniamo, troppo spesso dimenticate. A volte i ricordi sono legati ai racconti dei nostri nonni. Racconti, come favole, di antiche usanze che col tempo sono andate quasi perdute.

In Sicilia, alcuni di questi ricordi sono legati alla preparazione dell’“astrattu” (il concentrato di pomodoro), una delle più antiche tradizioni della terra isolana. Un vero e proprio rito, tramando da madre in figlia, che accompagna generazioni di donne siciliane da secoli.

Per i giovani, oggi, la fine dell’estate è un “dramma”, una piccola tragedia che fa rima con l’avvicinarsi dell’inizio della scuola. Ma c’è stato un tempo in cui l’inoltrarsi della stagione calda era un momento di allegria. La sera precedente al giorno di festa si andava a letto presto, senza fare storie, convinti che in questo modo l’alba sarebbe arrivata prima. La sveglia suonava alle sei, si caricavano le cassette di pomodoro sulle automobili e via, tutti in partenza per la campagna.

Ognuno aveva il proprio compito, che andava eseguito in maniera precisa. Alla nonna il compito più importante, quello di dirigere i lavori, osservare, consigliare, richiamare. Alle donne più giovani il lavoro più faticoso, quello manuale. E poi via con l’allegria, con i canti e le risate.

I più piccoli restavano incantanti ad osservare l’operazione di spremitura. Ma il divertimento più grande arrivava quando il succo di pomodoro, così ottenuto, veniva steso ad asciugare sulle “maidde”,assi di legno, esposte al sole per parecchi giorni fino a quando il piacevole venticello di fine estate diffondeva per la campagna “u ciauru ri astrattu”, l’odore dell’oro rosso di Sicilia, forte e intenso. Dolce e aspro allo stesso tempo. A questo punto toccava ai piccoli: affondare il dito sul concentrato di pomodoro ed assaggiarlo. Un gioco che richiedeva la complicità della nonna che faceva finta di non vedere.

Oggi sono sempre di meno i siciliani che possono vantare di avere ricordi così preziosi. Ed è esattamente con lo scopo di “tramandare” alle generazioni moderne che, due giorni fa, ad Aspra (una borgata marinara di Bagheria, in provincia di Palermo) l’Associazione Culturale Altura, che si occupa di riqualificazione e promozione del territorio, ha organizzato l’evento Ciauru ri astrattu.

Alle prime luci del mattino, 15 “fimmini” hanno stesso sulle maidde, disposte sul lungomare del borgo, il succo di pomodoro per farlo essiccare sotto i raggi di un sole cocente. Nel tardo pomeriggio, il preparato è stato raccolto nello “scanaturi”. Tanti i siciliani che hanno ripercorso con la memoria questo antico rito e che, quasi con commozione, hanno rivissuto i propri ricordi. Qualcuno ha contribuito con il proprio racconto personale, con le “storie di altri tempi”.

In questa speciale giornata, il rosso dell’oro siciliano si è unito al blu del cielo. L’odore del mare si è mescolato a quello dell’astrattu, in un connubio assolutamente perfetto.

I cuochi del territorio hanno mostrato in quali pietanze tipiche siciliane il concentrato di pomodoro risulta un ingrediente di fondamentale importanza. Fino a tarda serata, è stato possibile degustare  piatti a base di estratto di pomodoro e vini siciliani. Margherite al sugo di astrattu, anciova con polpette di sarde, polipetti murati,  bruschette con pesto di astrattu mandorle e ricotta di pecora, caponata di pesce con sugo di astrattu: sono alcune delle pietanze che hanno fatto godere le papille gustative dei presenti.

Presso il Museo dell’Acciuga di Aspra si è svolto il dibattito “Il pomodoro incontra il mare. Cultura, tradizione, salute e sviluppo del territorio”, curato dall’Istituto per la Dieta Mediterranea (Idimed). E poi spettacoli, danze e musica in una vera e propria festa.

Manifestazioni di questo tipo servono a ricordarci che la tradizione, soprattutto culinaria, è una delle arti di cui si è occupata l’umanità lasciandovi la propria impronta. Le tradizioni racchiudono l’identità di un popolo: ecco perché è importante tramandarle alle future generazioni attraverso il racconto e l’operato di quelle precedenti.

 

Articolo pubblicato su “Nei Fatti” a cura di Arcangela Saverino

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