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Quarto condono edilizio in lavorazione all’ARS ?

Per approfondire la vicenda della possibilità (molto remota) del terzo
condono edilizio, (quello del 2003) bisogna iniziare dai primi due quelli
del 1985, del 1994 che escludevano dalla richiesta di sanatoria oltre agli
immobili costruiti in area di inedificabilità assoluta, anche quelli realizzati
in aree vincolate.

La Sicilia, ricordiamo regione a statuto autonomo, aveva recepito la
norma nazionale senza modificarne il principio ma nel 2013, pronunciandosi sul ricorso di un cittadino, il Consiglio di Giustizia Amministrativa (Cga) aveva stabilito che la fonte normativa siciliana
era quella risalente al primo condono, più permissiva rispetto alla
legge del 2003 applicata in tutt’Italia.

L’assessore del tempo (governatore era Rosario Crocetta), aveva emanato una circolare per estendere il principio del Cga a tutte le pratiche di sanatoria. Legambiente aveva impugnato la decisione del governo regionale, sempre davanti al Cga, che però non si era pronunciato dichiarandosi incompetente davanti a una circolare che non aveva valore di legge. Il risultato fu un ritorno a quando disposto dalla norma del 2003, e la revoca della circolare.

Ma solo per poco: un altro assessore revocò a sua volta la revoca
del suo predecessore. Il “caos calmo” è durato fino a qualche settimana
fa, quando il governo regionale ha proposto un nuovo disegno di legge che va nella direzione più permissiva rispetto alla legge del 2003. Tutto ciò, secondo Legambiente, contraddice quanto più volte stabilito dalla Corte costituzionale, e cioè che sul recepimento di una norma nazionale, la Regione può adottare modifiche che la rendano più restrittiva e non il contrario.

Invece, denunciano gli ambientalisti, che quello che si appresta a fare la
Regione è approvare una norma che dia l’interpretazione autentica
di quella recepita 17 anni fa e produca effetti retroattivi, garantendo
che il legislatore aveva intenzione di recepirla secondo lo spirito, più permissivo, delle due precedenti.

E qui scatta l’interpretazione di cavilli e spigolature di ogni genere
sul cosa si intende tra frasi e vaghe normative tra le varie componenti politiche della regione siciliana interessate alla vicenda ed automaticamente scatta la polemica tra chi parla di “legge innovativa” e chi di “condono camuffato” e nel frattempo viene approvato, in IV commissione Ambiente all’Ars, il Ddl Edilizia del governo Musumeci, un testo di legge definito innovativo che semplifica le procedure amministrative nel settore edilizio, molte delle cose che prima avevano bisogno di permessi per costruire, adesso di potranno realizzare con una semplice comunicazione,
e tante delle cose chi prima andavano realizzate previa comunicazione adesso saranno in edilizia libera.

Giusi Savarino, presidente della IV Commissione, dichiara che: «Non
introduciamo nessuna sanatoria o condono edilizio, ma mettiamo ordine
in questa materia e, soprattutto, consentiamo ai siciliani di poter costruire o ristrutturare con grande semplicità, senza perdersi nei meandri di soprintendenze ed uffici tecnici.

Il Ddl Edilizia fa coppia con la riforma Urbanistica già al voto in Aula. In questo modo, grazie al lavoro sinergico tra Ars e Governo
Musumeci entro la fine della Legislatura, riusciremo a modernizzare
la Sicilia e creare le condizioni affinché si investa
nella direzione di un territorio sempre più «Green» e liberi dalle
lungaggini burocratiche che spesso, purtroppo, penalizzano e
rallentano il comparto edile».

La controparte: «C’è un condono, non potevamo dire sì a un testo
che sana gli abusi. È l’ennesimo macroscopico scivolone del governo
Musumeci che a parole è contro gli abusi edilizi, nei fatti, però, li difende con tanto di legge», lo dicono i deputati del M5s all’Ars, Giampiero Trizzino, Stefania Campo e Stefano Zito, che, in commissione Ambiente, hanno votato contro il disegno di legge sull’edilizia, che ora passa in aula grazie ai voti della maggioranza.

«Il testo – dice Trizzino – contiene la norma che estende la sanatoria del 2003. Musumeci, appena qualche giorno fa in aula, aveva detto chiaramente che il suo governo è per la corretta gestione dell’ambiente, nel contrasto di ogni fenomeno di abusivismo edilizio. Peccato però che nei fatti si comporti in maniera diametralmente opposta.

Il presidente aveva l’occasione per fare finalmente qualcosa di buono in questa inconcludente legislatura, ha sprecato pure quest’opportunità».
A questo punto il percorso comune tra maggioranza e opposizione
si ferma sul binario morto dell’articolo 18 del ddl edilizia che recita che recita “Il mancato stralcio dell’articolo votato in commissione Ambiente (con il voto favorevole di Italia Viva e il no del Pd e Cinquestelle) infiamma il dibattito politico siciliano.

Se l’assessore Totò Cordaro difende il provvedimento, ormai “Patrimonio
del Parlamento” come risoluzione a una “Babele giuridica”, il deputato pentastellato Trizzino promette battaglia dicendo che l’articolo 18 è palesemente inconstituzionale.

La vicenda (o speranza per qualcuno) di mettere (o non mettere)
mano ad un nuovo condono edilizio “anno 2020” rimane vincolata
ad una assemblea e giunta regionale poco incline a decisioni
liquidate in tempi normali e quindi aspettiamoci tempi biblici ed
una infinità di sedute (costosissime) per, probabilmente, non approdare
a nulla.

Redazione

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