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“Natale senza pizzo”
Inserito il 26 dicembre 2008 alle 16:57:00 da Redazione. IT - Bagheria

“Natale senza pizzo”

Presentata l’iniziativa dell’Associazione antiracket

È stata presentata lunedì mattina, nel salone della parrocchia “San Giovanni Bosco” l’iniziativa “Natale senza pizzo” dell’Associazione antiracket e antiusura del comprensorio bagherese. Sponsor d’eccezione Don Luigi Ciotti, presidente di “Libera”, il quale, nel salutare il parroco don Michele Francesco Stabile, strenuo combattente per la legalità e per la difesa degli emarginati di contrada Monaco, una sorta di Zen bagherese dove opera, l’ha apostrofato con le parole: “I preti come te mi danno forza”., 


L’iniziativa è stata promossa per dire pubblicamente no alle “visite” degli estortori che soprattutto in questo periodo natalizio bussano alla porta di imprenditori e commercianti per chiedere il pizzo. In particolare, come ha spiegato Pippo Cipriani, presidente dell’associazione, è chiesto a imprenditori e commercianti del territorio di esporre agli ingressi delle proprie attività una locandina come netto rifiuto a qualsiasi forma di estorsione.

Sulla locandina, del costo di un euro, campeggia una vignetta con la scritta “Non regalare a nessuno il frutto del tuo lavoro. Denunciamo gli estortori e gli usurai”, e vi è impresso il numero verde 800417300 dello sportello operativo di via Mattarella.

Il ricavato sarà devoluto alle attività sociali della parrocchia “San Giovanni Bosco”.

Don Ciotti, una vita trascorsa nell’impegno per il sociale, dopo avere sottolineato la “positività“ dell’iniziativa”, ha affermato che “Natale non è la festa della bontà bensì la festa della giustizia e della prossimità; la fame e la sete di giustizia deve coinvolgere tutti e ciascuno di noi deve assumere la propria parte di responsabilità. Senza responsabilità non c’è libertà. Bisogna creare le condizioni perché la gente sia libera, i commercianti non debbano pagare il pizzo e non siano schiacciati dall’usura. Che poi in tutto questo ci sia una parrocchia che vuole stimolare, fare vivere questa dimensione, incoraggiare la comunità cristiana ad essere coerente tra il dire e il fare, ecco mi sembra un segno molto importante. Questo è un Natale vero, di giustizia, non quello dei regalini o del semplice gesto di bontà”.

Don Ciotti ha insistito sulla necessità “di educarci a far emergere tutte le positività possibili che ci sono e sono molte di più rispetto alle fragilità e alle cose negative. Si tratta di un’iniziativa positiva che deve porre alla coscienza di ciascuno di noi la voglia di fare di più. Non chiediamo agli altri di fare, siamo noi a dover fare di più”.

“Purché lottiamo tutti insieme – ha detto infine Don Ciotti – Se trovate uno che capisce tutto, che sa tutto, che non ha bisogno degli altri, salutatemelo perché non ci serve. Bisogna stare insieme perché la civiltà si affermi”.

Precedentemente don Stabile aveva sottolineato l’opportunità di recuperare un progetto serio per dare a Bagheria uno sviluppo autentico ed eliminare le tante storture che affliggono la società. “La Chiesa deve scendere in campo – ha detto in particolare padre Stabile – Spesso alcuni parroci accolgono in buona fede persone che sono in qualche modo conniventi con la mafia. Ma non si tratta di veri cristiani. Il mafioso, anche se devoto alla Madonna o a San Giuseppe, non è un cristiano perché non segue gli insegnamenti del Vangelo”.

Stimolati da padre Stabile, le parrocchie della città hanno deciso di pubblicare una lettera aperta contro la mafia, firmata da tutti i parroci. “È un segnale chiaro – ha affermato l’arciprete della Matrice don Giovanni La Mendola – considerato che qualche mese fa è arrivata una lettera anonima indirizzata ad un parroco di questa città. C’era scritto: “Comportati bene, tu sarai il primo che colpiremo, poi colpiremo tutti gli altri, fino all’arcivescovo”.

Illustrando il Centro antiracket, Cipriani l’ha definito “un presidio importantissimo per l’attività che svolge, non solo contro la mafia ma a favore della gente. Un presidio di libertà e di democrazia che vede al lavoro tanta gente, compresi gli avvocati del Centro studi Pio La Torre che hanno il compito di difendere gratuitamente chi denuncia estorsioni e usura.

Ha poi lanciato la proposta che con la somma di tre milioni di euro assegnati al Comune di Bagheria come risarcimento danni, in seguito ad un processo di mafia in cui si era costituito parte civile, si crei un fondo di garanzia cui si possa attingere per piccoli prestiti che sollevino le sorti delle famiglie cadute nelle grinfie degli usurai.

Il sindaco Biagio Sciortino ha assicurato che a tale scopo il Comune sta predisponendo un regolamento.

Il presidente dell’associazione “A testa alta”, Emanuele Tornatore, ha manifestato ottimismo e s’è detto convinto che, “uniti, lavorando tutti insieme”, ci si possa liberare dall’oppressione di pochi”.

Altre testimonianze sono arrivate da Vittoria Casa, dirigente scolastico della “Cirrincione”, dal presidente del Consiglio Daniele Vella, da Tommaso Impellitteri, recente promotore dell’iniziativa “Compromettiamoci”, dal consigliere comunale Eustachio Cilea. Quest’ultimo ha proposto che con una leggina si devolva alle famiglie colpite dalla mafia parte del 5 per mille. Che poi, ha rilevato don Ciotti, non si capisce perchè di questo cinque per mille lo Stato debba trattenere l’1,50 riducendolo ad un misero 3,50.

Anche una signora tra il pubblico ha detto la sua denunciando la stortura di due figli costretti a lavorare lontano da Bagheria in una società in cui è penalizzata la meritocrazia.

Giuseppe Fumia



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