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I sepolcri imbiancati di San Valentino
Inserito il 14 febbraio 2008 alle 12:30:00 da Redazione. IT - Comuni vicini

I sepolcri imbiancati di San Valentino

di Giuseppe Compagno

Oggi è San Valentino, la festa degli innamorati. Come non parlarne? E così anzichè proporvi i classici consigli su cosa acquistare per il proprio partner abbiamo deciso di proporvi un'interessante visione dell'innamoramento. Tradimento o fedeltà? Amore vero o pura illusione? Leggi l'articolo e se vuoi inserisci il tuo commento.


Sarebbe facile parlare d’amore, disquisire sull’argomento,  sottolineare le gesta del povero Cupido o parlare del potere condizionante della Serotonina. Ho deciso di affrontare il tema in maniera critica perché credo che questa ricorrenza - in molti casi  - sia stata depauperata (impoverita) della sua essenza e cioè dall’amore. In questi giorni assistiamo ad una marea vertiginosa di immagini e messaggi che inneggiano all’amore come se vivessimo (per incanto) dentro una delle tante fiabe caraterizzate dal lieto fine. Dopo una nauseante e martellante scorpacciata di amori finiti, delusi, traditi e feriti –  riflesso patinato di una realtà (almeno stando alle cifre) che ci mostra la caduta libera del numero dei matrimoni celebrati, e il picco tendenzialmente in salita dei divorzi e delle separazioni – si volta pagina e si tenta di mostrare, in attesa che passi giorno 14, che la realtà delle coppie è quella presentata dagli spot pubblicitari. Per carità non voglio fare del catastrofismo e rovinare la spasmodica attesa degli innamorati. Mi chiedo quante saranno le persone che  riceveranno  o  daranno  il regalino allo/a stesso/a partner dell’anno scorso? Tiriamo le somme e ci accorgeremo che purtroppo la realtà non quella che è stata  presentata in questi giorni. Certo sarà più trend, più eccitante, più coinvolgente ricevere un regalo per San Valentino da una persona appena conosciuta, tutta da scoprire,..mentre l’adrenalina  sale, sale fino a mandarci in estasi. Ma in tutto questo cosa c’entra l’amore. Che cosa ha a che fare l’amore con coloro che annotano con una tacca l’ultima conquista, magari mostrando i loro trofei ad amici compiacenti. Che cosa ha a che fare l’amore con le avventure mordi e fuggi palesemente nascoste per paura di perdere il “vero amore”. Almeno si abbia il pudore di nominare questa parola a bassa voce e solamente se ne abbiamo compreso il significato più profondo. Adesso non cadiamo nel più becero moralismo e chiariamo il concetto. Qui non si sta dicendo che ci sono da una parte persone illibate e dall’altra parte persone depravate. Credo che tutti noi – in qualità di essere umani - siamo soggetti ad essere colpiti dal “virus” dell’infedeltà. In un certo senso potremmo dire che siamo tutti  dei portatori sani, ma che a sua volta siamo più o meno protetti dai meccanismi di difesa che sono i nostri “anticorpi”.  Tali funzioni potrebbero essere svolte dal nostro Super Io - la sede delle regole e della morale - che tende a sopprimere e regolare le nostre pulsioni , ma credo che da solo non basta: sappiamo benissimo quanti argini e quante  dighe -costruite con le stesse regole e la stessa morale - siano crollate  sotto la spinta inesorabile di onde gigantesche ingrossate dalla furia incessante delle passioni. L’unico antidoto - roccaforte della fedeltà -  in grado di arginare le pulsioni è l’amore che proviamo per i nostri partner, i nostri fidanzati o i nostri coniugi. E’ l’amore l’unico  vaccino in grado di preservarci dalla malattia. Non l’amore romantico e ideale, ma l’amore di chi ama la persona per quella che è, con tutti i suoi pregi e con tutti i suoi difetti. Ed è per questo che non si possono contemporaneamente (realmente) amare due persone, perché  quando ci si innamora di un altro significa che cerchi in esso i pregi che non riconosci nella persona che (credi) di amare. A chi non piacerebbe avere almeno tre  partner: uno bello e attraente, uno tenero e romantico e un altro ricco e potente. Beati/e coloro che hanno trovato questo amore uno e trino. Ed è per questo che purtroppo dobbiamo abituarci sempre di più a nuovi fallimenti, a nuove separazioni e a nuovi divorzi. Perché siamo degli eterni insoddisfatti e perché abbiamo mercificato i sentimenti relegandoli alla stessa mercè dei telefonini e delle macchine che, messaggi diretti o subdoli, ci invitano a cambiare continuamente. Gli amori possono finire, ed è giusto riconoscere i fallimenti e prendere atto che non si possono mantenere relazioni dietro la cui facciata si nascondono infedeltà, disprezzo e sfiducia reciproca. Se i giovani e i ragazzi decidono di prestarsi al gioco e di seguire le stesse regole degli scambi e del mordi e fuggi sono liberi di farlo, ma senza la pretesa di timbrare queste relazioni con il marchio dell’amore. Se dei coniugi decidono di portare avanti esperienze extraconiugali sono liberi di farlo purché  non pretendano di etichettare le loro esperienze con il sigillo dell’amore. L’amore è qualcosa di più serio ed è per questo che tutti noi -poveri mortali – facciamo fatica a comprenderlo e soprattutto ad esercitarlo. Infatti l’amore richiede rinuncia, ci chiede di essere responsabili, aperti e fiduciosi e (soprattutto) di accettare i limiti e i difetti del nostro partner. Invece di inventarci un’altra storia basterebbe coltivare delle belle amicizie che ci permettano di riempire certi spazi vuoti e di arricchire la nostra vita. Bisogna ponderare bene le nostre scelte per capire se realmente  accettiamo l’altra persona per quella che è. Questo potrà avvenire solamente se ci si mostra per quelli che siamo e non per quello che gli altri si aspettano da noi. Il vero amore è dono incondizionato di se all’altro, anche quando ti accorgi di non riconoscerlo, anche quanto ti svela le sue debolezze e i suoi errori o non corrisponde più alle tue attese. Il vero amore si manifesta quando, tolta l’aura di perfezione sapientemente costruita durante la fase dell’innamoramento, l’altro si svela nella sua interezza, col suo vero volto che è quello dell’imperfezione. L’amore finisce quando il tuo unico scopo è quello di cambiarlo/a  e plasmarlo/a per farlo/a diventare quello che non è, immagine riflessa di un mondo patinato che non gli/le appartiene ma è solo frutto delle tue immaginazioni coniate dal mondo irreale e virtuale costruito dagli altri.   Ed   è per questo che dobbiamo esercitare, fin dalla giovane età , l’arte della sobrietà, della rinuncia e della parsimonia, per evitare di trattare i sentimenti e le persone con gli stessi meccanismi che ci spingono ad avere di più e a soddisfare qualsiasi desiderio.

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