ALLARME ROSSO IN TUTTA ITALIA | Acqua contaminata scorre dai rubinetti: i dati aggiornati fanno paura
Oltre il 75% dei campioni d’acqua italiani contiene PFAS, rivela Greenpeace. Scopri quali sono le regioni più colpite e la pericolosità degli “inquinanti eterni”.
Cosa sono i PFAS e perché sono pericolosi
PFAS: molecole omnipresenti che minacciano la nostra salute e l’ambiente.
I PFAS, acronimo di sostanze per- e poli-fluoroalchiliche, costituiscono una vasta famiglia di composti chimici di origine artificiale. La loro peculiarità risiede nella capacità di conferire resistenza all’acqua, ai grassi e alle alte temperature a una molteplicità di materiali. È per questa ragione che li troviamo in numerosi prodotti di uso quotidiano, dalle pentole antiaderenti ai tessuti impermeabili, dagli imballaggi alimentari alle schiume antincendio. Il vero problema emerge dalla loro natura: sono stati soprannominati “inquinanti eterni” per la loro straordinaria resistenza alla degradazione ambientale.
La pericolosità dei PFAS è legata alla loro persistenza e alla tendenza ad accumularsi sia nell’ambiente che, attraverso la catena alimentare, nel corpo umano. Questo bioaccumulo può avere effetti deleteri sulla salute, correlati a una serie di disturbi che includono alterazioni ormonali, malattie epatiche e, in alcuni casi, l’insorgenza di specifici tipi di cancro. La situazione normativa italiana attuale è frammentaria, con l’assenza di limiti nazionali vincolanti per la presenza di PFAS nell’acqua potabile. Sebbene la nuova direttiva europea 2020/2184, che fissa un limite massimo di 100 nanogrammi per litro per la somma di 24 PFAS, entrerà in vigore solo nel gennaio 2026, l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha già espresso preoccupazione, giudicando tale soglia insufficiente a garantire la piena tutela della salute pubblica. Non a caso, Paesi come la Danimarca, la Svezia e la Germania hanno già adottato normative molto più stringenti.
Le regioni più colpite e le implicazioni per il futuro
Uno sguardo alle regioni più colpite e alle loro complesse implicazioni future.
L’indagine di Greenpeace ha evidenziato come la contaminazione da PFAS sia un problema diffuso su tutto il territorio nazionale, con situazioni particolarmente critiche riscontrate in diverse Regioni e città italiane. L’assenza di dati pubblici completi e facilmente accessibili ha creato un quadro poco chiaro per i cittadini, una lacuna che l’associazione ambientalista ha inteso colmare. Il monitoraggio indipendente e trasparente si rivela fondamentale per la protezione della salute pubblica, sottolineando come la portata del problema richieda un intervento deciso e coordinato a livello politico e industriale, che vada oltre le singole iniziative locali.
La richiesta a governo e Parlamento è quindi perentoria e chiara: non solo l’adozione di limiti massimi per i PFAS nell’acqua potabile che siano ben più rigorosi di quelli attualmente previsti dalla direttiva europea, ma anche l’implementazione di un piano industriale ambizioso per l’eliminazione progressiva della produzione e dell’uso di queste sostanze dall’intera filiera produttiva. È imperativo che le autorità competenti garantiscano controlli più severi e una maggiore trasparenza nella comunicazione dei dati rilevati, consentendo ai cittadini di essere pienamente informati sulla qualità dell’acqua che consumano quotidianamente. Solo attraverso un impegno congiunto e una volontà politica concreta sarà possibile proteggere le future generazioni dagli effetti a lungo termine di questi inquinanti persistenti e assicurare un ambiente più sano e sicuro per tutti.