Disastro di inizio anno: la nota azienda automobilisica è fallita | Debiti, licenziamenti e chiusura immediata: non vendevano più nemmeno un’auto

Neta Auto, ex stella delle EV cinesi, avvia il fallimento tra debiti e stipendi non pagati. Un campanello d’allarme per le startup del settore. Leggi i dettagli della crisi.

Disastro di inizio anno: la nota azienda automobilisica è fallita | Debiti, licenziamenti e chiusura immediata: non vendevano più nemmeno un’auto
Neta Auto, da stella nascente a caso di studio: La crisi colpisce le startup cinesi
Neta Auto, ex stella delle EV cinesi, avvia il fallimento tra debiti e stipendi non pagati. Un campanello d’allarme per le startup del settore. Leggi i dettagli della crisi.La parabola di Neta Auto, un tempo considerato un fiore all’occhiello tra le startup cinesi nel settore dei veicoli elettrici, ha preso una piega drammatica. Quella che era stata salutata come una promessa del futuro dell’automotive asiatico, oggi avvia ufficialmente la procedura di fallimento. Questa notizia, seppur attesa, squarcia il velo su una realtà amara: la crisi economica non risparmia nessuno, nemmeno le aziende più innovative e apparentemente solide della Cina. I debiti accumulati nell’ultimo anno hanno eroso le fondamenta di Neta, portandola sull’orlo del baratro e scatenando forti preoccupazioni tra i suoi dipendenti e nell’intero comparto.

L’ombra del collasso si è fatta via via più densa nelle scorse settimane, quando un video divenuto virale ha mostrato circa cento dipendenti riuniti presso la sede di Shanghai. L’immagine era eloquente: lavoratori disperati chiedevano il pagamento degli stipendi arretrati direttamente al presidente Fang Yunzhou, una richiesta rimasta, purtroppo, senza esito. Questa scena, emblematica delle difficoltà interne, ha preannunciato l’annuncio del fallimento, chiudendo un cerchio triste iniziato quasi un anno fa con le prime avvisaglie di problemi finanziari e procedimenti giudiziari per inadempienze debitorie.

Le radici del fallimento: Debiti, licenziamenti e crollo delle vendite

La caduta di Neta Auto non è stata improvvisa ma il risultato di una spirale discendente fatta di crescenti debiti e di una gestione finanziaria sempre più precaria. Attualmente, sembra che la Casa non disponga di beni sufficienti da liquidare per coprire le ingenti spese e i crediti vantati, in primis, dai suoi stessi lavoratori. Per gli impiegati, l’unica prospettiva concreta è ora l’attesa della liquidazione fallimentare, un processo che segnerà la fine di un’era per molti di loro e per l’azienda stessa. I lavoratori denunciano di non ricevere lo stipendio da novembre, un periodo che coincide drammaticamente con il massiccio licenziamento di quasi la metà della forza lavoro, ovvero oltre 2.900 persone.

A consolidare il quadro desolante ci sono anche i numeri impietosi delle vendite. Dopo aver raggiunto un picco di 152.000 immatricolazioni nel 2022, Neta ha visto un calo repentino a 127.500 unità nel 2023. Il trend negativo si è accentuato ulteriormente nel 2024, con appena 64.500 veicoli venduti. La prima parte del 2025 ha registrato cifre ancora più allarmanti: solamente 110 unità consegnate. Questi dati non lasciano spazio a interpretazioni: l’incapacità di mantenere la competitività sul mercato e di innovare ha contribuito in maniera determinante al disastro finanziario. Ora, per Neta, le opzioni sono drastiche: chiudere definitivamente i battenti o sperare nell’intervento di un acquirente disposto a rilevare un’azienda in seria difficoltà, magari un colosso come Toyota, citato come possibile interessato in passato.

Uno sguardo al futuro: Cosa significa la crisi Neta per il mercato EV cinese?

Uno sguardo al futuro: Cosa significa la crisi Neta per il mercato EV cinese?

La crisi Neta e il suo impatto futuro sul mercato EV cinese.

 

Il fallimento di Neta Auto non è solo un caso isolato di una singola azienda in difficoltà; esso rappresenta un campanello d’allarme per l’intero ecosistema delle startup di veicoli elettrici in Cina. Il mercato EV cinese è noto per la sua feroce competitività, con centinaia di aziende che lottano per una fetta di mercato. Se da un lato questa competizione ha stimolato innovazione e prezzi aggressivi, dall’altro ha creato un ambiente in cui solo i più resilienti e con le strategie più solide possono sopravvivere. Neta, con la sua Hozon Neta GT, aveva cercato di farsi strada ma ha evidentemente sottovalutato le sfide.

La vicenda di Neta suggerisce che la fase di espansione selvaggia e finanziamenti facili potrebbe essere giunta al termine. Gli investitori sono ora più cauti, e le startup devono dimostrare una vera sostenibilità economica oltre che capacità di innovazione. La crisi di Neta potrebbe innescare una razionalizzazione del mercato, portando alla fusione o alla scomparsa di molti attori minori, lasciando spazio solo ai giganti o a quelle aziende con un modello di business davvero scalabile e profittevole. Per il mercato globale, ciò significa una potenziale ridefinizione degli equilibri, con un’ulteriore consolidazione e una maggiore attenzione alla qualità e alla solidità finanziaria piuttosto che alla sola promessa tecnologica.