Olio EVO Siciliano senza sorprese | Origine e campagna scritte in chiaro in etichetta: se c’è questa frase è una miscela

Olio extravergine d'oliva

Olio extravergine d'oliva (Pexels) - Bagheriainfo

Dal 2025 le bottiglie di olio extravergine d’oliva dovranno indicare in etichetta sia la campagna olearia sia l’origine delle olive. Il MASAF e l’Ispettorato ICQRF rafforzano così la trasparenza su uno dei prodotti simbolo del Made in Italy.

Più chiarezza, più tutela per i consumatori e per i produttori onesti. Con le nuove disposizioni del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, entra in vigore l’obbligo di riportare in etichetta due informazioni fondamentali: l’anno di campagna olearia e l’origine delle olive utilizzate. È un passo importante per garantire l’autenticità dell’olio extravergine in genere, ma soprattutto quello siciliano, e contrastare pratiche commerciali scorrette, come le miscele di oli di diversa provenienza vendute sotto etichette generiche.

L’Ispettorato centrale per la qualità e la repressione frodi (ICQRF), che dipende dal MASAF, sarà incaricato dei controlli a campione lungo tutta la filiera, dalla molitura all’imbottigliamento. I produttori dovranno dimostrare la tracciabilità delle partite di olive e la coerenza tra il lotto e le informazioni dichiarate in etichetta. L’obiettivo è valorizzare il lavoro di chi produce in modo trasparente e fornire ai consumatori strumenti chiari per riconoscere la vera qualità siciliana.

Campagna e origine: cosa cambia sull’etichetta

Le nuove regole prevedono che in ogni confezione di olio EVO sia indicata la campagna olearia di riferimento (ad esempio “Campagna olearia 2024/2025”) e la provenienza delle olive. Se l’olio è ottenuto interamente da olive raccolte e molite in Italia, la dicitura dovrà riportare “Origine Italia”. Se, invece, è una miscela di oli comunitari o extracomunitari, l’etichetta dovrà specificare “Miscela di oli di oliva dell’Unione Europea” o “Miscela di oli di oliva non UE”. Vietate le formulazioni ambigue o le diciture grafiche che possano indurre in errore sull’effettiva origine.

Il MASAF precisa che la dicitura della campagna serve a distinguere gli oli freschi da quelli di annate precedenti, valorizzando la stagionalità del prodotto e la freschezza della spremitura. Per i produttori che imbottigliano direttamente, sarà anche un elemento di tracciabilità in più da comunicare al consumatore. L’obbligo vale per tutti gli oli extravergini, compresi quelli DOP e IGP, che potranno continuare a evidenziare le proprie denominazioni di origine protetta accanto alle nuove informazioni.

Ulivo
Ulivo (Pexels) – Bagheriainfo

La dicitura che distingue qualità e miscela

Il vero spartiacque sarà proprio la dicitura sull’origine. L’etichetta diventa una cartina tornasole per distinguere un olio di filiera certificata da un prodotto industriale miscelato. Sapere dove e quando sono state raccolte le olive significa poter scegliere in modo consapevole, premiando chi produce nel rispetto del territorio. L’ICQRF effettuerà controlli anche sui documenti di trasporto e sui registri di frantoio, per verificare che la campagna indicata coincida con i dati reali di lavorazione.

Secondo il MASAF, questa misura renderà il mercato più trasparente e competitivo, tutelando i piccoli produttori che operano correttamente. I consumatori potranno riconoscere con facilità gli oli 100% italiani, frutto di cultivar autoctone e di raccolte stagionali. Per chi acquista al supermercato, basterà leggere la riga dell’etichetta sotto la voce “Origine” per sapere se si tratta di un olio di filiera nazionale o di una miscela generica.

L’olio extravergine d’oliva è uno dei simboli dell’identità alimentare italiana e siciliana, e la nuova etichettatura restituisce trasparenza a un settore spesso minacciato da confusione e contraffazioni. Per chi lo produce, è un riconoscimento del lavoro; per chi lo acquista, un segno di fiducia. Perché da oggi la qualità non si intuisce più: si legge in etichetta.