Questo è il luogo sacro più importante al mondo… e ora è distrutto: si trova in Sicilia ed è ridotto in mille pezzi | Non ha retto al tempo e alle intemperie
Il maestoso Olympeion di Akragas, il tempio dorico più grande dell’Occidente antico, nasconde una storia millenaria. Scopri la sua grandezza, i suoi telamoni e il suo destino.
La sua costruzione, avviata tra il 480 e il 479 a.C., celebrava la schiacciante vittoria dei Sicelioti sui Cartaginesi guidati da Amilcare I durante la battaglia di Imera. Con dimensioni straordinarie per l’epoca, misurava 112,70 metri per 56,30 metri allo stilobate, rendendolo il tempio dorico più vasto dell’intero Occidente.
Oggi, purtroppo, il tempio si presenta come un suggestivo campo di rovine, testimonianza silenziosa di un glorioso passato. Tra i resti, emergono imponenti i telamoni, gigantesche sculture maschili che, originariamente, fungevano sia da elementi decorativi che da strutture di sostegno per il pesantissimo tetto del tempio. Tuttavia, per ragioni storiche e costruttive, quel tetto non fu mai completato.
La recente ricollocazione e l’innalzamento di alcuni di questi telamoni hanno permesso ai visitatori di comprendere appieno la loro incredibile maestosità. Ogni telamone, alto circa 7,65 metri, era posizionato tra le colonne e mostrava un volto e una posa diversi, evitando così una standardizzazione che avrebbe sminuito la meraviglia dei fedeli dell’epoca.
Un gigante incompiuto: le ragioni della sua interruzione
Il mistero del gigante incompiuto: scopri perché si è fermato.
Dietro la grandezza dell’Olympeion si cela la storia di un progetto ambizioso, ma incompiuto. La sua realizzazione fu voluta dal tiranno di Akragas, Terone, figura storica descritta come uno dei più miti ed equi governanti della sua era. La tomba di Terone, spesso ignorata dai turisti, si trova nella Valle dei Templi, a testimonianza della sua importanza.
La sua figura è celebrata ampiamente negli elogi di Pindaro e in passi dello storico Diodoro Siculo. Fu proprio Diodoro a spiegare perché l’imponente tempio non raggiunse mai il suo completamento. Secondo le sue cronache, Akragas e la Sicilia occidentale furono teatro di continue invasioni cartaginesi. Questi conflitti spinsero gli abitanti ad abbandonare l’idea di terminare la copertura del tempio, mentre le milizie puniche saccheggiavano la città in cerca di ricchezze.
Il lungo assedio del 406 a.C. fu particolarmente distruttivo. Impoverì gravemente la città e consegnò gran parte della Sicilia occidentale ai Punici, sotto il comando di Annibale Magone (da non confondere con Annibale Barca). Le continue minacce esterne e le risorse dirottate verso la difesa resero impossibile proseguire un’opera di tale portata, lasciando l’Olympeion senza il suo pesante tetto.
Dalla distruzione alla riscoperta: il destino dell’Olympeion
Il destino dell’Olympeion: dalla distruzione alla sua lenta riscoperta.
Il destino del più grande tempio dorico dell’Occidente non si concluse con la sua incompiutezza. Sopravvissuto all’invasione romana e all’Alto Medioevo, rimase abbandonato per secoli. A differenza del vicino Tempio della Concordia, trasformato in Cattedrale, il suo enorme peso e il tempo logorarono la struttura, causando crolli parziali già nel Basso Medioevo.
La distruzione definitiva avvenne il 19 dicembre 1401, quando un violento terremoto causò il collasso di telamoni, facciate e colonne. L’Olympeion divenne poi una vera e propria cava di pietra. Le sue colonne furono reimpiegate per costruire l’antico molo d’attracco di Porto Empedocle, un destino comune a molte opere antiche.
Nel 1787, Goethe visitò le rovine, testimone diretto di questa spoliazione. Nel suo diario “Il viaggio in Italia” descrisse l’Olympeion con toni entusiastici. Scrisse: «La sosta successiva fu dedicata alle rovine del Tempio di Giove. Esse si stendono per un lungo tratto, simili agli ossami d’un gigantesco scheletro».
Oggi, il Tempio di Zeus è il secondo monumento più importante della Valle dei Templi. Molti dei suoi reperti sono conservati nel Museo Archeologico Pietro Griffo, con una sala dedicata alla sua storia e a una ricostruzione che ne permette di immaginarne l’antica gloria.