Questo panorama è considerato il più bello d’Italia | Si può vedere soltanto affacciandosi da questo “balcone” in Sicilia: non vedrai mai niente di più bello
Erice, gioiello siciliano, entra nella top 10 dei panorami più belli d’Italia. Dalla sommità del suo castello, una vista mozzafiato sul Mediterraneo ti aspetta.
Il borgo tra storia e leggenda
Il borgo: dove storia e leggenda si fondono in un fascino senza tempo.
Conosciuta come la “dama arroccata sul monte”, Erice offre una prospettiva impareggiabile su uno dei promontori più belli della Sicilia e dell’intero Paese. Non è un caso se Gabriele D’Annunzio, nella sua poesia “La notte di Caprera”, descrisse l’Erice come “azzurro, solo tra il mare e il cielo, divinamente apparito, la vetta, annunziatrice della Sicilia bella!”. Dalle sue terrazze panoramiche, la vista è davvero spettacolare: un affaccio naturale che abbraccia il Golfo di Cofano, Trapani, le saline, le vaste campagne e, sullo sfondo, l’immensità del mare con le Isole Egadi. Nelle giornate dal cielo limpido, lo sguardo può spingersi ancora più lontano, fino a scorgere Pantelleria e Ustica, in un orizzonte che sembra non avere fine. Il Castello di Venere, punta di diamante del borgo, ha guadagnato ulteriore notorietà grazie alla fiction “Makari”, dove il commissario Lamanna si muoveva in questi scenari mozzafiato. Il panorama, naturalmente, non poteva che essere a favore di telecamera, regalando scorci indimenticabili.
Erice evoca un’atmosfera incantata, un luogo dove si ha la sensazione di poter camminare in mezzo alle nuvole, dove il tempo sembra essersi fermato, permettendo ai visitatori di immergersi completamente nella sua bellezza senza tempo.
Un viaggio attraverso i secoli
Un percorso visivo attraverso il tempo, dall’antico al moderno.
La storia di Erice affonda le radici in un passato remoto, ben prima dell’arrivo dei Greci e dei Romani. Sulla vetta del monte, intorno al XII secolo a.C., i Sicani, un popolo indigeno, elevarono una piccola ara all’aperto. Questo luogo era dedicato a una divinità femminile, venerata come dea dell’amore, della fecondità e protettrice dei naviganti. Successivamente, gli Elimi e i Punici-Cartaginesi mantennero e arricchirono il culto della dea, chiamandola Astarte e diffondendone la fama tra tutti i popoli del Mediterraneo. I Punici introdussero riti e usi orientali, inclusa la prostituzione sacra e l’allevamento delle colombe, animali cari alla divinità, che volavano intorno alle mura del cosiddetto “recinto sacro”.
Erice e il suo santuario furono protagonisti di numerosi corsi e ricorsi storici, passando dalla dominazione greca a quella romana. Con la caduta dell’Impero Romano, il borgo e il suo sacro luogo caddero nell’oblio, per poi rinascere grazie agli Altavilla. I Normanni, conquistando la cittadina, la riportarono al suo antico splendore e, sulla rocca che per secoli aveva ospitato il santuario della dea, fecero di tutto per cancellare ogni rito pagano. Distrussero il tempio e costruirono al di sopra di esso il loro maestoso maniero. Con l’estinzione della dinastia normanna-sveva, Erice e la sua fortezza seguirono le sorti della Sicilia, passando di dominazione in dominazione, rimanendo piazza reale fino al XVI secolo e successivamente diventando prigione, ospitando anche un presidio di soldati spagnoli. Dal 1800 è proprietà del Comune. Dopo un lungo periodo di chiusura e un importante intervento di riqualificazione, il castello ha riaperto le porte al pubblico per visite ed eventi significativi, permettendo a tutti di ammirare la sua bellezza e la sua storia millenaria.