Nel 2026 arriva la “quindicesima”: queste aziende inizieranno a pagarla a tutti i dipendenti | Quando arriva e con quanti soldi
La tredicesima è garantita, la quattordicesima no. Ma la “quindicesima” esiste? Scopri le differenze tra questi bonus, la contrattazione di secondo livello e le novità fiscali 2025.
Ma cosa dire della tanto chiacchierata “quindicesima”? È una leggenda metropolitana o una realtà per pochi fortunati? Contrariamente alla tredicesima e alla quattordicesima, non esiste una legge né un CCNL che la imponga direttamente. Questo emolumento “extra” è, in realtà, un concetto più sfumato e si concretizza spesso attraverso strumenti differenti, come i premi di produttività o, come vedremo, la partecipazione agli utili aziendali.
La contrattazione di secondo livello: la chiave della quindicesima
La contrattazione di secondo livello, strumento chiave per la quindicesima.
Per comprendere appieno la natura della “quindicesima”, è fondamentale introdurre il concetto di contrattazione di secondo livello. Questo strumento consente alle aziende di integrare e personalizzare le disposizioni previste dai contratti collettivi nazionali (CCNL). A differenza della contrattazione nazionale, che stabilisce le regole generali valide per l’intero settore, quella di secondo livello permette di negoziare direttamente con le rappresentanze sindacali aziendali o territoriali.
Grazie a questa flessibilità, le imprese possono definire ulteriori condizioni di lavoro, introdurre maggiorazioni della retribuzione o stabilire specifici benefit. È in questo contesto che l’azienda può decidere, su base volontaria, di corrispondere un premio economico aggiuntivo ai propri dipendenti. Questo premio, spesso chiamato impropriamente “quindicesima”, non è quindi una mensilità extra obbligatoria, ma un riconoscimento legato a obiettivi specifici o al raggiungimento di particolari traguardi aziendali.
L’obiettivo principale di tali iniziative è rendere l’offerta d’impiego più attrattiva e incentivare i lavoratori a contribuire attivamente alla crescita e all’efficienza dell’azienda. Non esiste, pertanto, alcun obbligo normativo per le aziende di pagare la quindicesima, ma la sua erogazione è frutto di una scelta strategica e di accordi interni.
La quindicesima come premio di risultato o partecipazione agli utili
Quindicesima: il bonus legato a risultati aziendali o partecipazione agli utili.
Quella che viene comunemente definita “quindicesima” mensilità si concretizza principalmente in due forme: come premio di risultato o, con una novità importante dal 2025, come partecipazione agli utili aziendali.
I premi di risultato sono importi legati al raggiungimento di parametri oggettivi, quali produttività, redditività, efficienza, qualità o innovazione. La loro erogazione è incentivata da un’importante agevolazione fiscale: per il triennio 2025-2027, i premi fino a 3.000 euro lordi beneficiano di un’imposta sostitutiva agevolata al 5%, anziché essere soggetti alle normali aliquote IRPEF. Questo limite può salire a 4.000 euro se i lavoratori sono coinvolti pariteticamente nella gestione d’impresa, a condizione che il contratto aziendale sia stato stipulato entro il 24 aprile 2017.
A partire dal 2025, si aggiunge la possibilità della partecipazione agli utili aziendali. Questa misura è applicabile se l’azienda decide di distribuire almeno il 10% degli utili annuali. Anche in questo caso, è prevista un’imposta sostitutiva del 5% su un bonus massimo detassato di 5.000 euro. Tale beneficio è riservato ai lavoratori con reddito da lavoro dipendente inferiore agli 80.000 euro e deve essere regolato da specifici contratti collettivi. È evidente come sempre più aziende, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, stiano adottando questi strumenti per motivare il personale e fidelizzare i talenti, trasformando la “quindicesima” da un mito a una concreta opportunità di guadagno aggiuntivo.