Divieto di portare a passeggio il cane | In questo Paese chi lo fa viene multato direttamente dallo Stato: vietato ogni diritto ai nostri amici cuccioli
L’Iran estende il divieto di portare a spasso i cani a oltre 20 città, citando impurità e minacce. Ma il possesso di animali domestici diventa simbolo di ribellione giovanile.
La stretta legale: motivazioni e applicazioni
La stretta legale: motivazioni e applicazioni delle nuove norme.
Nonostante l’assenza di una legislazione nazionale univoca, le autorità giudiziarie iraniane stanno applicando rigorosamente il divieto di circolazione per i cani in almeno 25 città. Questa applicazione avviene attraverso direttive locali e ordini di polizia, che fanno riferimento a specifici articoli del codice penale e della Costituzione iraniana. Tra questi, spiccano l’articolo 638, che si riferisce alla moralità pubblica, l’articolo 688, che riguarda le minacce alla salute pubblica, e l’articolo 40 della Costituzione, che vieta di arrecare danno ad altri. Città come Kermanshah, Ilam, Hamadan, Kerman, Boroujerd, Robat Karim, Lavasanat e Golestan sono solo alcune delle località dove il divieto è stato esteso, evidenziando una capillare volontà di imporre questa restrizione. L’interpretazione di queste leggi per giustificare il divieto evidenzia la volontà del regime di mantenere un controllo ferreo sulle abitudini sociali, anche le più personali.
Conflitto generazionale: tradizione contro modernità
Generazioni in rotta di collisione: tradizione contro modernità.
In conclusione, il divieto di portare a spasso i cani in Iran non è solo una questione di normative, ma rappresenta un profondo conflitto tra la tradizione culturale islamica e quella che le autorità percepiscono come un’ingannevole influenza delle abitudini occidentali. Questa situazione sta facendo emergere una netta frattura generazionale. Da un lato, le autorità iraniane giustificano la misura con la tutela dell’ordine pubblico, della salute e della moralità, considerando i cani simboli di impurità e di una cultura straniera. Dall’altro, però, l’aumento del possesso di cani, soprattutto tra i giovani, e le manifestazioni degli animalisti riflette un desiderio di ribellione contro le restrizioni imposte dal regime. Questo gesto si configura come un vero e proprio atto di resistenza che sfida apertamente le norme sociali stabilite. La situazione mette in luce le complessità della convivenza tra tradizione e modernità in un Paese dove leggi e libertà individuali sono strettamente monitorate, e dove ogni gesto di autonomia, per quanto piccolo, assume un profondo significato politico.