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A “Tu x Tu” con Francesco Maria Martorana

Da piccolo, una mattina si è alzato e ha deciso di suonare la chitarra: da allora Francesco Maria Martorana, noto musicista bagherese, non solo non si è più fermato, ma è andato anche oltre: il suo percorso musicale, infatti, sembra intrecciarsi con quello della sua vita.

Una musica che rispecchia la sua personalità: da una parte un carattere poliedrico e dagli innumerevoli interessi, dall’altra la scelta di valorizzare le suggestioni di musiche di paesi lontani. La sua passione per i viaggi è parallela ad un profondo senso di appartenenza alla propria terra.

L’impegno artistico e  professionale, sempre attivo e sfaccettato, spazia dagli studi e ricerche, volti a promuovere spettacoli incentrati su testi poetici, come quelli di Ignazio Buttitta, fino ad arrivare alle particolari ed innovative “concertazioni cinematografiche”.

A “Tu per Tu” con Francesco Maria Martorana per conoscere esperienze e riflessioni quotidiane di un chitarrista bagherese.

Francesco Maria Martorana e una passione per la musica che  nasce sin dall’età di nove, ma come hai capito che volevi diventare un chitarrista e cosa ti ha portato a scegliere questo strumento?
Non ho scelto io lo strumento, ma è stato lo strumento a scegliere me, è come se mi avesse chiamato. Stessa cosa per il mio percorso professionale orientato alla musica: è vero che si deve avere una certa predilezione, ma l’intraprendere questo impegno in ambito professionale è certamente una cosa molto delicata: gli aspetti artistici di una persona quando sono vissuti con una certa intensità e con tanto amore devono essere trattati con grande attenzione relativamente al fatto che debbano poi diventare
una professione, altrimenti si rischia di andare ad intaccarne la genuinità o la sacralità addirittura.

Riguardo al fatto che ho deciso di diventare un chitarrista, io ti rispondo che adesso faccio il chitarrista, ma non so se ho deciso di diventare un chitarrista di professione nella vita.

In genere, ma non sempre chi si appassiona alla musica spesso ha in famiglia qualche artista: c’è qualcuno che ti ha incoraggiato nel tuo percorso musicale? Artisti si nasce o si diventa?
Nelle due generazioni precedenti alla mia non c’è mai stato qualcuno che praticasse direttamente la musica, ma il contesto in cui vivi fa molto: sono cresciuto in un ambiente dove c’era comunque interesse
verso le cose belle, verso il canto e la musica in generale. Da piccolo, una mattina mi sono svegliato e ho chiesto di avere una chitarra, mio nonno mi regalò la prima e da allora non mi sono più fermato.

La mia famiglia mi ha sempre sostenuto in questo mio percorso: se mia nonna cantava ciò che io riproducevo con lo strumento, con miei genitori c’è stato sin da subito un coinvolgimento reciproco. Loro, infatti, mi hanno appoggiato negli studi, nei miei spunti e nelle mie idee, fino ad arrivare anche a mio fratello Marco, che oggi regge tutta la compagnia che portiamo in giro. Artisti si nasce o si diventa: beh, si nasce sicuramente con un’attitudine, poi c’è la fortuna di svilupparla o meno e quando si diventa artisti, poi non è detto che si diventi professionisti dell’arte.

Chitarra sì, ma anche strumenti poco diffusi, che fanno capire la tua attrazione verso la musica di paesi lontani

La mia pratica di strumenti come chitarrino, cuatro venezuelano, chitarra portoghese,
ma anche la mandola deriva dalle suggestioni che questi strumenti esercitano su di me. Musiche lontane, è vero, ma solo geograficamente: il mio interesse è rivolto alle musiche dei porti, alle musiche del mondo, a quelle di un mare che unisce i paesi che divide, nel senso che sono musiche di popoli lontani, sì caratterizzate da differenze, ma anche da sistemi comuni, che ritroviamo nella nostra terra.

Le opportunità per un artista, originario della città delle ville, nell’affermare il proprio messaggio  musicale all’interno del proprio paese. Ricettività dei concittadini.

Bagheria, come gran parte della Sicilia, rappresenta una realtà miniera di talenti artistici. Tuttavia, se da una parte ci sono molti talenti, dall’altra non è sempre detto che ci sia la possibilità di affermarsi facilmente in un percorso concreto, che ne determina stabilità economica. Nel caso di Bagheria, di produzioni artistiche fattibili ce ne sono tante e potrei anche elencarle con precisione, ma se dobbiamo
poi parlare delle produzioni realizzate non saprei cosa risponderti, perché siamo vicini al nulla.
Comunque sia non posso non dire che le risorse ci sono e, quando vengono superate le difficoltà di portarle in scena, il pubblico sembra rispondere abbastanza bene.

Una vita in musica: cosa pensa, quali sono le fantasie di Francesco Maria quando suona?
Quando suono non penso a cosa sto facendo, ma tendo ad allontanarmi dalla logistica che mi sta intorno o dall’aspetto meccanico dello strumento. Avere tecnica, infatti, è riuscire a fare ciò che vuoi quando vuoi, non è questione di velocità: se riesci a farlo senza pensarci, vuol dire che ti stai dando veramente. Quando mi esibisco, infatti, non amo presentare i programmi o dichiarare le scalette dei concerti: non mi piace farlo perché in fondo non lo so neanche io. Quello che suono è dettato dalla mia natura, dalla
mia attitudine ad “annusare l’aria” e mi lascio trasportare da questa.

Poi è l’atmosfera a stimolare delle fantasie piuttosto che altre.

Qualche curiosità … qual è il tuo libro preferito?
Non sono un divoratore di libri, ma quando ne trovo uno che mi piace lo riprendo più di una volta, lo rendo mio. Un autore che apprezzo e rileggo con piacere è Dostoevskij: Delitto e Castigo l’avrò letto almeno venti volte, ma mi piace molto anche Umiliati e offesi. Spesso si sente dire che gli artisti sono scaramantici, tu a tal riguardo, prima di uno spettacolo, fai qualche gesto o rituale propiziatorio
Assolutamente no. Non ho un gesto che faccio per scaramanzia, piuttosto per me
sono da tenere lontani gli ambienti sterili e che non partecipano.

Hai un animale domestico?
Oggi no, ma ho vissuto tanti anni con un pappagallino meraviglioso di nome Serafino. Stava spesso in giro con me sulla spalla, mi stava vicino anche quando suonavo, era fantastico.

Se dovessi definire la tua personalità in base a ciò che preferisci bere, ti descriveresti con un tipo da vino rosso intenso, bianco frizzante o magari come una birra leggera e ghiacciata in un giorno d’estate? 
Di queste tre opzioni proposte, ti dico una birra fresca e leggera d’estate, ma io in realtà sono tipo da distillato, uno di quelli antichi e secchi.

Il tuo piatto preferito
Questa è forse la domanda più difficile! Prediligo la cucina in cui si sentono i sapori degli ingredienti in maniera forte e distinta. Amo la carne, il pesce, la pasta: non ho un piatto preferito, dirtene uno sarebbe come fare un torto agli altri dieci.

I tuoi strumenti musicali hanno un nome?
Non ho dato un nome ai miei strumenti, ma ognuno ha tante storie legate alla mia vita e sono parte di me. Devono vivere con me e devono essere come me, dunque sì sono tutti “ciunnati come mmia”.

Nel tuo impegno artistico e professionale anche le cosiddette “concertazioni cinematografiche”: mi riferisco alla rassegna “Fuori Colonna”, mi racconti sinteticamente di questo esperienza?
“Fuori Colonna” è uno dei lavori che, posso dire, hanno stupito anche me. Ideata con un intento di natura didattica su richiesta di Ivan Scinardo, direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia
– Sede Sicilia ai Cantieri Culturali alla Zisa, la rassegna è nata per attenzionare maggiormente le musiche all’interno di un lavoro cinematografico. Per far percepire ad un pubblico eterogeneo le dinamiche delle scrivere musica applicate al linguaggio del cinema, ho ritenuto opportuno farlo proprio in corso d’opera:
in pratica sono stati selezionati alcuni film, di cui, mentre i linguaggi e i rumori sono rimasti inalterati, è stata cambiata la colonna sonora originale e sostituita con musiche eseguite dal vivo.

Chi in quel momento suona, dopo avere lavorato sul film e riscritto una colonna sonora completamente nuova, da una parte deve fare i conti con un’opera “blindata”, perché deve seguire appunto i tempi del cinema, dall’altra si trova di fronte ad una platea che lo influenza, che a sua volta è influenzata dalle immagini proiettate sullo schermo: si crea quindi un circuito del tutto particolare. Oltre ad avere avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico, non solo mi è stato poi richiesto di portare questo spettacolo nei maggiori festival cinematografici siciliani, ma una studentessa, Agata Crivello, ha anche scritto la sua tesi di laurea.

L’ultimo film che hai visto
Un film incredibile e che amo particolarmente, Buena Vista Social Club di Wim Wenders

Un ricordo che ti ha trasmesso grandi emozioni
Un’esperienza a cui sono molto legato è quella che vede come protagonista il regista Peppuccio Tornatore. Nel corso di una serata al Supercinema di Bagheria, in memoria di Mimmo  Pintacuda, organizzata dal figlio Paolo Pintacuda, quest’ultimo mi chiese di suonare le musiche del “Il Gattopardo”, che suo padre amava particolarmente. Attraverso questa richiesta specifica Paolo non soltanto si fece amare, ma mi fece anche un regalo: mai, infatti, avrei potuto immaginare, che alla fine sarebbe arrivato Tornatore a “tuppuliarimi” nella spalla per complimentarsi della mia esibizione. Continuava a ripetermi che non era facile ed io rimasi quasi basito. Il piacere più grande, tuttavia, arrivò il giorno dopo quando la madre di Peppuccio Tornatore, la signora Mannina, mi disse: “assira mentri tu sunavi, io vedevo la buon anima di Mimmu appuiato nu lampiuni ca sicarietta addumata, ca si cantava sti cuosi”.

Per me le sue parole sono stata la più grande emozione.

Concludiamo con spazio libero: dimmi la prima cosa che ti viene in mente per chiudere questa intervista
Una cosa bella come questa non possiamo chiuderla e il mio spazio libero lo lascio aperto …

 

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