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Agricoltura sociale: Un’opportunità per il futuro guardando al passato

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Dopo tre articoli dell’agronomo Angelo Puleo sull’Agricoltura sociale ecco il contributo di un giovane lettore bagherese.
Forse è il segno che la tematica lanciata dal nostro esperto collaboratore suscita interesse. Auguriamoci che induca molti altri,
come auspica pure l’estensore dell’articolo, a mettersi in gioco e a guardare con ottimismo ad una opportunità di lavoro.
Ricordiamo sempre a chi volesse dare il suo apporto con articoli, suggerire argomenti, avanzare proposte o fare domande, di
indirizzare i propri contributi oltre che al nostro indirizzo, bagheriainfo@libero.it, all’indirizzo email di Angelo Puleo che è il seguente: angelopuleo@gmail.com.

Premetto che chi parla non è un esperto in materia, ma un semplice cittadino che ha a cuore le tematiche ambientali e tutte le
forme di sviluppo sostenibile ancorché le sorti e il futuro della propria comunità. Quella dell’Agricoltura sociale, sebbene fossi a conoscenza della sua esistenza, era forse la realtà che meno conoscevo e che meno avevo messo in conto nell’ambito delle strategie messe in campo da coloro i quali, sempre più numerosi, si avvicinano alla green economy, avendo maturato con gli anni e con la loro esperienza una spiccata sensibilità verso i temi ambientali e sociali.

Da semplice cittadino e da simpatizzante per quel movimento  di persone e di idee che prende il nome di “decrescita felice”, ho letto con molto interesse quando finora scritto riguardo alle esperienze di Agricoltura sociale. Ho trovato molto interessanti gli spunti e le riflessioni proposte dal Dott. Angelo Puleo nel precedente articolo di una rubrica che spero abbia un seguito e che diventi punto di incontro e di scambio di idee e proposte per tutti coloro che ancorché interessati a queste tematiche, hanno anche la voglia di mettersi in gioco e di guardare con ottimismo ad una opportunità di lavoro per il loro futuro.

Non essendo io un esperto in materia non intendo addentrarmi nei tecnicismi burocratici che stanno, come spesso succede, tra il dire e il fare. Questo non è un compito che mi compete e lo lascio volentieri a gente molto più preparata ed in gamba di me. Essendo però un tipo molto pragmatico, a me quello che preme è soprattutto capire come poter superare questo “gap” tra idee e la loro concretizzazione.

Per guardare avanti è spesso utile fare qualche passo indietro, se non altro per avere una visione di insieme più ampia. Capisco
che oggi bisogna dare un’etichetta a tutto, ma soffermiamoci sul termine Agricoltura sociale. L’agricoltura da quando è nata,
credo sia stata l’esperienza sociale che ha avuto maggior successo e il maggiore impatto in assoluto.

L’uomo da  cacciatoreraccoglitore, divenne agricoltore e quindi da nomade divenne stanziale, questo dette l’impulso alla nascita dei primi insediamenti umani e poi delle città, nacque il commercio e da questo lo scambio di merci e di idee. L’agricoltura costituisce il primo e forse il più importante elemento distintivo che fa di noi “homo” un animale “sui generis”: la capacità di sfruttare le nostre conoscenze per assoggettare la natura ai nostri bisogni.

Questo volo pindarico, apparentemente senza senso, però ci offre lo spunto per formulare una domanda molto importante: l’Agricoltura sociale sarà in grado di ridare all’agricoltura il ruolo che ha sempre avuto di pratica aggregante di genti e di culture? E quale è il suo ruolo attuale nello sviluppo futuro? Il tema è quello più vasto della green economy e dell’economia
circolare che a mio parere è l’unico modello di sviluppo possibile e il solo compatibile col nostro Pianeta. Tornane indietro non è certo possibile, ma il passato può insegnarci a tracciare il solco di uno sviluppo sostenibile che sia compatibile col Pianeta e con i tempi dell’uomo.

L’Agricoltura sociale la vedo come tassello fondamentale in questo nuovo rinascimento umano. Così come nel Medioevo
si scappava dalle città per la peste, oggi assistiamo ad un fenomeno simile: figli e nipoti di chi, solo qualche decennio fa,
ha abbandonato le campagne e i piccoli centri, fa oggi ritorno, e questa scelta non solo è dettata da un richiamo alle origini ed a
ritmi di vita più umani, ma è vista come plausibile alternativa ad un modello economico bulimico che ci impone di comprare spesso cose di cui non abbiamo bisogno, perché è su questo che si basa l’economia adesso: la logica del profitto a tutti i costi.
Alla luce di tutte queste riflessioni l’Agricoltura sociale, penso possa essere uno dei volani per la nostra fragile economia. Una
nuova generazione di agricoltori 2.0 ha già capito le potenzialità dell’Agricoltura sociale: il “campagnolo” moderno non è più il
villico ignorante e analfabeta di una volta, ma è un professionista che ha acquisito una miriade di conoscenze nell’arco di un lungo percorso di studi, che ha dimestichezza con tutte le nuove tecnologie e che, per fortuna, ha anche maturato una sua sensibilità riguardo a temi ambientali e sociali.

Cosa c’è di più gratificante che restituire alla collettività una parte del benessere che il vivere comune ogni giorno ci dona?
Come ho detto all’inizio, non sono un esperto in materia, ma il tema mi interessa anche personalmente perché in un futuro
prossimo potrei trovarmi ad essere parte di questo modello di sviluppo. Parlando del nostro piccolo orticello, ossia di Bagheria, mi chiedevo se l’attuale Amministrazione avesse in qualche modo affrontato la questione. Bagheria è da sempre stata terra votata all’agricoltura. Eppure sembra fantascienza parlare di agricoltura o di sviluppo agricolo o di Agricoltura sociale nel nostro territorio.

Si preferisce veder estirpare i limoneti, lasciare le campagne abbandonate, vedere il degrado pian piano spostarsi dalla città e
fagocitare le nostre campagne. Quando finirà questa inedia? Per non parlare di tutti i terreni confiscati alla mafia, cosa ne è stato? Perché il Comune non ha preso a modello quanto fatto dall’associazione “Libera” di Don Ciotti? Cosa può fare un giovane imprenditore dell’agricoltura per muovere i primi passi nell’Agricoltura sociale senza l’aiuto delle Istituzioni? Esiste una figura, un professionista che possa aiutarlo a fare i primi passi in questo settore? Chi oggi ha un terreno e ha la voglia di iniziare questa avventura, non certo solo per spirito altruistico, ma anche per creare un futuro per se e per la propria famiglia, cosa deve fare? Il tema allora centrale dovrebbe essere questo, riunire tutti coloro che hanno questa visione dello sviluppo futuro dell’agricoltura  e capire se nel nostro territorio ci sono le capacità di mettere in pratica tutte queste cose. Spero che il mio modesto intervento possa servire da stimolo a quanti hanno una sensibilità affine alla mia riguardo ai temi trattati e che dalle idee si possa presto passare ai fatti.

Gaetano D’Amaro

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