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Pizzo o Pizza?
Inserito il 21 novembre 2015 alle 17:30:00 da Redazione. IT - Prima Pagina

Pizzo o Pizza?
Bambini ambasciatori di un messaggio a favore della lotta al pizzo
Gli alunni della Classe 5 A, della scuola Cirincione. insieme alla loro insegnante, Luigina Perricone, come ambasciatori di un messaggio a favore della lotta al pizzo. Pizzo o Pizza? E' stata una domanda provocatoria che ho voluto porre ai miei alunni della 5° A della scuola G. Cirincione. La risposta non si e' fatta attendere, ne' da parte degli alunni, ne' da parte dei genitori. Due papa' attentissimi e impegnatissimi nella lotta alla criminalita' organizzata, hanno voluto testimoniare il loro impegno e abnegazione in questo processo difficile e doloroso di rinascita che finalmente vede un'inversione di tendenza in questa lotta e la nostra citta',Bagheria, protagonista di una rinascita culturale contro il fenomeno "pizzo".

Un risveglio di coscienza che tutta Italia ha seguito, apprezzando coloro che hanno voluto saltare quel dislivello culturale che li poneva alla stregua di chi per decenni ha preteso il pizzo e bruciato la loro gioia di vivere. La marcia, come manifestazione di condivisione e di vicinanza a chi lotta, e' stata sicuramente un segnale forte, urlato, cantato in coro che ha fatto scalpore e rumore.
Ma sappiamo tutti che da sola non basta.

Dobbiamo recuperare e protrarre quell'urlo anche dentro le classi ogni giorno, con la consapevolezza e la voglia di dire "no" alla Mafia e al Pizzo per non essere complici di quel silenzio che stava per uccidere il nostro futuro. Adesso, piu' che mai, bisogna rimboccarsi le maniche, e credo tocca a noi docenti stimolare ancora di piu' lo spirito critico degli alunni e continuare con coerenza quel messaggio coraggioso che giorni fa si e' voluto dare, perche' i giovani imparino a scrivere di loro pugno una nuova pagina di storia bagherese.
"Nessuno andra' da questi ragazzi a chiedere il pizzo", ha ribadito sabato l'imprenditore Cali', durante un'intervista. Ed ha ragione. Perche' questi ragazzi gia' vivono la lotta contro la mafia come attori protagonisti del cambiamento.

 "La mafia sara' vinta da un esercito di maestre elementari", scriveva Gesualdo Bufalino. E noi insegnanti non solo lo vogliamo, ma "Anche" a questo, ancora crediamo.

Pizzo o Pizza? I miei alunni non hanno avuto dubbi. Sembrerebbe scontata tale scelta, ma niente va sottovalutato. Non e' mai scontato o banale mettere a confronto due realta' contrapposte. Aiuta a capire le dicotomie, a interagire con la lezione di vita e di dignita' che ci hanno dato i commercianti, che hanno denunciato; ci spinge a sostenere chi, mettendosi a capo del corteo, ha osato sfidare il passato per farci capire una verita' assoluta, cioe' quando un popolo alza la testa, nessuno puo' fermarlo. Con una metafora molto ben fatta, i brani PIZZO o PIZZA, raccontano nel linguaggio dei bambini, cosa sia il pizzo e la differenza che puo' apportare il cambio di una vocale. Pizzo, parola che racchiude in se' differenti significati etimologici che i bambini hanno colto al volo e voluto spiegare, secondo il loro punto di vista e il loro linguaggio, facendo intercalare tra i diversi significati conosciuti quello piu' spregevole e disonorevole. Pizzo o Pizza' una vocale che fa la differenza e che si trascina dietro due mondi diversi, due status sociali e di vivere opposti. Il primo- porta morte, il secondo - vita.

Ecco perche', dopo la conoscenza dei fatti storici, della storia del pizzo fino a seguire l'interesse e l'attenzione dei mass media per la denuncia della questione Pizzo, tutti gli alunni della 5 A, in modo lodevole ed emozionatissimi, senza esitazioni e incertezze, hanno avvertito l'esigenza di attivarsi per esprimere la propria solidarieta' e la vicinanza verso coloro che lottano per una Bagheria pulita, perche', uscendo dalla scuola, essi stessi, possano assaporare e gustare tra le strade della citta' odore di onesta' e trasparenza .

I racconti dei Bambini attorno al tema Pizzo o Pizza?
Inerenti ai fatti accaduti a Bagheria
 
NON HO IDEA
Non ho idea ben precisa riguardo al pizzo. Ecco, da cio' che sento in giro, cosa so.
Per quello che ho capito, il pizzo e' un modo mafioso per fare soldi. E' una cosa orribile.
In pratica si viene ingannati perche' al posto della protezione, dei mafiosi ti vengono a chiedere dei soldi e se non paghi, come vogliono loro, con qualche pretesto ti intimidiscono.
Cosi' chi si rifiuta e non vuole piu' pagare, come accade ai commercianti, gli bruciano il negozio mentre ad altri fanno saltare la macchina. Spero di non essere mai vittima del pizzo .

IL PIZZO, COS'È?
A voi sembra che io parli del pizzo che fanno le nostre nonne con le loro mani ruvide, ma speciali; quello che si vede negli abiti da sposa, sulle giacche eleganti da cerimonia. Invece no!
Io parlo di un altro pizzo, quello che esiste a Bagheria, parlo di quella banconota destinata a soddisfare i bisogni, a far vivere una famiglia, guadagnata con il sudore, passata dai sacrifici e dai pericoli alle tasche di una persona che ti dice all'improvviso: dammi i tuoi soldi.
Alla mafia non interessa la tua paura, ne' il dolore, ne' come l' hai guadagnata quella banconota, loro sono persone senza scrupoli e senza cuore. Li vedrai venire tante volte con il sorriso a bussare alla tua porta, ma, vorranno ancora tante altre volte, sempre di piu'. Questo e' l'altro pizzo che ora conosco e di cui non vorrei parlare.

MANI RUGOSE
Se noi diciamo "Pizzo"la gente puo' pensare al pizzo che serve alle donne per abbellire le loro camicette. Ma c'e' un altro pizzo, quello della sofferenza , quello di una famiglia sotto il controllo della mafia, che deve sborsare una cartamoneta dal proprio stipendio per darla ai mafiosi, che non vogliono capire come quei soldi potevano servire a vivere, a comprare la spesa o a pagare la bolletta della luce. Ma la cosa triste, e' sapere come quella famiglia non puo' decidere di non pagare, se no viene uccisa.
Sentire parlare alla televisione del pizzo nella nostra citta', Bagheria, e' una vergogna.
Mi chiedo perche' si parla di mafia che uccide e non di vita ?
Perche' non si parla di Bagheria come di una citta' che cuce e fa merletti, come facevano una volta le nostre nonne, quando lavoravano la seta con le loro mani rugose, ma ricche di una storia di sacrifici e di onesta'.

POMODORINI ROSSI
Era una serata come tutte le altre, tv, divano e coperta.
Quando dal nostro orecchio destro, sempre pronto a captare tutto, io e mia sorella sentimmo una voce abbastanza nota.
La voce era bella, argentina, squillante .
Nostra madre in cucina stava discutendo con nostro padre.
Ci avvicinammo un po' incuriosite fin dietro la porta come due piccole Topoline.
Sentimmo la frase "ANDIAMO IN PIZZERIA"
La frase era chiara, ma la risposta no.
Solo un attimo di incertezza, poi la porta si spalanca ed ecco il delirio nei nostri occhi.
Non immaginavate come ci sentimmo, eravamo strafelici.
Ci siamo vestite subito e gia' da camera nostra sentivamo l'odore inconfondibile del basilico e il vocio della gente al tavolo mentre aspettavano la loro pizza.
Appena arrivati, siamo entrati, ci siamo seduti e via a raccontarci tra una risata e uno sguardo ai tavoli degli altri , tutto quanto avevamo fatto durante la giornata.
Dopo una buona mezzoretta, dalla mia destra sentii dei piccoli passi avvicinarsi sempre piu' verso noi, era la cameriera, ci girammo e la vedemmo arrivare con il menu' tra le mani.
Finalmente- pensai. Ora, si mangia.
Erano appena passati pochi minuti, rispetto all'attesa di prima, ed ecco arrivata la prima pizza: wurstel, patatine e prosciutto.
Non aspettero' un istante che sarete dentro la nostra bocca, pensai..
La pizza della mamma era bellissima e profumatissima.
Su una distesa verde di rucola, c'erano anche loro, i soliti pomodorini, che a lei piacciono tanto, io, a dir la verita', non ne sono ghiotta, ma per farla contenta, li mangio.
Ma quella sera, li scartai subito, quasi d' istinto, mi sembrarono troppo rossi per essere normali.
 In quel momento sentii dei brividi attraversarmi il braccio e scendere giu' sulla mia mano. Ricordai il sangue, quello visto sul viso di un uomo morto ammazzato per difendere il proprio negozio da un poco di buono. Quell'immagine improvvisa mi fece passare la voglia di mangiare. Eppure davanti a me c'era solo un pezzo di pasta cotta al forno.
L'articolo letto e riletto su Repubblica mi avevano scossa molto.
Non si puo' morire cosi'. Anche quell'uomo aveva un locale.
Quella pizza non riuscivo proprio a farla scendere giu'. Piu' mi sforzavo, piu' mi sentivo male, come se qualcosa mi avesse bloccata dentro.
L'equazione perfetta: Pizza = divertimento non andava d'accordo con la nuova equazione, imperfetta: pizza = nausea @ rabbia.
Uscii per prendere una boccata d'aria. Ero triste. Poco piu' in la' scorsi dei curiosi che con il dito indicavano qualcosa. Girai lo sguardo e con gioia vidi sul muro, anche se un po' all'ombra, un adesivo con scritto: -1 primo Punto Free a Bagheria "In questo negozio non si paga il pizzo".
Tornai al tavolo, contenta. La mamma mi chiese qualcosa, ma non la seguivo piu'. Anche gli altri si stupirono dello sguardo. Con gioia risposi: da questo momento i pomodorini non mi faranno piu' paura. Qui non si paga il pizzo.
Stop al rosso sangue.

Luigina Perricone



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