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don Antonio Cellini
Inserito il 14 novembre 2015 alle 15:37:00 da Redazione. IT - Prima Pagina

don Antonio Cellini lascia, a 75 anni, la parrocchia di San Domenico
La testimonianza di Pino Fricano
Quella che segue e' la testimonianza, assolutamente soggettiva, di un uomo di fede che ha seguito le vicissitudini della comunita' di San Domenico, dall'insediamento del primo parroco ad oggi, di chi periodicamente e' assalito dal dubbio sul rimanere in una terra ingrata e avara di opportunita', dall'insoddisfazione sulla qualita' della vita dei giorni in cui nulla pare cambiare, di chi pur coltivando sogni di fuga, con umilta', prova a mettersi in discussione, a cambiare le cose, a costruire relazioni comunitarie nel luogo in cui gli e' dato di vivere, ad incontrare l'altro cosi' come e' ed a tentare di costruire, con questo, percorsi di crescita umana e civile ispirati agli insegnamenti del Vangelo ed alla fede nel disegno della Divina Provvidenza.

Nelle esperienza che provo a raccontare ho incontrato un Cellini originario di Campofelice di Fitalia, che ultimate le elementari inizia a frequentare il Seminario di Palermo, sono gli anni 50, autorita', disciplina e obbedienza sono valori fondamentali, cosi' come l'autorita' della Chiesa il prestigio e l'autorevolezza del Presbitero, su queste basi egli forma la comprensione del suo ruolo ed informa la sua azione.
Comincia ad operare nella Chiesa palermitana fra la seconda meta' degli anni 60 e la prima meta' degli anni 70, a Palermo c'e' ancora la Chiesa di Ruffini ma arriva anche l'eco del Concilio Vaticano II, la Chiesa e' scossa da quello che sta succedendo nel mondo, le Comunita' di base, Lorenzo Milani e tanti altri inaugurano una stagione in cui "l'obbedienza non e' piu' una virtu'" e l'opzione per gli ultimi non e' un optional.

Il giovane Cellini e' abituato a prendere tutto sul serio, forse anche troppo sul serio, il vento del Vaticano II lo spinge verso un cambiamento che non trova molto spazio nella chiesa palermitana di allora.
Cerca aria piu' respirabile a Roma, dove perfeziona gli studi filosofici ed il suo interesse per la psicoanalisi, agli inizi degli anni 90 torna a casa, nel 94 diventa il primo Parroco di San Domenico, negli stessi anni e' lo storico insegnante di religione del Liceo Scientifico. S. Domenico non e' Barbiana ma quasi, un piccolo gregge si raccoglie attorno al Parroco "intellettuale", attorno a colui che ama chiamare Gesu' "Il Maestro di Nazareth".
Per Antonio e' fondamentale l'approccio pedagogico, trasformare una fede spesso derivata dalla tradizione in discernimento, consapevolezza, capacita' di confrontarsi con l'ostacolo principale che ci separa dallo sperimentare la condizione di figli di Dio: l'io. Il cammino della comunita' in questi venti anni e' stato complesso, come in tutte le comunita' periodicamente sono emersi ambizioni, vanita', logiche di potere, invidie, gelosie e pettegolezzo, dovunque nelle chiese le madri chiedono a Gesu' che i figli siedano l'uno a destra e l'altro a sinistra del trono.

Antonio, anche con la fragilita' di un uomo particolarmente sensibile, ha provato a tenere a bada queste spinte, ha provato a costruire comunita', rapporti fraterni, relazioni oneste e trasparenti. Coi limiti di chi tenta di superare la solitudine dei ruoli di guida, ha provato a stoppare la tendenza, di molti, ad usare la Chiesa per i propri comodi, di chi vuole sottrarsi alla necessita' di una relazione in cui ognuno deve rendere conto all'altro.

Molti si sono avvicendati in ruoli e funzioni, al Parroco rimaneva il cruccio di seminare all'acqua e raccogliere al vento, di vedere i giovani che, esauriti gli obblighi sacramentali, cercavano altri interessi, ha provato ostinatamente ad imporre regole, anche leggere, in una realta' sempre piu' insofferente verso qualsiasi regola.

A San Domenico, cosi' come in tutto le chiese, anche se con vicende alterne, la Parrocchia e' stata vicina ai poveri, agli ammalati, agli anziani, si e' presa cura del supporto educativo a quei bambini che non lo potevano avere dai genitori, ha rappresentato un punto di riferimento, un luogo sano in cui costruire relazioni positive tra i giovani e le famiglie, in ultimo con l'associazione sportiva, il cinema, il coro, la musica ed il teatro popolare. Dentro San Domenico abbiamo sperimentato anche l'approccio a quella che Paolo VI considerava la piu' alta forma di carita': la Politica, quella con la P maiuscola, quella che prova a cambiare veramente le cose ad essere onestamente al servizio, senza alcun tornaconto, in particolare dei piu' deboli.

La comunita' parrocchiale diede un contributo importante alla costruzione di "Un progetto per Bagheria" , a quell'esperienza amministrativa costruita sull'entusiasmo, sulla generosita', ma anche su illusioni ed aspettative che hanno generato delusione e spirito di rivalsa, in particolare tra chi coltiva aspirazioni a ruoli particolari e riteneva un diritto l'avere qualcosa per se stesso, in cambio dell'impegno profuso. In quegli anni, nei locali dell'Opera Pia, si e' dato piu' spazio alla Parrocchia e, grazie anche alla generosa donazione di una fedele, si sono costruite le condizioni per la definizione di un progetto che poi si e' concretizzato col finanziamento della CEI e con la realizzazione della nuova Chiesa.

Questa, cosi' come quella amministrativa, e' stata un'esperienza complessa e travagliata, realizzata sicuramente grazie alla donazione, anche se altre donazioni non hanno avuto uguale esito; qui lo Spirito e la Provvidenza hanno dato una mano, come sempre servendosi di uomini a cui e' stata data la possibilita' di sperimentare gli onori della Domenica delle palme e gli oneri del Golgota, come capita a tutti quelli che si mettono alla sequela del Maestro di Nazareth. A 75 anni e' naturale che si abbia diritto a piu' tempo per riepilogare, per riflettere, per coltivare quell'ascetismo che tanto fascino esercitava su Antonio, e' cosa buona e giusta che la guida della comunita' sia supportata dall'energia, dalla cognizione dei tempi e dalla visione del futuro di uno quarentenne.

Ad Antonio va il mio saluto affettuoso e fraterno ed il ringraziamento per avere donato a me ed a tutta la comunita' una guida spirituale autorevole, onesta e leale, a Padre Pierre Kouadio la mia disponibilita' a continuare a dare un contributo alla costruzione della comunita', il mio augurio di portare avanti, con forza e determinazione, il lavoro sin ora svolto da un uomo burbero e pessimista, ma coerente, disinteressato e generoso come pochi.

Novembre 2015  Pino Fricano



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